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CAVERTA - il DdL scellerato che stava per permettere la riapertura delle cave

Luca De Matteis
Luca De MatteisRedazione Informare
26 settembre 20253 min di lettura

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CAVERTA - il DdL scellerato che stava per permettere la riapertura delle cave

Indice (2)

  • 1Il DDL regionale n.458/2025
  • 2Le osservazioni del Comitato “No Cave”

Prima che le due conferenze dei servizi bocciassero definitivamente i due progetti di riapertura delle cave nascosti dalla dicitura ‘riqualificazione ambientale’, noi di Informare eravamo andati a chiedere al Presidente della Giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca cosa stesse succedendo date le preoccupazioni dei cittadini.

La sua risposta? “Deve domandare a qualcuno cose di cui è a conoscenza”. A noi cronisti di Informare è sembrato molto strano, soprattutto dal momento in cui lui stesso era tra i proponenti di un Disegno di Legge n.458/2025 intitolato “Disposizioni in materia di estrazione dai corsi d’acqua, riqualificazione delle cave e contributi e polizze per attività estrattiva. Modifiche alla legge regionale n.54/1985”. Insieme al Presidente De Luca, i proponenti erano anche il Vicepresidente Fulvio Bonavitacola e l’Assessore Antonio Marchiello.

Ma di cosa trattava il DdL regionale in questione?

Il DDL regionale n.458/2025

Il DdL n. 458/2025 sostanzialmente voleva modificare la legge regionale n.54/1985 che disciplinava in materia delle attività estrattive rendendolo meno stringente nei controlli e nelle tutele ambientali. L’obiettivo dichiarato era quello di rendere più competitivi i costi delle attività estrattive in Campania rispetto alle regioni limitrofe. Ma ce n’è davvero bisogno? Un territorio non solo già martoriato dalle cave nel corso degli anni, ma in cui il fabbisogno abitativo non risponde assolutamente a necessità di costruire nuove abitazioni.

In ogni caso, andiamo a vedere nello specifico gli aspetti più controversi:

  • L’art. 3 prevedeva concessione a ditte tramite bando pubblico per “riqualificazione” con possibilità di estrazione. Insomma, un tentativo di greenwashing dell’estrazione massiccia delle cave che si sarebbe ben visto nei due progetti General Sindes e Cava Mineraria;
  • L’art. 5 prevedeva l’acquisizione da parte della regione di cave abbandonate/abusive/dismesse e riassegnate tramite concessione, oltre alla previsione di conferimento di materiali esterni (da opere pubbliche) per ritombamento. Anche questo aspetto – guarda caso – era previsto nei due progetti bocciati in questi giorni;
  • L’art. 7 permette autorizzazioni anche senza aggiornamento del PRAE (fermo al 2006), proprio quest’ultimo infatti evidenziava i due progetti delle due cave in zona ZAC (Zona Altamente Critica già soggetta a massiccia estrazione nel passato, nel quale per il PRAE non si può più estrarre) ma quest’ultimo aspetto ovviamente non è citato nel DdL;
  • L’art. 8 prevedeva la possibilità di delocalizzare l’attività di cava in nuove aree (min. 5 ettari) anche in “Aree di Riserva”;

In tutto ciò, tutta la disciplina legislativa sembra concentrarsi solo ed esclusivamente sull’estrazione calcarea, sembrando essere ritagliata specificatamente su determinati territori in cui il calcare è presente (quello casertano in primis).

Le osservazioni del Comitato “No Cave”

Oltre alle criticità già citate, evidenti già da una prima lettura del DDL n. 458/2025, anche il Comitato civico “No Cave” aveva già evidenziato vari problemi: il rischio di nuove estrazioni mascherate dai recuperi; l’aggressione selettiva sulla provincia di Caserta, la più colpita dalle cave e dall’estrazione calcarea; la mancanza di coordinamento con i vincoli paesaggistici e con il PPR.

E in tutto ciò evidenziavano persino dei vari profili di rischio incostituzionalità: l’art. 9 della Costituzione che parla della tutela del paesaggio e dell’ambiente, l’art. 32 della Costituzione che tutela la salute della collettività, l’art.41 della Costituzione che evidenzia come le economie private e pubbliche debbano essere coordinate a fini sociali e ambientali, l’art. 117 della Costituzione che stabilisce la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni (quindi, in questo caso, quella ambientale allo Stato e quella in materia di attività estrattive alla Regione).

Leggi anche: CAVERTA: vogliono riaprire le cave a Caserta?

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  • #Regione Campania
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