
Prima che le due conferenze dei servizi bocciassero definitivamente i due progetti di riapertura delle cave nascosti dalla dicitura ‘riqualificazione ambientale’, noi di Informare eravamo andati a chiedere al Presidente della Giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca cosa stesse succedendo date le preoccupazioni dei cittadini.
La sua risposta? “Deve domandare a qualcuno cose di cui è a conoscenza”. A noi cronisti di Informare è sembrato molto strano, soprattutto dal momento in cui lui stesso era tra i proponenti di un Disegno di Legge n.458/2025 intitolato “Disposizioni in materia di estrazione dai corsi d’acqua, riqualificazione delle cave e contributi e polizze per attività estrattiva. Modifiche alla legge regionale n.54/1985”. Insieme al Presidente De Luca, i proponenti erano anche il Vicepresidente Fulvio Bonavitacola e l’Assessore Antonio Marchiello.
Ma di cosa trattava il DdL regionale in questione?
Il DdL n. 458/2025 sostanzialmente voleva modificare la legge regionale n.54/1985 che disciplinava in materia delle attività estrattive rendendolo meno stringente nei controlli e nelle tutele ambientali. L’obiettivo dichiarato era quello di rendere più competitivi i costi delle attività estrattive in Campania rispetto alle regioni limitrofe. Ma ce n’è davvero bisogno? Un territorio non solo già martoriato dalle cave nel corso degli anni, ma in cui il fabbisogno abitativo non risponde assolutamente a necessità di costruire nuove abitazioni.
In ogni caso, andiamo a vedere nello specifico gli aspetti più controversi:
In tutto ciò, tutta la disciplina legislativa sembra concentrarsi solo ed esclusivamente sull’estrazione calcarea, sembrando essere ritagliata specificatamente su determinati territori in cui il calcare è presente (quello casertano in primis).
Oltre alle criticità già citate, evidenti già da una prima lettura del DDL n. 458/2025, anche il Comitato civico “No Cave” aveva già evidenziato vari problemi: il rischio di nuove estrazioni mascherate dai recuperi; l’aggressione selettiva sulla provincia di Caserta, la più colpita dalle cave e dall’estrazione calcarea; la mancanza di coordinamento con i vincoli paesaggistici e con il PPR.
E in tutto ciò evidenziavano persino dei vari profili di rischio incostituzionalità: l’art. 9 della Costituzione che parla della tutela del paesaggio e dell’ambiente, l’art. 32 della Costituzione che tutela la salute della collettività, l’art.41 della Costituzione che evidenzia come le economie private e pubbliche debbano essere coordinate a fini sociali e ambientali, l’art. 117 della Costituzione che stabilisce la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni (quindi, in questo caso, quella ambientale allo Stato e quella in materia di attività estrattive alla Regione).
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