
Nella mattinata di oggi, 18 settembre, presso il Genio Civile di Caserta, si è tenuta una conferenza dei servizi istruttoria sul progetto della cava General Sindes. Moltissime le associazioni ambientali, civiche e cittadine presenti come uditori e grande partecipazione di singoli cittadini. L’intervento da parte della “SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA BELLE ARTI E PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI BENEVENTO E CASERTA” e della Reggia di Caserta (in cui rientra la gestione dell’Acquedotto Carolino Patrimonio Unesco), esplicita che se ci deve essere riqualificazione non ci può essere alcuna estrazione. Il progetto è stato verbalizzato come IMPROCEDIBILE.
Oltre 2 milioni di metri cubi da scavare in 8 anni. È ciò che prevedeva il “Programma di dismissione e recupero ambientale di un’area di cava località Provine Pioppi”, presentato dalla società General Sindes S.P.A. Come già spiegato nel precedente articolo-inchiesta, la dicitura “Recupero ambientale” prevedeva in realtà un’altra estrazione e ritombamento. Tutto ciò nel contesto cittadino di Valle di Maddaloni e Garzano (frazione di Caserta), i cui cittadini sono estenuati oramai dalle cave già attive e presenti che azionano il traffico di decine di camion quotidianamente.
Per non citare anche le possibili complicazioni ambientali e salutari che preoccupano i cittadini casertani, già avvezzi alla tematica. Dopotutto, la provincia di Caserta è un territorio che presenta una concentrazione di cave tra le più alte al mondo: sono ben 448 le cave attive, dismesse, abusive o abbandonate. Ma, allora, di cosa si è discusso in conferenze di servizi regionali considerati tutti i vincoli insistenti su queste aree? Ne abbiamo parlato con l’avv. Iolanda Coscia del Comitato Civico ‘No Cave’. Con lei abbiamo ricostruito il caso di questa specifica cava a ridosso tra Garzano (comune di Caserta) e Valle di Maddaloni.
Ci racconta l’avv. Coscia: «Era subito dopo la metà di luglio, quindi intorno al 20 luglio, perché già si erano tenuti due incontri di questa conferenza di servizi istruttoria per il ‘Programma di dismissione e recupero ambientale della cava sita in località Provine Pioppi’ presentato dalla General Sindes S.P.A. ai sensi dell’art. 28 delle norme di attuazione del PRAE».
Ma che cos’è il PRAE e di cosa parla l’art. 28? Il Piano Regionale di Attività Estrattive è un documento approvato dalla Regione Campania nel 2003 che, dopo anni e anni di abusi su questo tema, dettava delle linee guida da seguire per le attività estrattive in Campania.
L’art. 28, per di più, indicava come si dovesse operare in Zone Altamente Critiche, tra le quali era già inserita la cava 61022/18 Provine Pioppi come ZCR C2, come classificato dal PRAE 2003. Il vincolo ZAC per questa specifica cava verrà poi continuamante omesso nelle documentazioni degli ultimi anni, dopotutto l’articolo in questione specifica che queste specifiche cave ricadenti in ZAC andassero dismesse già da tempo: “Le zone altamente critiche sono aree di crisi […] che comprendono cave per le quali è prevista la dismissione controllata dell’attività estrattiva da attuarsi entro il termine di scadenza dell’autorizzazione e, comunque, entro il termine massimo di 24 mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore del PRAE […] prorogabile per non più di 3 anni”. Essendo il PRAE stato approvato nel 2003 la cava doveva essere già dismessa entro il 2005 o con una proroga al massimo al 2008.

D’altronde, soprattutto nel territorio di Caserta, questo Piano viene puntualmente derogato e, probabilmente, è anche questo il caso. Di fatti ci sarebbero tanti altri vincoli presenti. L’avv. Coscia ce lo specifica: «La particella 46 è gravata da uso civico pascolo o bosco. E il comune di Valle di Maddaloni, unitamente al Comitato ‘No Cave’, ha dichiarato in sede di conferenza di servizi la netta contrarietà a concedere la particella numero 46 per compiere quindi queste operazioni estrattive». Proseguendo: «È indicato che c’è un rischio idrogeologico R4 (rischio frana molto elevato, NdR). Rientra anche nella Buffer Zone Unesco dell’Acquedotto Carolino: ci sono i torrini ancora oggi fondamentali per l’acquedotto perché vengono utilizzati per l’ispezione delle acque e sono tutelati dalla Sovrintendenza».
L’avvocata mette in guardia la cittadinanza anche su altri rischi potenziali: «A circa 700 metri di distanza da quel sito ci sono i pozzi comunali che sono l’unica fonte di approvviggionamento idrico autonomo del Comune di Valle di Maddaloni. Ci sarebbe un rischio potenziale altissimo di inquinamento delle falde acquifere, perché nel progetto si parla di possibilità di utilizzo di materiale esplosivo per cavare. Il materiale calcareo è poroso e non è prevista solo l’estrazione di materiale calcareo ma anche il ritombamento con materiale di risulta».
Nonostante ciò che ci dichiara Iolanda, la relazione geologica evidenzia che non sono presenti pozzi o sorgenti nell’area immediatamente circostante la cava. Per non citare poi la situazione attualmente esistente: «Un altro problema è il traffico veicolare massiccio derivante dal transito di carovane di camion che viaggiano sempre a velocità sostenuta, carichi sia in entrata che in uscita dalle cave, che mettono a serio rischio l’incolumità degli automobilisti. Si sono già verificati episodi di ribaltamento dei suddetti camion. Perché ci sono già una o due cave che già sono aperte attualmente e il Comitato ha presentato un’istanza di sollecito di pronto intervento per disciplinare il traffico massiccio della strada Valle-Caserta».
L’avv. Coscia ci aiuta anche a ricostruire parte della storia della cava in questione: «Negli anni ‘90 la ditta precedente (d’Agostino) che aveva in proprietà quei suoli ricadenti nella località Provine Pioppi sconfinò: aveva avuto l’autorizzazione solo per estrarre sulla cava ubicata sul territorio di Caserta quindi a confine con Valle, sconfinò e ha creato già un danno. La cava che c’è è abusiva e lo dice l’autorità giudiziaria perché c’è stata una sentenza che ha statuito che la ditta d’Agostino aveva sconfinato. Poi siamo stati anche beffati perché fece domanda di dilazione del pagamento pagò una tranche e poi ha dichiarato fallimento».
Il progetto della cava General Sindes venne presentato nel febbraio del 2024, corredato da relazione tecnica e geologica. Citando i numeri: una superficie di circa 93mila mq e una escavazione prevista di 2.327.349 metri cubi in 8 anni (circa 291mila mc all’anno). Nel progetto era già evidenziato come l’area fosse già interessata da attività estrattiva in passato e come rientrasse in un’area a rischio frana molto elevato (R4), per il quale dovrebbe esprimersi l’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino meridionale. Tutti questi dubbi sarebbero stati esposti anche nelle varie conferenze dei servizi istruttorie, svoltesi tra luglio e agosto 2025.
Tuttavia, ci sono delle evidenti anomalie procedurali: l’assenza di enti fondamentali come l’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino meridionale (che invece dovrebbe esprimersi proprio sul vincolo idrogeologico R4) e ARPAC – Dipartimento Provinciale Caserta, i ritardi nel rilascio dei certificati di destinazione urbanistica completi e la necessità di chiarimenti sui vincoli paesaggistici e sull’uso civico. Oltre al vincolo delle aree percorse dal fuoco (ex art. 10 L. 353/2000) sul quale i Comuni devono ancora produrre la cartografia degli incendi 2017. Per di più, nelle sedute di conferenza è emersa anche la necessità del parere della Reggia di Caserta, ente gestore del Bosco di San Silvestro e dell’Acquedotto Carolino, riconosciuto sito UNESCO.
Proprio su quest’ultimo punto è arrivata la presa di posizione più netta: nella seduta del 05/08/2025, il Sindaco di Valle di Maddaloni Francesco Buzzo, nella scheda di osservazioni ufficiale, ha dichiarato:
«L’Amministrazione Comunale di Valle di Maddaloni, in persona del sindaco p.t., preso atto della volontà dell’intera cittadinanza di opporsi fermamente al progetto presentato dalla società General Sindes relativamente all’ipotesi che prevede l’uso delle particelle n.46 foglio 5, con la presente esprime il DINIEGO DI CONCESSIONE della citata particella n.46 foglio 5 di proprietà del Comune di Valle di Maddaloni».
Una posizione che, di fatto, ha messo un primo ostacolo politico e giuridico decisivo all’intero iter.
Ma come è possibile tutto ciò? Sembrerebbe essere reso possibile da un Disegno di Legge che sta per essere discusso alla Regione e che vede delle modifiche in materia di attività estrattive meno stringenti rispetto al passato.
di Luca De Matteis e Gianrenzo Orbassano
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...