
Corpo Diplomatico, Coltivatori Diretti, Compact Disc, Consiglio Direttivo, Consiglio di Dipartimento! C’è tutto. Un unico “acronimo” per dire tanto.
La scrittura e la comunicazione sono pieni di acronimi, che troppo spesso vorrebbero dire tutto riassumendolo, ma che alla fine non dicono nulla. Basta ascoltare o leggere l’acronimo per arrendersi, disarmati, al nulla di significativo.
Eppure, a rigore, di acronimo non si tratterebbe o, meglio, potrebbe non essere tale. Correttamente si dovrebbero definire come inizialismi. La comunicazione è pervasa da inizialismi, non necessariamente così sintetici, con qualche piccola eccezione, che comunque non ci fanno capire nulla, ma che sono finalizzati a nascondere nella brevità sintetica questo nulla. Inizialismi potrebbero essere anche i titoli più comuni, come: Dott., Prof., On., ecc.
Si inizia e si presenta il titolo per arrivare dove con la sintesi? La presunzione, in senso letterale, dovrebbe essere quella di trasmettere una competenza, che, con l’acronimo, si dà per scontata. Poi, il resto, non ha importanza. Appunto è un ecc. o, in alternativa, un Ecc., la differenza la farebbero le minuscole e le maiuscole.
Potremmo assestare la riflessione, per cercare di capire se si tratta di Eccellenza o di eccetera, scegliendo la direzione verso cui ci incamminiamo, verso il senso che vogliamo cercare. Ma, molto spesso, non è facile distinguere tra ecc. e Ecc., anche perché di eccellenze in giro non se ne vedono molte, per cui, a seguire, troviamo più facilmente puntare all’eccetera.
Cosa sarebbero le eccellenze? Soprattutto ci si dovrebbe chiedere in cosa lo sono? I più, parlando di eccellenza, potrebbero essere colti dal ADHD, tecnicamente definito come disturbo dell’attenzione, visto che dopo l’incipit, segue sommariamente eccetera. Eccetera segue qualcosa.
Un qualcosa che abbia senso, ma il senso diviene sempre piu’ difficile da trovare, andando al “prima,” dove, molto spesso, ci imbattiamo nel nulla. Parole confuse, disquisizioni sconnesse, definizioni inconcludenti, nel migliore dei casi. Meglio arrendersi all’ADHA.
Il peggiore dei casi che ci porta alla resa è da ricondurre alle trastole di ogni tipo, che mascherano gli inizialismi e anche gli ecc. Necessarie trastole in senso stretto, ovvero di traffici corruttivi, che si servono dell’eccetera, ma anche in senso analitico, ovvero di confusione ed inconsistenza di ciò che si dice e di ciò che si pensa, soprattutto da parte di chi non ha le idee chiare.
Sarà il caldo afoso di quest’estate, che ci distoglie dalla ricerca di un acronimo significativo, che ci consenta di capire…….. eccetera, eccetera, eccetera!
Il deserto cognitivo fa il paio con il deserto ecologico, potremmo concludere, in questo nostro tempo. Come le risorse naturali vengono da una natura, sana ed ecologicamente tutelata, su cui sono legittimi tanti dubbi, così le risorse cognitive dovrebbero venire da un sistema sano di formazione e di comunicazione, oltre che di azione. Ma anche su questo sono incontestabili i dubbi.
Allo stesso modo dovremmo aspirare alla rigenerazione dei saperi, per essere all’altezza del nostro tempo, per evitare che si parli troppo e senza reali azioni risolutive, di rigenerazione naturale, urbana e, perché no, sociale. Entro il 2050 la plastica abbandonata negli oceani potrebbe superare il peso dei pesci! Entro quello stesso anno, l’ignoranza potrebbe divorare tutto il sapere.
Iniziamo senza ecc.
Proporrei un eco bonus cognitivo ed etico, chi sa se ci sono i fondi del PNRR?
Chiediamo ai CD?
di Annamaria Rufino
docente di Sociologia giuridica della devianza e del mutamento sociale
all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”
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