
Il nuovissimo film di Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”, ha suscitato nella mente di tanti giornalisti e del pubblico cinematografico un pensiero: il cinema italiano non è più in crisi. È davvero così?
La prima domanda che bisogna porsi per analizzare un meccanismo guasto è: come funziona? La realizzazione di un’opera cinematografica è un processo tortuoso che può impiegare anni di duro lavoro. Ha inizio con lo “Sviluppo”:
Successivamente la realizzazione continua con una fase poco conosciuta e intermedia: la “Pre-produzione”. Questa consiste in due processi paralleli: da un lato lo spoglio della sceneggiatura, il momento in cui dialogano lo sceneggiatore con il regista o l’aiuto-regista per concordare un adattamento dell’opera scritta in fotogrammi; dall’altro la visione del progetto da parte dei produttori e l’approvazione. È perciò importante sottolineare che la lavorazione del progetto non ha davvero inizio se i produttori non approvano.
Hanno davvero inizio i lavori per tutti con la “Lavorazione”, il cuore della realizzazione: sopralluoghi, scenografie, costumi, riprese e sviluppo della pellicola. È pronto il film dopo l’ultimo processo: la “Post-produzione”. Si tratta del montaggio, del doppiaggio, dell’aggiunta della colonna sonora e degli effetti sonori. Infine, le ultime due fasi: il “Marketing” e la “Distribuzione”.
Questo processo ha funzionato per i film prodotti in Italia? Nel 2022 nella top ten dei maggiori del botteghino italiano non c’è nemmeno un film italiano, infatti il primo film di produzione italiana nella classifica si trova alla 12esima posizione ed è “Me contro Te, Il film – Il mistero della scuola incantata” con 5 milioni d’euro di incasso. Nello stesso anno per l’Italia l’industria cinematografica ha fruttato 306 milioni d’euro, una cifra ridicola.
Nel 2023 è stato un anno speranzoso apparentemente: il cinema in Italia ha guadagnato 496 milioni d’euro e nella top ten il primo film è italiano: “C’è ancora domani” con 33 milioni d’euro. Tuttavia, basta un film, un evento unico per trascinarci in un’euforia e un entusiasmo di massa per il ritorno del cinema italiano? Nella stessa top ten i film precedente è “Barbie” con 32 milioni al botteghino e 9 film su 10 sono stranieri.
È pressoché impossibile operare un paragone con gli USA o il Regno Unito se pensiamo che un film americano ha come budget dai 150 ai 300 milioni di dollari negli ultimi anni e in Italia l’intero cinema nel 2022 ha guadagnato poco più di 300 milioni d’euro.
Occupiamoci dei nostri vicini: Francia e Germania. Il botteghino francese nel 2023 ha guadagnato 2 miliardi d’euro e nella top ten incassi sono presenti due film francesi: “Astérix et Obélix: l’Empire du Milieu” con 46 milioni di incasso e “Alibi.com 2” con 36 milioni. Invece in Germania nel 2023 il botteghino ha ricavato 860 milioni d’euro. Le cause di questo squilibrio?
I produttori italiani sono ciechi, poco lungimiranti e commettono da anni sempre gli stessi errori: si basano su vecchi successi, per la maggior parte commedie, e non scommettono su progetti originali e su film d’autore, se non con registi affermati come Sorrentino. L’arte del cinema (italiano) è stata resa merce e il confine tra industria e opera d’arte non esiste più. Un metodo, quello dei produttori, naturalmente fallimentare e simbolo di assoluta mancanza di originalità. Ne è la prova la nomenclatura degli utili film italiani a partire dal 2006: “Il giorno più bello” (2006), “Il giorno più bello” (2016), “Il giorno più bello del mondo” (2019), “Gli anni più belli” (2020), “Il giorno più bello” (2022), “I migliori giorni” (2023). Ovviamente tutte commedie. E forse tutto ciò ha fatto allontanare il pubblico italiano dal grande schermo.
I maggiori incassi di film italiani della storia del cinema italiano sono per lo più commedie (di Checco Zalone) e il film più visto “Quo vado?” ha guadagnato 53 milioni, una cifra per una classifica estesa a tutti gli anni risulta esigua. Il pubblico italiano, perciò, non è interessato al cinema? Oppure non è più interessato ai film che non siano commedie?
Film come “Pane, amore e fantasia”, che nel 1953 è stato campione d’incassi, o come i Western di Sergio Leone degli anni 60/70 o ancora tutti i film che adattano i grandissimi romanzi italiani, come “il giorno della civetta”, sono la testimonianza di come film audaci, fuori dagli schemi e poco industriali possano fare successo. Eppure, sembra che dopo gli anni ’80, con i cinepanettoni e le commedie, e gli anni ’90, con un ambiente televisivo e dello spettacolo che incentivava sempre di più il trash, con programmi come “Non è la Rai”, la frivolezza e il poco impegno autoriali siano prevalsi.
Infine, le distribuzioni s’interessano solo e unicamente a film, per lo più americani, con incassi assicurati o a film italiano con sussidi e finanziamenti statali per non andare in perdita: film italiani come “Nostalgia” promettenti e di qualità non vengono valorizzati e distribuiti come un qualsiasi film americano. L’arte del cinema, oltre ad essere stata mercificata e industrializzata dai produttori, è stata barattata per la garanzia di guadagno al botteghino dalle distribuzioni.
La domanda sorge spontanea: come si fa a scommettere su un’opera originale e allo stesso tempo fare successo al botteghino? Non sempre qualità della pellicola e guadagno monetario vanno di pari passo. Nell’ultimi anni il trend è chiaro: la chiave per un successo su entrambi i fronti, non è lo “Star Sistem” né tanto meno uno brand forte, è un evento mediatico e social forte, come il “Barbienheimer” di luglio o il clamore mediatico di Paola Cortellesi di fine ottobre.
In conclusione, il cinema tutto ha un problema, ma in Italia siamo di fronte una crisi assoluta da anni e al grande pubblico bastano i casi singoli di grandi successi come “C’è ancora domani” o “La mano di Dio” per ignorare il problema. In realtà non sono abbastanza casi singoli, sporadici e isolati pe trascinare un intero settore. Ne è testimonianza la chiusura sempre più frequente di cinema storici, come l’Odeon di Milano: tra il 2021 e il 2023 sono state chiuse quasi 500 sale e a nessuno è importato.
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