
Sarebbe bastato arrivare in finale a Pechino per scalare la classifica del ranking mondiale e piazzarsi al quarto posto dalla prossima settimana. Jannik Sinner ha voluto però strafare, battendo Daniil Medvedev nella finale del torneo Atp 500 cinese nonostante tutti i pronostici sfavorevoli della vigilia. Non si tratta della prima vittoria di prestigio per il tennista italiano, che nello scorso agosto vinse il suo primo titolo 1000 a Toronto. Ma è sicuramente il successo di oggi a confermare l’ingresso dell’altoatesino tra i grandi del tennis mondiale. Successo che potrebbe dare il via ad una nuova pagina in questo sport per l’Italia.
Jannik Sinner ha intrapreso un percorso di crescita straordinario negli ultimi dodici mesi. A cominciare dalla sconfitta ai quarti di finale dello Us Open 2022 contro il talento prodigio Carlos Alcaraz, poi campione del torneo. Considerando altri risultati importanti, tra cui la finale di Miami persa contro lo stesso Medvedev all’inizio del 2023, la semifinale di Wimbledon giocata contro Novak Djokovic. Senza tralasciare, poi, le vittorie recenti degli Atp 1000 di Toronto e 500 di Pechino, arrivate a distanza di quasi due mesi l’una dall’altra.
Sulla carta il primo posto in Canada porta più punti, ma è il trionfo in Cina a restituire certezze e a cestinare una volta per tutte dubbi e perplessità sull’altoatesino che, fino a poche settimane fa, svolazzavano nelle menti dei suoi detrattori più convinti. Questi ultimi avevano definito il successo di Toronto “agevolato dal calendario favorevole”. Sinner in quell’occasione sfidò in finale l’australiano De Minaur, attuale numero dodici del mondo.
Nella metropoli cinese, però, il tennista italiano ha incrociato e battuto veramente i più forti. Cinque vittorie su cinque, dieci set vinti e due persi, tra l’altro lasciati agli avversari meno quotati, Evans e Dimitrov. In semifinale e in finale ha battuto Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev, rispettivamente secondo e terzo del ranking, regalando quasi niente e dando sempre l’impressione che avrebbe portato a casa senza troppi patemi entrambi i match. Così è stato. E l’aver battuto per la prima volta il russo senza sconti o alcun tipo di concedimento, peraltro su una superficie a lui super favorevole, dimostra ancora di più il salto di qualità compiuto da Sinner, migliorato notevolmente sul servizio (suo tallone d’Achille) e sulle palle corte.
Ma è la stabilità mentale l’elemento che continua ad impressionare. Uno dei suoi punti di forza anche quando non è al top della condizione o quando la percentuale di errori durante una partita è abbastanza alta. L‘altoatesino ha una straordinaria abilità nel giocare ogni punto come se fosse il primo, mai pensando a sbagli o forzature precedenti. Ecco, dunque, i motivi per cui la vittoria di Pechino potrebbe valere tanto per i prossimi mesi, a livello soprattutto morale, in vista dell’Australian Open, primo Slam dell’anno.
Con la vittoria dell’Atp di Pechino, ora Sinner sa che migliorare quel numero quattro nella classifica mondiale, best ranking raggiunto in Italia soltanto da Panatta negli anni Settanta, è “un’impresa possibile”. Negli ultimi anni le redini tennistiche del nostro paese sono state affidate a Matteo Berrettini e Fabio Fognini, gli unici italiani ad entrare nella top ten del ranking oltre all’altoatesino se escludiamo la categoria femminile, almeno nel nuovo secolo. Berrettini è addirittura arrivato a giocarsi il titolo nella finale di Wimbledon del 2021. Ma prima di loro quasi il vuoto.
Oggi lo scenario sembra essere mutato: nella penisola il tennis attrae un numero di sportivi maggiore rispetto al passato. Ciò potrebbe derivare dal grande exploit degli italiani. Oltre a Sinner, Berrettini e Fognini, ormai a fine carriera, Lorenzo Musetti e Matteo Arnaldi sono entrati prepotentemente nei primi 50 del mondo. Il primo è 18°, il secondo al numero 48. I prossimi anni si prospettano dunque rosei per il rapporto tra il tennis e l’Italia. Nel frattempo, però, Jannik ha già scritto la storia.
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