
La Procura della Corte dei Conti della Campania ha portato alla luce una cifra di oltre 283 milioni di euro di affitti non riscossi dalle casse del Comune di Napoli. Questo disastroso scenario è stato il risultato di anni di “mala gestio”. Una gestione negligente e poco efficiente del vasto patrimonio immobiliare residenziale e commerciale della città.
Il lavoro dei magistrati contabili Ferruccio Capalbo e Davide Vitale va avanti da tempo. Negli ultimi mesi sono già stati sentiti dirigenti ed ex dirigenti del comune e di Napoli Servizi, la società pubblica che si occupa di gestire il patrimonio immobiliare comunale. La prima difficoltà è stata capire quanti sono effettivamente gli spazi del comune, quali sono stati dati in affitto e a che prezzo. Dalla ricognizione sono emersi molti problemi. Ci sono casi di negozi nel centro storico affittati a canoni irrisori, altri di cui nel tempo si è perso il nome dell’affittuario.
«È dipeso da anni di assoluta distrazione, per essere bravi, che hanno avuto tutte le amministrazioni, anche precedenti a quella attuale, sulla gestione del patrimonio. Che è stata sempre una gestione caratterizzata dal clientelismo e da scelte che venivano condizionate ovviamente dalla politica». Spiega Luigi Rispoli, vicepresidente di Fratelli d’Italia a Napoli, a ilSud24.it.
«Oggi – aggiunge – viene a maturarsi un’inchiesta che è partita qualche anno fa, quando ancora il sindaco era De Magistris. Tant’è vero che uno dei destinatari di questi provvedimenti è proprio il suo ex capo di gabinetto, Auricchio, oggi al commissariato di governo per Bagnoli, purtroppo».
Recuperare i soldi arretrati è una delle promesse fatte dal sindaco Gaetano Manfredi con il cosiddetto “Patto per Napoli” firmato alla fine del 2021. Un accordo tra l’amministrazione e l’allora governo di Mario Draghi per evitare il fallimento del comune grazie a un aiuto economico da 1,3 miliardi di euro, concesso dallo Stato.
La situazione finanziaria del Comune è già precaria e i fondi ultramilionari del “Patto per Napoli” sono condizionati proprio alla corretta gestione del patrimonio immobiliare. Le segnalazioni della magistratura contabile hanno però avuto un effetto deterrente: il modus operandi dell’amministrazione si è modificato, scongiurando il perpetuarsi del danno.
Dagli accertamenti della Polizia Municipale è emerso che molte delle società locatarie, a cui la “Napoli Servizi” ha tentato invano di notificare le morosità, hanno dichiarato bancarotta. Perdendo così i crediti. I locali, però, sono stati nel frattempo occupati da altri soggetti, anche imprenditori noti, che non hanno mai versato un euro nelle casse del Comune.
Negozi, attività commerciali, istituti religiosi, partiti ma anche tantissimi semplici cittadini suddivisi tra alloggi di edilizia residenziale pubblica e alloggi di proprietà comunale. La Procura contabile ha pure messo in evidenza un aspetto della vicenda legato alla sleale concorrenza tra commercianti. Chi ha avuto la possibilità di esercitare il commercio in un locale comunale per il quale non pagava l’affitto ha occupato una posizione di vantaggio rispetto a chi invece versava il pigione.
Lo scorso novembre, la stessa procura contabile, aveva rilevato come la mancata riscossione dei canoni d’affitto avesse prodotto un ammanco da 133 milioni di euro. In quell’occasione era stato notificato l’invito a dedurre alla preside di una scuola e ad altri sei funzionari del Comune e della società Napoli Servizi in relazione a un danno erariale da 92.349 euro. Per gli inquirenti, i funzionari comunali sono colpevoli di: «non avere mai contestato i ritardi clamorosi della Napoli Servizi in sede di riscossione. Consentendo l’accumulo nel tempo di una ingente e stratosferica morosità».
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