
Esiste una demarcazione tra critica sociale e cattivo gusto?
Tutto il mondo, dopo decenni di anni di guerra tra Israele e Palestina, all’attacco di Hamas del 7 ottobre ha reagito chi in un modo chi in un altro. Non è da meno il periodico britannico di Manchester “The Guardian” tramite una vignetta satirica di uno dei suoi storici disegnatori, Steve Bell.
Una vignetta dai toni chiaramente satirici e provocatori, dove viene raffigurato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che intima i Palestinesi ad abbandonare la striscia di Gaza: per alcuni legittimo e conforme alla definizione di satira, per altri ai limiti dell’antisemitismo. Il giornale inglese ha licenziato il vignettista dichiarando della presenza di una scadenza di contratto peccando di un pessimo tempismo quantomeno spiacevole e fraintendibile.
Noi spettatori non saremo mai in grado di accertarci della verità, tuttavia è interessante interrogarsi su quale possa essere il confine da non superare per trasformare la satira in diffamazione e cattivo gusto. La satira è “un genere della letteratura, delle arti e della comunicazione caratterizzata dall’attenzione critica dei vari aspetti della società mostrandone le contraddizioni”. Non può dunque esistere satira non impegnata politicamente. Chi è satirico è di conseguenza scomodo e pungente, ma non volgare o fuori luogo: il vero satirico sa bene dove e come colpire con sagacia e con efficacia.
La volgarità è il pretesto principe con cui i tromboni – dichiara Luttazzi, comico e scrittore italiano – in tutte le epoche hanno cercato di tappare la bocca alla satira. La satira non è volgare, è esplicita. Ma come fare a stabilire in maniera oggettiva cos’è volgare e cos’è esplicito?
Qual è la (sottile) distinzione tra critica sociale e cattivo gusto? Non vi sono criteri oggettivi: ogni società è responsabile della demarcazione tra i due concetti derivata da valori condivisi e principi cardine.
Dunque, a vignetta in questione, fatte queste considerazioni, è necessaria e legittima critica sociale o cattivo gusto e simbolo di antisemitismo?
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