
Il sapore della libertà è diverso. La giornalista de Il Foglio, Cecilia Sala, detenuta in una cella nel carcere di Evin, in periferia di Teheran, in Iran dal 19 dicembre, è arrivata in Italia. Ma facciamo un passo indietro per capire l’evoluzione del caso fino ad oggi. La 29enne si trovava in Iran con un visto giornalistico da otto giorni per raccogliere materiale per il suo podcast “Chora Media”. Tuttavia, il 19 dicembre è stata arrestata dalle autorità iraniane mentre era nel suo albergo. Il 30 dicembre si è fatto sapere che Sala era stata detenuta «per aver violato la legge della Repubblica islamica dell’Iran».
Secondo molti, la genericità delle accuse avrebbero fatto pensare alla volontà del governo iraniano di usare Sala in uno scambio di prigionieri (soprattutto per la liberazione di Mohammad Abedini Najafabadi, l’iraniano arrestato il 16 dicembre a Malpensa su richiesta del governo Usa). Verso la fine dell’anno, la giornalista aveva parlato con la sua famiglia comunicando le modalità di detenzioni molto dure, venendo privata degli occhiali e dormendo in una cella senza materasso e con una luce bianca fissa sempre accesa.
Ventuno giorni di sofferenza, attesa e dolore. Cecilia Sala, nei giorni di prigionia, è riuscita a telefonare a casa solo tre volte, per pochi minuti, una il giorno dopo l’arresto e una il 26 dicembre. Poi, ancora, il primo gennaio. Nella prima alla famiglia e al suo compagno, il giornalista Daniele Raineri, aveva detto di stare bene e di non essere ferita, ma non le è stato permesso di dare altre informazioni.
I suoi genitori le avevano inviato un pacco con dei beni di prima necessità che le è stato consegnato con parecchi giorni di ritardo, all’interno anche una mascherina per coprire gli occhi, dato che la luce in cella non viene mai spenta. L’unica ad aver incontrato la giornalista in carcere è stata Paola Amadei, l’ambasciatrice italiana in Iran, il 27 dicembre 2024. Il primo gennaio c’è stata un’altra telefonata alla famiglia, la terza dove Sala ha raccontato di dormire sul pavimento della sua cella al freddo, con due coperte. E ha detto di essere stata privata anche dei suoi occhiali da vista. All’interno della cella non c’era nulla, nemmeno una branda, e le luci sempre accese.
Ieri però è stato un giorno diverso. Cecilia Sala è arrivata in Italia: l’aereo è atterrato a Ciampino. La 29enne è scesa da sola dall’aereo che l’ha riportata in Italia da Teheran, come si vede in una foto pubblicata sul sito de Il Foglio. Dopo l’abbraccio con il compagno, invia un messaggio vocale ai suoi colleghi. “Ciao, sono tornata”.
Il padre all’Ansa ha affermato: “Sono orgoglioso di lei. Ho pianto soltanto tre volte nella mia vita. Credo che il governo del nostro Paese abbia fatto un lavoro eccezionale. Se mi sente la voce rotta, non vedevo l’orizzonte. Confidavo nella forza di Cecilia”. In un video pubblicato da Chora Media, la mamma della giornalista, Elisabetta Vernoni, esulta: “È libera. Evviva”.
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