
Ad aggiudicarsi la gestione dei centri Italia – Albania per l’accoglienza e trattenimento nei siti di Shëngjin e Gjadër è la cooperativa Medihospes, che ha vinto la gara d’appalto con un’offerta di 133,8 milioni di euro (con un ribasso del 4,9%).
Medihospes gestisce l’80% delle strutture ricettive su Roma. Tale concentrazione in mano a un unico soggetto gestore mina la capacità di controllo da parte della pubblica amministrazione. Questo perché quest’ultima rischia di essere “catturata” dal gestore. Può trovarsi cioè nelle condizioni di non poter fare a meno di questo soggetto, indipendentemente dalla qualità dei servizi che offre.
La centralità di Medihospes a Roma è cresciuta, persino in anni in cui sono state mosse diverse contestazioni in seguito ai controlli ispettivi all’interno dei centri.
Medihospes, che nell’anno (2019) gestiva il 64,3% dei posti disponibili sul territorio, ha subito il 72,7% delle contestazioni. Inoltre, proprio a questo ente gestore è stata comminata la quasi totalità delle penali previste per le contestazioni più rilevanti. Equamente divise in problemi di natura logistico-amministrativo- strutturale, criticità sulla fornitura dei beni e servizi alla persona.

Tra il 2021 e il 2022 la giunte Cinque Stelle e Dem hanno indetto bandi, e soprattutto affidamenti diretti, a favore della coop, che ha ottenuto così contributi milionari. Se nel 2020 erano arrivati 20mila euro alla Medihospes per la ricerca di personale addetto covid per un solo mese, le cifre nei due anni successivi sono di tutt’altro tenore.
Negli anni precedenti al 2018 Medihospes si chiamava Senis Hospes. Nel corso del 2018 ha incorporato Tre Fontane, un altro grande gestore dell’accoglienza in Italia, che prima di allora era sua cooperativa ausiliaria. Medihospes ha fatto parlare di sé in questi anni, innanzitutto perché, secondo un’inchiesta di Repubblica del 2015, avrebbe condiviso sedi e iniziative promozionali con il gruppo La Cascina, uno dei soggetti al centro dell’inchiesta “Mafia capitale”. In secondo luogo, perché è stata tra i gestori del Cara di Borgo Mezzanone (Foggia), centro oggetto di un’inchiesta de L’Espresso per la violazione dei diritti dei migranti che lì vivevano.

Il 4 giugno 2015 il gip di Roma ha disposto l’arresto di quattro manager del gruppo con l’accusa di turbativa d’asta e corruzione. Tra loro anche l’ad Salvatore Menolascina, immortalato in barca insieme all’ex ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. A luglio 2015 arriva anche l’interdittiva per mafia disposta da un decreto del prefetto Gabrielli su tutte le società del gruppo «in virtù della gravità dei fatti oggetto di indagine e delle esigenze di tutela della legalità».
L’allora Senis Hospes avrebbe continuato a fare affari sui migranti, gestendo l’accoglienza di circa 7 mila migranti al giorno, nonostante avesse un legame con la Cascina. Legame che sarebbe dimostrato anche da cartelloni pubblicitari e banner che la indicano tra le controllate del gruppo.
Il colpo grosso La Cascina lo fa aggiudicandosi la gestione dei migranti del Cara di Mineo (oltre tre mila posti). Si tratta di tre gare truccate in tre anni diversi: agosto 2011, dicembre 2012 e aprile 2014.
«I contenuti degli accordi corruttivi sono dimostrati in maniera incontrovertibile da una pluralità di intercettazioni ambientali, che hanno consentito da un lato di registrare incontri diretti tra Odevaine e gli esponenti del gruppo La Cascina, nel corso dei quali sono stati concordati i dettagli dell’accordo corruttivo, la consegna di somme di denaro in esecuzione degli accordi, la alterazione delle gare in corso per favorire il gruppo La Cascina. Dall’altro di acquisire la narrazione che del contenuto di tali accordi fa lo stesso Odevaine a diversi suoi interlocutori».
A Roma, invece, tra il 2012 e il 2013, la Domus Caritatis si aggiudica grazie alle proroghe dell’amministrazione oltre 10 milioni e mezzo di euro per “dare assistenza e ospitalità a persone con disagio sociale” in vari centri.
Il gip scrive: «Sono due i fattori che generano la necessità di realizzare turbative di gare pubbliche nel settore dell’emergenza alloggiativa nella seconda parte del 2014: la relazione ispettiva del MEF, che aveva segnalato pesanti criticità in relazione agli affidamenti diretti con riferimento a Eriches 29 e Domus Caritatis. L’insediarsi a livello amministrativo di un dirigente poco malleabile, Barletta, che aveva imposto regole fino ad allora non applicate». Le intercettazioni dimostrano come «da quel momento Buzzi e i responsabili delle cooperative maggiormente rappresentative in ambito romano, affrontavano la criticità facendo cartello e dividendosi le gare». Facevano in modo che le gare andassero deserte.
Un’indagine recente sulla missione di Frontex in Albania ha gettato luce su abusi sistematici, pestaggi e morti sospette di migranti. Il rapporto espone una serie di abusi contro persone migranti registrati tra dicembre 2022 e gennaio 2023. Queste violazioni sono avvenute per mano della polizia albanese, che sarà responsabile della sicurezza esterna dei centri di detenzione italiani. In presenza degli agenti di Frontex, gli stessi che saranno impiegati nel porto di Shëngjin.
La mancanza di trasparenza pubblica sulle politiche di esternalizzazione è preoccupante, dato che l’esternalizzazione del controllo migratorio mina le leggi internazionali e la protezione dei rifugiati.
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