
La storia del Centro Laila nasce quarant’anni fa e ha cambiato la vita di centinaia di bambini e bambine. È l’inizio degli anni Ottanta quando la famiglia Luciano, fondatrice dell’associazione, entra in uno dei ruderi di Baia Verde, a Castel Volturno, all’epoca un rifugio improvvisato per molti immigrati arrivati per lavorare nei campi. In una stanza trova un bambino di pochi mesi, solo, legato a una seggiolina davanti a una stufa a gas. «La madre tornò poco dopo, disperata. Disse a mio padre: se non vado a lavorare non posso dargli da mangiare, ma non ho nessuno a cui lasciarlo» racconta Giselle Luciano, responsabile dell’associazione.
Quel giorno suo padre si offrì di tenere il bambino. Il giorno dopo, davanti alla porta, si presentarono altre 43 madri con i loro figli. Da quell’episodio nacque così il Centro Laila, diventato un punto di riferimento per donne sole con bambini, in gran parte immigrate, escluse dai servizi e prive di una rete familiare.
Il cuore del lavoro del Centro Laila consiste proprio nel sostenere madri che crescono i figli da sole, spesso senza documenti, senza lavoro stabile e senza accesso ai servizi pubblici. «Una donna straniera con un bambino piccolo non sa a chi rivolgersi» spiega Luciano. «Non ha una nonna, una zia, una famiglia vicino. E su questo territorio non ci sono strutture in grado di accogliere bambini di due o tre anni, come asili nido pubblici». L’assenza di asili accessibili, i costi elevati delle rette e le difficoltà lavorative rendono impossibile crescere i propri figli, soprattutto se si parla di quella parte di società “fragile”. «Nessuno assume una donna sapendo che ha un figlio piccolo, e allora la domanda è semplice: a chi lo lascio questo bambino?».
Il Centro Laila accoglie dunque bambini dai due anni in su con attività diurne. Offre pasti, attività educative e ludiche, supporto scolastico, abbigliamento, farmaci e, quando necessario, mediazione culturale, assistenza sanitaria e legale. «Interveniamo con discrezione», racconta Luciano. «Osserviamo, capiamo il problema della famiglia e agiamo con tatto. Spesso nemmeno si rendono conto di tutto quello che facciamo». L’associazione è, di fatto, una seconda famiglia. I bambini crescono, diventano ragazzi e continuano a tornare.
In un territorio spesso raccontato solo dalle cronache nere dei giornali, la testimonianza di Luciano ci offre una visione diversa: «Non parlerei di razzismo, ma di una guerra tra poveri. Italiani e stranieri condividono la stessa precarietà». Castel Volturno offre uno spaccato di vita unico: qui tutti coloro che hanno delle difficoltà vivono legati dallo stesso imparziale sentimento di sconfitta. Un sentimento che funge da coesione sociale.
Il Centro Laila sopperisce a una mancanza strutturale delle istituzioni: «Il sostegno alle donne sole con bambini piccoli semplicemente non esiste» denuncia Luciano. I servizi sociali sono insufficienti, le risorse scarse, i finanziamenti quasi assenti. Oggi l’associazione è costretta a limitare gli accessi: «Abbiamo almeno venti nuclei familiari che non possiamo accogliere. È una sconfitta, ma senza fondi non possiamo fare di più».
Il Centro va avanti grazie al Cinque per mille, alle donazioni e al lavoro dei volontari. «Non abbiamo finanziamenti pubblici stabili, è tutto basato sulla solidarietà». La storia del Centro Laila è l’esempio lampante del terzo settore che si sostituisce allo Stato, che arriva proprio laddove le istituzioni non arrivano. A Castel Volturno, terra spesso di “fantasmi”, aiutare madri sole e spesso immigrate ad allevare i propri figli significa dare vita ad una generazione migliore. Più istruita, meno ghettizzata e più integrata, il riassunto perfetto di un lavoro che risolverebbe gran parte dei problemi legati all’immigrazione.
Leggi anche: SPECIALE PREMIO – Buffalo Garage e Centro Laila: la forza della rete
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...