
Il “buco della 167” è in sostanza un’area situata nel cuore della zona 167 di Caserta, un ampio spazio vuoto e profondo tra i palazzi del quartiere Parco degli Aranci. Un tempo avrebbe dovuto ospitare un centro commerciale, ma il progetto non fu mai realizzato.
Con il passare degli anni, questo spazio abbandonato è diventato simbolo di una città che fatica a gestire il proprio sviluppo urbano e a preservare il suo patrimonio naturale. Il Comune di Caserta ha deciso di intervenire, avviando i lavori di riqualificazione dell’area per trasformarla in un impianto sportivo dedicato all’atletica leggera. Il costo? Due milioni di euro per un impianto sportivo nel buco nella ex 167.
Sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo sport, furono pubblicati i decreti di ammissione a finanziamento all’esito dell’avviso pubblico per la selezione di proposte di intervento finalizzate al recupero delle aree urbane tramite la realizzazione e l’adeguamento di impianti sportivi, da finanziare nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Tra i progetti ammessi a finanziamento i seguenti: il primo relativo alla riqualificazione, adeguamento e rigenerazione dell’impianto sportivo polivalente di San Clemente, per un importo pari a 500.000 Euro. Il secondo, appunto, la costruzione di un impianto sportivo polivalente outdoor nella località Centurano – Falciano, più precisamente nel terreno ex 167 (Parco degli Aranci).
Un progetto che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, dovrebbe essere un esempio di rigenerazione urbana ecosostenibile. Secondo le dichiarazioni ufficiali, il nuovo impianto sarà realizzato recuperando le strutture esistenti e senza l’uso di cemento, con l’obiettivo di preservare l’area verde che caratterizza il “buco” e di migliorare la qualità dell’ambiente circostante. Tuttavia, queste rassicurazioni non sono state sufficienti a tranquillizzare una parte della cittadinanza, che teme che l’intervento possa trasformarsi in un ulteriore progetto che non rispetta le promesse fatte.

In particolare, alcuni gruppi cittadini, da sempre attenti alle problematiche ambientali e alla tutela del verde urbano, sollevano dubbi sulla reale sostenibilità dell’opera. Il Movimento Caserta Decide, rappresentato in Consiglio comunale da Raffaele Giovine, ha espresso preoccupazione per l’assenza di un progetto esecutivo definitivo. Nonostante l’avvio dei lavori, infatti, non è stato ancora presentato un piano dettagliato che contempli la partecipazione dei cittadini e la valutazione dell’impatto ambientale, tema che resta cruciale. L’assessore comunale al ramo, Massimiliano Rendina, ha promesso incontri pubblici con la cittadinanza per raccogliere suggerimenti e preoccupazioni, ma a quanto pare queste promesse non sono state mantenute.
La principale critica sollevata dal movimento è che il progetto, come delineato nelle simulazioni pubblicate dal Comune, non sembra tenere conto della protezione del patrimonio arboreo esistente. Nonostante le dichiarazioni ufficiali di evitare l’uso di cemento, il piano prevede la realizzazione di una pista di atletica che, di fatto, coprirebbe tutta l’area, sacrificando il verde che oggi caratterizza il “buco”. Il rischio, secondo i critici, è che si tratti dell’ennesimo intervento che, pur proponendosi di essere ecosostenibile, non rispetti realmente l’ambiente e non soddisfi le esigenze della comunità locale.
In una città come Caserta, dove la congestione urbana è un problema sempre più evidente, sarebbe stato opportuno pensare a soluzioni che non solo valorizzassero lo sport, ma anche il verde pubblico, trasformando quest’area in un polmone verde fruibile da tutti i cittadini. Piuttosto che destinare l’intero spazio a una pista di atletica, forse sarebbe stato più utile ripensare l’area come un parco urbano, in grado di offrire spazi di socializzazione, relax e attività all’aperto, nel rispetto dell’ambiente e delle esigenze della comunità.
Il “buco della 167” potrebbe rappresentare un’opportunità per Caserta, ma solo se il progetto sarà davvero in grado di coniugare le esigenze di modernizzazione con la salvaguardia dell’ambiente. Finora, però, i segnali non sono affatto rassicuranti.
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