
E se ChatGPT fosse un pericolo per l’insegnamento? Dopo il secolo lungo e il secolo breve, il periodo tra la fine del 900 e l’inizio degli anni 2000 è caratterizzato da un cambiamento iper-veloce e incessante. Il sistema scolastico italiano, d’altra parte, non ha mai subito cambiamenti significativi e gli strumenti utilizzati restano sempre gli stessi da decenni.
Strumenti come l’intelligenza artificiale e ChatGPT in classe, con il giusto insegnante, potrebbero essere davvero fruttuosi e vantaggiosi per favorire l’apprendimento trasformandolo all’avanguardia e al passo con i tempi. L’unico limite è la potenza creativa del docente che potrebbe essere messo nelle condizioni di realizzare lezioni sempre più diversificate e di coinvolgere un numero elevato di studenti.
Nel corso degli ultimi decenni la tecnologia è stata soggetto di un notevole progresso che ha coinvolto, tra gli altri campi, l’ambito didattico. Esistono ormai software in grado di risolvere un qualche manciata di millisecondi equazioni di primo e secondo grado, programmi che riescono a simulare esperimenti scientifici, realtà virtuali in grado di emulare con estrema precisione ambientazioni e personaggi storici e infine intelligenze artificiali, come ChatGPT (Generative Pretrained Transformer), più o meno sviluppate, capaci di compiere ogni operazione: disegni in tempo reale, generazioni di foto, sviluppo di testi o creazioni di presentazioni.
Il gruppo di ricerca europeo “Joint Research Center”, un organo che si occupa di mettere a disposizione la scienza alla politica, ha stilato un documento chiamato “The Impact of Artificial Intelligence on Learning, Teaching, and Education” in cui si esplorano i risvolti cognitivi e didattici dell’IA nelle scuole secondarie di primo grado: dopo un’introduzione nel quale spiegano cosa sono le intelligenze artificiali e in che categorie si suddividono e una dissertazione sulle varie skills da poter apprendere tramite l’uso di ChatGPT; i ricercatori esplorano la possibilità di adattare ad ogni studente un’UI (user interface) cioè un’interfaccia personalizzata in base al percorso di studi, ai proprio interessi e alle proprie attitudini.
L’European Schoolnet, un network che unisce 34 ministri dell’istruzione con base a Brussels, invece, ha redatto un documento interattivo che potrebbe fungere da programma d’insegnamento inserendo i videogame come materia scolastica e supporto integrativo a disposizione agli insegnanti. L’esempio più recente infatti è in Polonia, dove un videogioco è stato inserito nell’anno scolastico 20/21 nel piano di studi.
La scuola italiana non è mai riuscita ad avviare un serio processo di digitalizzazione e di apertura alle tecnologie: il ministro Valditara ribadisce ormai da tempo il divieto categorico di telefoni e tablet nelle scuole e ChatGPT è diventato il nuovo nemico numero uno dei docenti.
Bisogna piuttosto rendere consapevoli i docenti e gli studenti delle pericolosità e dei vantaggi di tutti questi nuovi strumenti ed è importante insegnare come navigare e ricercare in rete. Non è più possibile ignorare il cambiamento del mondo proibendo l’uso del digitale nelle scuole rendendole delle realtà avulse e isolate.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...