
Il mese scorso il Tar Campania ha accolto il ricorso presentato dal Coordinamento Nazionale Mare Libero, dichiarando illegittimi il numero chiuso e le prenotazioni sulle spiagge libere di Napoli. Ma adesso che cosa accadrà?
L’estate 2024 è stata disastrosa sotto molti punti di vista per le spiagge della città di Napoli. Nel corso dell’ultima stagione balneare, l’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania) ha rilevato degli sforamenti dei parametri di qualità attorno al 20 agosto che hanno costretto il Comune di Napoli ad emanare un’ordinanza per disporre il divieto temporaneo di balneazione tra la Spiaggia Donn’Anna e via Partenope. Molte spiagge libere sono state soggette a numero chiuso e ad obbligo di prenotazione. L’accordo fatto tra Autorità Portuale, Comune di Napoli, Bagno Elena e Bagno Ideal per la gestione delle spiagge libere ha portato alla rabbia da parte dei cittadini ed al ricorso, presentato al Tar Campania da parte del Coordinamento Nazionale Mare Libero, contro quest’accordo che avrebbe sottratto l’utilizzo di un bene comune ai cittadini. Per non parlare poi della situazione che caratterizza numerosi accessi pubblici al mare, chiusi dal comune perché inagibili, e sprovvisti di un piano per la riqualifica e la restituzione ad utilizzo pubblico, come il caso di Riva Fiorita.
Facendo due calcoli veloci, la situazione delle coste di Napoli diventa ancora più drammatica. Napoli vanta circa 20 km di costa, ma la maggior parte di essi o sono adibiti ad area portuale o sono di natura rocciosa, non permettendo l’accesso ai cittadini. Di conseguenza sono solo 7-8 i chilometri accessibili alla balneazione, contando anche quelli inaccessibili a causa degli accessi murati o della privatizzazione che riducono ancora di più il numero.
Importanti novità per la stagione 2025 arrivano proprio dal ricorso al Tar Campania, che è stato accolto da quest’ultimo attraverso la definizione del bene pubblico, dichiarando illegittima la gestione delle spiagge libere durante lo scorso anno. Una sentenza che apre nuovi scenari e prospettive per quest’anno, ma soprattutto solleva molti dubbi.
Una prima risposta ci viene fornita dalla stessa sentenza, la quale consiglia al Comune di Napoli la formazione di una società in house, ovvero una società a capitale pubblico che viene creata da un ente pubblico per svolgere attività a suo servizio, in questo caso la gestione delle spiagge libere di Napoli. Il problema è che arrivati ormai a maggio, e con la stagione estiva alle porte, questa società non è mai stata creata, lasciando la situazione delle spiagge a sé stesse e destinate ad una stagione di sovraffollamento dovuto anche al costante aumento del flusso turistico e alla maggiore facilità di accesso, e alla mancanza di manutenzione e pulizia che rischia di lasciare nel degrado più totale queste spiagge.
Oltre al sovraffollamento e degrado, uno dei rischi maggiori di questa situazione è che già dall’anno prossimo, di fronte ad una mancanza di prospettive, il Comune possa scegliere di riformulare degli accordi con dei privati per la gestione delle spiagge pubbliche, restaurando la situazione dello scorso anno e sottraendo ancora una volta ai cittadini il libero accesso ed utilizzo di terreno pubblico ai cittadini.
La prospettiva attuale vede i gestori privati favorire ancora una volta i loro interessi. Il sovraffollamento e il degrado sono proprio tra i motivi che spingerebbero le persone in futuro a spostarsi verso lidi privati, nonostante le numerose lamentele da parte dei cittadini di prezzi troppo elevati, arrivando a pagare 30-40 euro per un solo accesso alla spiaggia, e del mancato rispetto della distanza minima tra un ombrellone e l’altro imposto dalla Capitaneria di Porto, creando una sorta di sovraffollamento anche qui. Insomma, nelle numerose chiacchierate che ci hanno portato a cercare risposte in relazione a questa questione, abbiamo trovato solo altri dubbi per quel che sarà il futuro di queste spiagge, destinate ad una drammatica conclusione.
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