
A questo secondo gruppo appartiene “Il romanzo di Cherea e Calliroe” di Caritone di Afrodisia. Sotto il sole caldo e splendente che illumina la Sicilia; fra le strade della città che il mare di Siracusa abbraccia e rinfresca, Caritone ci racconta un’esemplare storia d’amore fra due giovani, Cherea e Calliroe.
Entrambi i giovani sono nati sotto la protezione di Afrodite, e dunque primeggiano per bellezza fra gli altri cittadini, e il loro incontro è voluto dalla stessa dea, che è infatti madre di Eros. L’autore insiste molto sulla bellezza dei due, ma soprattutto su quella di Calliroe. Una bellezza più che umana, divina “Calliroe, la più felice perfezione della natura”. La sua bellezza è tale che il linguaggio umano non ha termini sufficienti per esprimerla e Caritone cerca di raggiungerla provando a trascendere il campo semantico della “perfezione”.
Il punto di partenza di movimento dell’intreccio è il primo incontro dei protagonisti e lo scoppio della reciproca passione; il punto che chiude il movimento dell’intreccio è la loro felice riunione. Tra questi due punti svolge l’azione del romanzo. Il loro amore e la loro fedeltà restano immutati nel corso di tutte le vicende. Causa di ogni sventura, che ritarda l’agognato ricongiungimento è Afrodite stessa che, attraverso Tyche, impone ai protagonisti nuove prove per saggiare la forza del loro amore.
Nel suo romanzo Caritone si afferma come grande scrittore, attento nella scelta precisa delle parole e abile nel comporre scene e quadri capaci di rivaleggiare con l’arte figurativa. Bellissima è la scena dove Dionisio vede per la prima volta Calliroe, nel tempio di Afrodite, eretta quasi fosse la stessa statua della dea, e all’epifania segue l’innamoramento.
Una lettura, quella del romanzo di Cherea e Calliroe esteticamente piacevole e importante per comprendere le forme del genere romanzesco ai suoi albori.
di Nicola Iannotta
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