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Chi comanda a Giugliano? La camorra che fa ancora politica

Domenico Barbato
Domenico BarbatoRedazione Informare
6 marzo 20257 min di lettura

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Chi comanda a Giugliano? La camorra che fa ancora politica

Indice (4)

  • 1Le accuse: elezioni, tangenti, appalti 
  • 2Perché Poziello perse nonostante i Mallardo? 
  • 3Dimissioni e caduta 
  • 4Pericolo scampato? Forse 

Lo scorso 3 febbraio, a Giugliano, dopo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) del Tribunale di Napoli, è stato effettuato un blitz che ha portato in manette 25 persone ritenute vicine, legate, o affiliate al clan storicamente egemone a Giugliano: il clan Mallardo. Dei 25 soggetti tratti in arresto, 20 sono stati tradotti in carcere e 5 invece lasciati agli arresti domiciliari; fra di loro spiccano l’ex sindaco Antonio Poziello e gli ex consiglieri comunali Pasquale Casoria, Andrea Guarino, Paolo Liccardo, Giulio di Napoli, tutti presumibilmente legati al clan, oltre che una quantità consistente di affiliati alla compagine criminale, tra cui i reggenti Domenico Pirozzi e Giuliano Amicone, e Andrea Abbate, “Ministro degli Esteri” del clan, responsabile delle intermediazioni e dei rapporti fra camorra e politica a Giugliano. L’intervento ha procurato un tale scalpore da portare alla dimissione di ben 19 consiglieri comunali di maggioranza, con la conseguente caduta dell’amministrazione Pirozzi, e alla nomina di una commissione d’accesso per verificare i possibili rapporti tra politica e camorra in Consiglio Comunale. Le considerazioni del GIP e le intercettazioni presenti all’interno del verbale sono in grado di fornirci una lettura chiara degli abusi compiuti ai danni della città negli anni passati, ma soprattutto dei rischi che la stessa, probabilmente, continua a correre anche dopo gli ultimi arresti. 

Le accuse: elezioni, tangenti, appalti 

Secondo il GIP, diversi esponenti politici, tra cui principalmente l’ex sindaco Poziello, coadiuvato dai suoi sodali (elementi vicini o interni al Consiglio Comunale), durante il mandato 2015-2020 avrebbero intascato tangenti per centinaia di migliaia di euro, condizionato gare d’appalto sul territorio, e versato denaro nella cassa comune del clan in occasione della tornata elettorale del 2020, la quale inaspettatamente vide vincitore l’avversario in quota PD-M5S di Poziello, Nicola Pirozzi, oggi decaduto. Secondo le indagini, nel 2020 Poziello avrebbe chiesto sostegno ai Mallardo in occasione delle elezioni comunali a Giugliano, facendo affidamento a Francesco Mallardo e al mediatore Andrea Abbate, contiguo al clan Mallardo e intermediario fra la politica locale e uno dei boss del clan, Domenico Pirozzi, detto “Mimì ‘o Pesant”.  

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Antonio Poziello

Non solo lo scambio elettorale politico-mafioso è contestato all’ex sindaco, ma anche una quantità immane di tangenti e maxi tangenti, intascate in occasione di appalti e lavori pubblici: dalla Base Nato in località Lago Patria, alla manutenzione del complesso dei Cento Alloggi di Casacelle, fino all’appalto “Strisce blu”. Poziello, inoltre, nel corso del suo mandato avrebbe intascato all’incirca 20 mila euro al mese per la gestione dei rifiuti in accordo coi camorristi. Ma non sarebbe stato certo possibile per Poziello compiere i reati a lui contestati se non vi fosse stata connivenza da parte di una consistente compagine politica: ciò ci dimostra quanto fosse incancrenito il sistema politico ed elettorale a Giugliano, secondo il verbale del GIP totalmente colluso con camorra e criminalità. Ricordiamo inoltre che lo scorso 17 febbraio, Antonio Poziello, Paolo Liccardo e Andrea Guarino sono stati scarcerati per insussistenza dei presupposti necessari alla permanenza in carcere. Il Tribunale del Riesame ha infatti accolto il ricorso promosso dai legali degli interessati, disponendone l’immediata scarcerazione: attualmente sono indagati a piede libero. Anche per Domenico Pirozzi è stata disposta la revoca della misura cautelare, ma al momento il boss resterà nel carcere di Rossano Calabro, in cui è detenuto a causa di altri reati.

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Giuliano Amicone
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Domenico Pirozzi

Perché Poziello perse nonostante i Mallardo? 

Se vi erano tutti i presupposti affinché Poziello vincesse le elezioni – presunto voto di scambio, sostegno del clan, collusione – perché perse al ballottaggio? Esaminando il verbale del GIP, diverse sarebbero state le motivazioni che l’avrebbero condotto alla sconfitta, e gli atti ci permettono di effettuare un’analisi abbastanza precisa degli avvenimenti: 

  1. Antonio Poziello, durante il mandato 2015-2020, avrebbe agito con un atteggiamento accentratore rispetto ai rapporti con i Mallardo, intascando tangenti che non avrebbe adeguatamente suddiviso fra i consiglieri comunali, procurandosi così forti inimicizie fra gli stessi politici che avevano inizialmente sostenuto la sua campagna elettorale nel 2015; 
  1. Il Clan Mallardo, durante le elezioni 2020, non mostrò compattezza, dividendo i voti fra Pirozzi e Poziello (o astenendosi), poiché nonostante quest’ultimo fosse sostenuto da uno dei reggenti del clan, Mimi ’o Pesant, non vantava lo stesso supporto da parte del “vice re”, Giuliano Amicone, il quale riteneva invece che un’esposizione eccessiva del clan nei confronti di uno dei due candidati avrebbe attirato l’attenzione delle Forze dell’Ordine, redarguendo più volte Abbate e Pirozzi per il rapporto di stretta collaborazione instaurato con Poziello; 
  1. Le antipatie suscitate dall’ingordigia dell’ex sindaco avrebbero portato diverse famiglie imprenditoriali contigue al clan a sostenere le liste di Nicola Pirozzi alle elezioni del 2020, pur non avendone fatto lui richiesta, così da scongiurare in ogni modo la vittoria di Poziello. L’impegno profuso da parte di queste famiglie nei confronti di Pirozzi affinché il maggior numero di voti provenienti dalle zone adiacenti al litorale (Varcaturo-Lago Patria, ndr) fosse spostato a suo favore, sembra aver fatto da ago della bilancia per il ballottaggio.  

Nonostante l’estraneità di Pirozzi a queste dinamiche, una cosa è certa: le elezioni comunali del 2020, così come quelle precedenti, sono state seguite da camorra e imprenditoria con l’intento di esercitare un controllo sulla politica, probabilmente fallendo nell’ultima tornata elettorale a causa di una mancanza di coordinamento. Alla luce di ciò che gli atti descrivono, la distribuzione dei voti al ballottaggio del 2020 sembra essere stata gestita quasi esclusivamente in funzione Pro-Poziello o Anti-Poziello, il quale secondo le intercettazioni non avrebbe adeguatamente distribuito i proventi delle tangenti con i consiglieri comunali Liccardo e Di Napoli e non avrebbe versato abbastanza denaro nella cassa comune del clan, procurandosi così diverse inimicizie nell’ambiente politico, criminale e imprenditoriale giuglianese. 

Dimissioni e caduta 

Pochi giorni dopo la scarcerazione di Poziello, Liccardo e Guarino, 19 consiglieri comunali di maggioranza hanno rassegnato le proprie dimissioni, portando alla caduta dell’amministrazione Pirozzi e  aprendo le porte alle elezioni anticipate, a cui l’ex sindaco giallo-rosso ha già annunciato la propria ricandidatura. Secondo il documento politico a firma della maggioranza dimissionaria, e le dichiarazioni rilasciate dal Consigliere comunale Francesco Cacciapuoti, le dimissioni di massa rassegnate nascerebbero soprattutto dall’esigenza di dare vita simbolicamente ad una nuova stagione politica per Giugliano, caratterizzata dalla forte volontà di eliminare qualsiasi ombra del passato dall’amministrazione della città, e da un rigetto chiaro e duro nei confronti della criminalità organizzata ancora egemone sul territorio. Attualmente il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, ha nominato una commissione d’accesso agli atti al Comune di Giugliano per verificare eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno dell’amministrazione comunale, e un commissario provvisorio per la gestione dell’ente: Carmine Valente. La situazione politica in quello che è a tutti gli effetti uno dei comuni più grandi d’Italia è delicatissima. 

Pericolo scampato? Forse 

Di primo impatto, il blitz del 3 febbraio e le volontà espresse dalla maggioranza dimissionaria sembrerebbero rappresentare un traguardo notevole e rassicurante per le Istituzioni e per i cittadini giuglianesi. Eppure sono le stesse indagini preliminari a far trasparire particolari, se non sospetti, quantomeno non chiari, circa l’incorruttibilità di alcuni esponenti di maggioranza, attivi fino al giorno delle dimissioni in Consiglio Comunale, e l’ingerenza di imprenditoria e camorra sulle elezioni comunali del 2020. Nonostante la comprovata integrità morale di Pirozzi, emersa dalle intercettazioni e dalle valutazioni del GIP, rimane ancora poco chiaro il motivo per cui numerosi consiglieri e membri della maggioranza del (ormai ex) Consiglio Comunale avrebbero avuto in passato legami – riportati da intercettazioni e testimonianze – con esponenti di punta del clan Mallardo egemoni in città. Possiamo davvero dire di essere al sicuro adesso? 

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  • #antonio poziello
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