
Evgenij Viktorovič Prigožhin è l’uomo a capo della Wagner, l’esercito mercenario che ha fatto tremare la Russia. Come tutti sappiamo lo scorso sabato, 23 Giugno, ha predisposto le sue milizie per sovvertire il governo di Putin e, anche se il golpe è fallito, ha avuto gli occhi di tutto il mondo su di sè. Ma chi è questo Prigožhin?
La storia di questo personaggio (fino a non molto tempo fa oscuro) è iniziata diversi decenni fa, nella metà degli anni ‘90 del secolo scorso. Uscito di prigione nel 1990, dopo aver scontato una pena per aggressione e rapina, Prigožhin apre un chiosco di hot dog a San Pietroburgo. Da venditore ambulante si trasforma in pochi anni in imprenditore di successo, riuscendo ad aprire uno dei ristoranti più esclusivi della città. Un ristorante che accoglie i personaggi più importanti dello scenario internazionale, tra cui Bush e Chirac.
È proprio nel suo ristorante che incontra Putin, allora braccio destro del sindaco di San Pietroburgo, con cui stringe un grande legame. Con i suoi contatti politici nella figura di Putin, Prigožhin apre una impresa di catering che ottiene decine di sovvenzioni statali.
All’inizio dello scorso decennio, l’imprenditore sposta le sue attività dal settore gastronomico a quello dell’informazione. Apre, infatti, una vera e propria industria di troll. Un luogo, cioè, in cui vengono creati contenuti mediatici e notizie false (i troll, appunto) a supporto della propaganda putiniana.
È pochissimo tempo dopo che, con i contatti internazionali raccolti tramite la sua azienda mediatica, fonda la Wagner. Questo gruppo di mercenari prende il nome dal soprannome del primo comandante, nonché guardia del corpo di Prigožhin, che aveva inclinazioni naziste e suprematiste bianche piuttosto evidenti.
La Wagner, organizzazione che fino a tempi recentissimi opera al riparo dai riflettori, debutta in Donbass nel 2014. Alla guerra in Donbass seguono diverse altre operazioni militari in cui la Wagner viene ingaggiata da Putin per curare gli interessi russi senza che la Russia figuri in abiti ufficiali. La Wagner opera, infatti, in Siria, Sud Africa, Libia, Mali e per ultimo nella Guerra contro l’Ucraina.
Proprio il sostegno dato nell’invasione dell’Ucraina, fa ottenere a Prigožhin carta bianca dal presidente russo. La Wagner, infatti, nel Novembre 2022 esce dalla segretezza aprendo, addirittura, una sede a San Pietroburgo per arruolare soldati. Prigožhin ottiene, inoltre, da Putin il permesso di raccogliere adepti dalle carceri russe. E, a seguito di questi massicci reclutamenti, si dice che, ad oggi, il gruppo conti 50mila soldati, di cui 10 regolari e 40 ex galeotti.
Sebbene dall’inizio dell’invasione i rapporti tra Prigožhin e il Governo russo abbiano iniziato ad incrinarsi, il comandate non ha mai sfidato apertamente Putin. Egli, infatti, ha, non di rado accusato il Ministero della Difesa di corruzione e inefficienza, ma non ha mai mosso accuse ai vertici dello Stato. Questo fino allo scorso venerdì. Quel giorno, infatti, Prigožhin ha pubblicato un video in cui smontava tutte le motivazioni addotte dalla Russia per giustificare l’invasione e ha denunciato l’insufficienza e la debolezza dell’esercito regolare. Insomma, per farla breve, a suo dire, è la Wagner che ha permesso alla Russia di resistere in guerra.
A partire da quel momento abbiamo vissuto 32 ore col fiato sospeso e tutti credevano sarebbe scoppiata la guerra civile. Invece il golpe si è arrestato perché, a detta di Prigožhin, la Wagner non voleva versare sangue russo. Così tutti i golpisti della Wagner hanno ottenuto l’impunità a patto di andare in una sorta di esilio in Bielorussia. Questa la versione ufficiale. Certo è che la situazione risulta poco credibile. Da una parte sorprende che il famigerato Putin lasci andare con una pacca sulla spalla dei traditori. Dall’altra insospettisce che un esercito di mercenari schierato, arrivato alle porte della città, ci ripensi per “non versare sangue”.
Gli accordi che sono stati davvero presi non ci è dato saperlo, ma è certo che questa serie non finisce qui.
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