
“Chi Rom…e chi no” non è solo un’associazione, ma un canale comunicativo che, in 20 anni, è stato capace di “aprire i non luoghi della città”. Andando per gradi, “Chi Rom…e chi no” è un’associazione di promozione sociale, fondata a Scampia nel 2002, con l’obiettivo di attuare un processo di trasformazione positiva ed emancipazione collettiva del territorio, combattendo discriminazioni e luoghi comuni.
Tutto ebbe inizio con l’autocostruzione di una semplice baracca all’interno del campo Rom di Scampia: «Avevamo creato il nostro avamposto all’interno di un avamposto stesso, dove abbiamo radicato relazioni forti con persone Rom e non, nonostante l’iniziale scetticismo da ambedue le parti» afferma Biagio di Bernardo, responsabile. Successivamente, dopo il consolidamento come realtà associativa, pedagogica e sociale, si è data loro una nuova collocazione al di fuori del campo Rom, ma pur sempre nel territorio di Scampia. Qui si parla di una rete associativa molto più grande, che fa convergere 2 anime interdipendenti, da cui è nato “ChiKù”. Questa rete unisce l’associazione Onlus “Chi Rom…e chi no” e l’impresa sociale “La Kumpania”. Può sembrare confusionario, ma l’obiettivo è comune: aiutare i cittadini di Scampia
Nei primi anni le attività sono state svolte all’interno del campo Rom o all’interno del centro culturale Gridas. Da qui sono nati tanti progetti, cercando di risanare il tessuto sociale del territorio grazie al teatro, all’arte e con corsi di alfabetizzazione. «Non posso mai dimenticare un giorno di 20 anni fa in cui ci riunimmo tutti, responsabili e ragazzi, e recitammo “La pace di Aristofane” in piena faida» afferma Biagio. I giovani avevano e hanno ancora bisogno di nuovi e costanti stimoli educativi, soprattutto per chi possiede scarse risorse famigliari, economiche e culturali.
Uno dei progetti più famosi è “Arrevuoto”, un laboratorio di teatro e pedagogia. «Il nome è nato da un ragazzo che seguivamo e non voleva fare niente, né scuola né attività extracurriculari e noi lo andavamo a prendere fin dentro al letto» Afferma Biagio. Ogni volta ripeteva «se vengo arrevoto tutto, arrevoto!». L’esclamazione, per il regista fu perfetta, impersonificando appieno quel che si voleva insegnare tramite queste attività. Ad oggi quel ragazzo, come tanti altri, sono attori, studiano cinema e hanno recitato anche all’interno di fiction e serie tv famose. Ogni anno ragazzi provenienti dalla città di Napoli, dalle periferie, dai campi rom, dagli spazi pubblici e di aggregazione, insieme ad un’equipe di registi, tecnici, musicisti, guide pedagogiche e teatrali, lavorano alla produzione di uno spettacolo teatrale, “Movimento”, che si può definire, per l’appunto, “arrevutante“.
«La cucina è nata con l’obiettivo di aprire i non luoghi della città, il ghetto all’interno del ghetto, e ad oggi ci siamo riusciti. Persone esterne al campo Rom ci entravano per svolgere le nostre attività e per assaggiare il cibo tradizionale. Anche Scampia era una destinazione di passaggio, ci venivi solo per necessità, ora invece ci vieni con piacere» afferma Biagio.
La cucina si è dimostrata un potente strumento di socializzazione tra persone di nazioni e culture diverse. Chikù è la prima impresa sociale gastronomica che unisce donne rumene e donne napoletane che hanno accettato la sfida di unire i sapori delle 2 cucine tradizionali. «Quando ci si siede a tavola si ragiona meglio» affermava Illich ed è quello che è successo. Grazie a questo spazio di sperimentazione pedagogica e gastronomia multiculturale, la concezione di diversità si è, fortunatamente, quasi smontata. Si sa, al cibo è difficile dire di no, soprattutto in un territorio che ha fame di risorse.
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