
Quanti sono gli orfani di femminicidio in Italia? Cosa accade dopo la morte della madre e chi si occupa dei bambini? Non ci sono stime ufficiali su quanti siano gli orfani delle vittime di femminicidio in Italia. Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ha avviato la prima iniziativa di sistema in loro favore e a supporto delle famiglie affidatarie.
Vengono definiti “orfani speciali“, perché la perdita di uno dei due genitori è avvenuta per mano del coniuge. Sono, anzi, doppiamente orfani in quanto i padri rimangono ancora in vita, anche se non hanno più contatti con il bambino. Questi ultimi poi diventati adulti e comprendendo l’accaduto, quasi sempre rinnegano il legame genitoriale con il padre.
Attraverso il bando A braccia aperte, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, Con i Bambini ha selezionato quattro partenariati qualificati e con esperienza per co-progettare interventi a favore degli orfani di vittime di crimini domestici e femminicidio. Il percorso di progettazione partecipata, ha coinvolto circa 90 enti e attori del territorio portatori di interessi, competenze ed esperienze sul tema. L’obiettivo è prendere in carico tempestivamente e individualmente i minori, offrendo loro un supporto specializzato e costante in seguito all’evento traumatico. Garantendone il graduale reinserimento sociale e la piena autonomia personale e lavorativa.
Sono 157 gli orfani presi in carico dai quattro progetti finanziati da Con i Bambini. Altri 260 in tutta Italia sono stati già agganciati dai partenariati gestori. A breve inizieranno anch’essi un percorso di sostegno e accompagnamento con le loro famiglie.
La percentuale più alta di orfani accompagnati riguarda il Sud, al momento (ottobre 2023) ci sono 100 orfani presi in carico grazie al progetto Respiro. Ma il dato è fortemente in crescita. Per il 74% dei beneficiari l’età di ingresso nel progetto è tra i 7-17 anni. Di questi, il 56% sono di sesso maschile e il 43% femminile. Il 95% dei beneficiari presi in carico ha la cittadinanza italiana.
Il 13% degli orfani presenta forme di disabilità (precedenti al trauma). Tra le più comuni vi sono disabilità intellettive e relazionali e un ulteriore 8% presenta Bisogni Educativi Speciali (BES), disturbi evolutivi specifici o disturbi psichici.
La condizione socio-economica degli orfani e delle famiglie affidatarie è un altro elemento discriminante per la crescita di bambini e ragazzi che hanno subito un trauma così forte. ll 52% riceve misure di sostegno al reddito. L’impossibilità ad accedere agli strumenti a loro tutela, o non avere le stesse opportunità degli altri ragazzi, non fa altro che acuire ancora di più il discrimine che sono costretti a subire anche per il loro futuro. Il 15% di loro dichiara di avere un reddito annuale inferiore a 12 mila euro.
L’83% delle famiglie dei beneficiari arriva a fine mese con grande difficoltà, spesso per la necessità di circondarsi di professionisti e specialisti per supportare i bambini. Ciò nonostante, gli spazi in cui la famiglia vive risultano essere adeguati ai bisogni dei domiciliati nella gran parte dei casi.
Nel 36% dei casi i bambini erano presenti al momento dell’evento. Questo elemento ha conseguenze che condizioneranno ancor più pesantemente gran parte della vita. I minori che diventano orfani a seguito di tali tragici eventi subiscono un impatto psicologico devastante. Il quale inevitabilmente influisce negativamente sulla loro sfera emotiva e relazionale. Le conseguenze psicologiche creano una vera e propria sindrome denominata child traumatic grief. Il bambino, sopraffatto dalla sofferenza e dalla reazione al trauma, diviene incapace di elaborare il lutto, trovandosi intrappolato in uno stato di dolore cronico.
Centinaia di bambini e ragazzi vivono una situazione fortemente traumatica. La mamma viene uccisa spesso davanti ai loro occhi dal padre, che finirà i suoi giorni in prigione o metterà fine alla sua vita come spesso accade. I bambini sono orfani due volte, perdono una madre e un padre. A crescere gli orfani di femminicidio sono i parenti che però non godono ancora di costanti azioni di prossimità che le politiche pubbliche si ripromettono di attuare. Vengono, così, lasciati soli ad affrontare un dramma così grande che ha bisogno di un’attenzione specializzata, così come di supporto burocratico, economico, organizzativo, legale. E poi c’è la vita che deve ricominciare: gli studi, il lavoro e la necessità di curare la ferita profonda che è dentro di sé.
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