
Fino a qualche anno fa, forse anche a causa di un contesto socio culturale profondamente diverso da quello attuale, non c’era uomo o donna che non avesse trascorso parte della sua infanzia in una parrocchia, o oratorio, o associazione cattolica. I luoghi gestiti da preti e suore assicuravano la formazione umana e cristiana e facendo sì che i ragazzi rimanessero al sicuro, con chi si prendeva cura di loro per un amore più grande: Dio. La situazione è profondamente cambiata e non solo per i mutamenti sociali occorsi negli ultimi decenni, ma anche a causa degli scandali di natura sessuale che hanno interessato, nella Chiesa cattolica, preti, vescovi, e persino cardinali. Benché Benedetto XVI abbia scoperchiato la pentola, impegnandosi con tutte le sue forze ad arginare il fenomeno e papa Francesco abbia continuato l’opera del pontefice tedesco, i casi di abusi tra il clero sono ancora numerosi. Solo qualche settimana fa sono stati arrestati, in un sol giorno, tre ecclesiastici, accusati di abuso sessuale a danno di minori. A ciò si aggiunge lo studio del Ciase, la Commissione indipendente francese sugli abusi nella Chiesa, dal quale è emerso che l’ambiente cattolico è il più rischioso per l’integrità sessuale dei minori in misura più che tripla rispetto alle scuole pubbliche, ai campi estivi, ai club sportivi e a quelli nei quali si svolgono attività culturali o artistiche. Abbiamo intervistato Antonio Gentile, psicologo e psicoterapeuta, docente alla scuola di specializzazione in Psicoterapia IMEPS di Napoli nonché alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.
«Credo che si abbia una visione distorta dei religiosi, trasmessa purtroppo da tutta una cultura a riguardo. Si dimentica che sono uomini e non angeli e come tutti gli uomini sono creature fragili, soggetti a tutti gli errori possibili. Non dobbiamo dimenticare che tra i dodici apostoli Giuda ha tradito, Pietro ha rinnegato, i figli di Zebedeo litigavano a chi doveva avere i primi posti in una futura gerarchia di potere. La santità non si trasmette con i geni e nemmeno si acquista con un ruolo».
«Dal mio punto di vista il problema non è tanto il celibato, che certo può avere una sua influenza, ma la formazione che ricevono i futuri presbiteri nei seminari. Innanzitutto oggi manca una selezione, frutto di un sano discernimento. Con la penuria di vocazioni si corre il rischio che chiunque chieda di farsi prete venga accolto senza una valutazione attenta della struttura di personalità. Poi manca una seria educazione all’affettività, ad una positiva visione della figura femminile e del corpo in genere. È facile che in questi contesti, ricorrere al corpo dei bambini per soddisfare i propri bisogni sessuali, sia la strada più breve. Si supera l’inadeguatezza davanti ad una relazione con una figura femminile adulta, il rischio di un rifiuto, la gestione delle conseguenze. Il ricorso alla pedofilia non è quindi, sempre, una distorsione di fondo della propria sessualità, cosa possibile in alcuni casi, quanto una strada facile e certamente immatura per soddisfare i propri impulsi».
«E qui si toccano dolenti note. La Chiesa, come tutti i sistemi, tende all’autoconservazione. Scoprire i propri punti deboli, le proprie contraddizioni, l’inadeguatezza di alcuni suoi membri risulta difficile. È un impegno che bisogna portare avanti ad ogni costo, pur sapendo che sarà sempre necessario forzare la mano per vincere una certa ritrosia a riguardo. È un impegno di tutti, nel vigilare e nel denunciare. Anche la denuncia è un atto di carità, perché è una scelta di verità».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...