
Spunta in una traversa di Via Salvator Rosa. Silenziosa, tra il caos di una strada sempre trafficata: lì ad assistere all’incessante passare di automobili e motorini. Ed è proprio grazie a quel traffico che forse qualcuno si può accorgere di lei. Tra i clacson che suonano incessantemente, lo stress perché si va di fretta e l’attesa per lo scattare del verde al semaforo, qualcuno si riserva ancora del tempo per guardare fuori dal finestrino. In quella traversa emerge, timidamente maestosa, la Chiesa della Santissima Trinità alla Cesarea, o sarebbe meglio dire, quel che ne resta.
Ad affacciarsi sulla strada principale è infatti proprio la facciata della Chiesa, che difficilmente può non attirare l’attenzione. Stile barocco, realizzata nel XVII secolo ma, soprattutto, ad oggi, in uno stato di totale abbandono. Un portone d’ingresso murato, vandalizzato da un graffito, il fregio soprastante, del quale se ne leggono soltanto le tracce ai lati, e l’apparato decorativo ormai eroso dai segni del tempo, dell’incuria e assalito dalla vegetazione infestante.
L’immagine indubbiamente ad oggi non è delle migliori, ma come ogni bellezza storica abbandonata a sé stessa, tra le sue mura in disfacimento, la Chiesa della Santissima Trinità alla Cesarea racchiude secoli di storia. Secondo una ricerca del prof. Antonio Lazzaroni, consulente scientifico del Comitato Civico S. Maria di Porto Salvo, pubblicata nel testo “Splendori e decadenza di cento chiese napoletane”, nella Chiesa era solito pregare Padre Pio nel periodo del servizio militare svolto a Napoli.
Costruita nel XVII secolo nella proprietà Belmosto dai padri Trinitari Italiani della Redenzione di Captivi dell’Ordine di Santa Maria della Mercede, oggi sorge incastonata tra i vari edifici di epoca successiva. Fu il terremoto dell’Irpinia del 1980 a provocarne la chiusura, a causa dei danni subiti dalla struttura. Negli anni poi l’edificio è stato abbandonato e solo nel 2008 è stato effettuato un intervento di impermeabilizzazione del tetto per favorire un eventuale restauro futuro e preservare soprattutto gli interni dell’edificio.
La nota positiva è il recupero che è stato fatto dell’ex monastero adiacente. A partire dal 2005, infatti, questa parte della struttura ospita l’ostello della gioventù “La Controra” che accoglie quotidianamente numerosi turisti. Abbiamo avuto la possibilità di intrattenerci con i ragazzi che gestiscono questo spazio, che ci hanno dato modo di visitarne gli interni, chiacchierando sulla tanta curiosità, manifestata anche da parte dei turisti, nei confronti di questa misteriosa chiesa chiusa al pubblico. Le stanze dell’ex monastero sono state recuperate ed è stato ripristinato anche il giardino del cortile.
«La Curia Napoletana – di cui è la proprietà della Chiesa (n.d.r.) – di tanto in tanto passa a pulire, ma non si accenna ad una possibile riapertura» – ci dice uno dei ragazzi. L’ultima volta che l’edificio è stato aperto al pubblico, infatti, è stato nel 2012, quando la Chiesa è stata resa visitabile per il Maggio dei Monumenti.
Un gioiello architettonico nel cuore della città di Napoli, che si aggiunge purtroppo alla lista dei beni culturali degradati, di cui la comunità locale viene privata. Frammenti di storia, che si riducono ad essere semplice oggetto della curiosità di chi, come la sottoscritta, nel traffico di tutti i giorni si è fermato ad osservare oltre la punta della propria macchina. Nei meandri e nei vicoli di una città impregnata di storia e cultura, basta alle volte soltanto aprire gli occhi per togliere dall’ombra tesori nascosti che, purtroppo, ancora non riescono a farsi luce da soli.
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