
Dopo le risposte del Dicastero per la Dottrina della fede alla possibilità che persone omosessuali e transessuali prendessero parte attiva alla vita della Chiesa senza discriminazioni, l’organismo pontificio chiarisce un altro dubbio, questa volta sollevato dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana sulla possibilità di conservare le ceneri dei propri cari defunti in casa. La risposta è affermativa, seppure con quale puntualizzazione.
Le domande sono state rivolte al Dicastero il 30 ottobre scorso. Tutto è scaturito dalla necessità di dare una risposta cristiana a diverse questioni che si pongono a seguito della scelta, sempre più ricorrente, di cremare i propri defunti e di conservarne le ceneri in casa. Una pratica spesso dettata da motivi di natura economica a fronte della scarsità di luoghi di sepoltura e dai relativi costi per l’acquisto di un loculo.
Pur richiamando la necessità della conservazione delle ceneri in un luogo sacro per evitare che, col passare del tempo, sia dispersa la memoria del trapassato, la Chiesa apre alla possibilità che una piccola parte delle ceneri sia conservata, previa autorizzazione dell’autorità ecclesiastica, in un luogo significativo per la storia del defunto o anche in un luogo di sepoltura comune, un cinerario, ove siano indicati i dati anagrafici di ciascuno.
No invece alla dispersione dei resti mortali in natura. Il documento pontificio insiste sulla conservazione in un luogo apposito e che venga tassativamente “escluso ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista“.
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