
Un vasto incendio è divampato ieri pomeriggio nello stabilimento della Chimpex Industriale S.P.A., azienda chimica situata nella zona ASI di Pascarola, nel comune di Caivano. Le fiamme, sviluppatesi intorno alle 17:00, hanno generato una densa nube tossica, facendo scattare l’allarme per il possibile rilascio di diossina e altre sostanze pericolose nell’aria.
La Chimpex era già finita sotto i riflettori della magistratura. L’accusa contestata dalla Procura di Napoli Nord era quella di versare le acque reflue, esito del ciclo produttivo di cosmetici e detergenti, direttamente nel collettore fognario dell’ASI di Caivano-Pascarola e di qui nei Regi Lagni, senza che i liquami transitassero attraverso l’impianto di depurazione. Lo scorso 20 gennaio, infatti, i Carabinieri Forestali l’avevano sequestrata per sversamenti illegali di acque reflue direttamente nelle fognature, bypassando i depuratori e contaminando i Regi Lagni. Nonostante il provvedimento, l’attività era proseguita sotto controllo giudiziario.



Dopo l’incendio, la Prefettura di Napoli ha immediatamente allertato l’Arpac, i cui tecnici stanno effettuando rilevamenti per valutare la concentrazione di inquinanti. Un laboratorio mobile è stato posizionato ai margini dell’area abitata per misurare in tempo reale i livelli di particolato, monossido di carbonio, benzene e diossine. I risultati, attesi a breve, determineranno le prossime misure di sicurezza.
Per precauzione, i sindaci dei comuni vicini hanno disposto la chiusura delle scuole oggi. L’ordinanza riguarda Caivano, Casalnuovo, Casoria, Afragola, Acerra e altri centri del Napoletano, oltre a Marcianise e Orta di Atella in provincia di Caserta.
La Commissione straordinaria di Caivano ha invitato i residenti a tenere porte e finestre chiuse, evitare di consumare ortaggi esposti al fumo e uscire solo se strettamente necessario.
L’episodio riaccende i riflettori sulla crisi cronica della Terra dei Fuochi, dove l’inquinamento da rifiuti tossici e roghi illegali ha compromesso ambiente e salute pubblica. Già la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannò l’Italia per non aver adottato misure sufficienti a proteggere i cittadini, denunciando decenni di inazione e negligenze.
Quello di ieri non è un incidente isolato, ma l’ennesimo segnale di un sistema che continua a fallire nella tutela del territorio e della salute pubblica.
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