
Sullo scorso numero di Informare abbiamo affrontato con attenzione le condizioni di degrado della Fontana Re Carlo II, situata in piazza Monteoliveto. Nel cuore del centro storico di Napoli, essa rappresenta uno dei simboli dell’incuria dei beni culturali della città. Proprio pochi metri prima della fontana è possibile imbattersi in un altro sito di rilevanza storica lasciato al degrado. Si tratta della loggia d’ingresso al Chiostro di Monteoliveto, un complesso religioso formato da sette spazi divisi tra giardini e chiostri. Affacciandosi alla balconata rinascimentale che corre lungo l’edificio della posta centrale, si potrebbe pensare ad una scena da teatro: una Giulietta moderna in cerca del suo Romeo. Invece, lo sguardo cade su un panorama ben diverso: traffico, motorini e una recinzione in lamiera che da anni nasconde gli antichi portici di Monteoliveto. Quella che doveva essere una soluzione temporanea per evitare la presenza notturna di senzatetto è oggi il simbolo di una riqualificazione mai completata.
Il loggiato in pietra, che si staglia sul retro del palazzo di Poste Italiane, è ciò che resta visibile di un imponente complesso di origine religiosa, sopravvissuto grazie al progetto degli architetti Giuseppe Vaccaro e Gino Franzi, risalente agli anni Trenta del Novecento. Oggi, però, la struttura appare isolata e fuori contesto, dimenticata tra incuria e abbandono, diventando, come testimoniano le immagini scattate, un riparo per i senzatetto e spingendo le autorità ad installare grate e barriere per impedirne l’accesso. Queste, nel tempo, sono divenute ricettacolo di sporcizia e rifiuti, simbolo di un degrado che resiste a ogni tentativo di intervento.
La rinascita del Chiostro di Monteoliveto sembra possibile solo attraverso un progetto di recupero più ampio, che coinvolga l’intero complesso conventuale legato alla chiesa di Sant’Anna dei Lombardi. Attualmente, i portici rinascimentali in stile toscano sono utilizzati come parcheggio per i mezzi dei Carabinieri della vicina caserma Pastrengo, una destinazione d’uso ben lontana dal loro valore storico e architettonico. Nonostante un costoso restauro condotto tra il 1996 e il 2008, che avrebbe dovuto restituire alla città un gioiello rinascimentale, la situazione è rimasta invariata. Proposte di recupero e aperture istituzionali sono cadute nel vuoto, mentre l’immobilismo ha favorito l’incuria e persino episodi di furto: nel 2013, una parte della balaustra fu trafugata, probabilmente su commissione per la vendita sui mercati illegali.
L’ennesima pagina triste di un ricco patrimonio culturale poco valorizzato, una fortuna fatta passare per disgrazia. Eppure, questi spazi potrebbero diventare motori di rinascita, luoghi di cultura, di aggregazione, di identità condivisa. Il Chiostro di Monteoliveto è solo uno dei tanti simboli di una ricchezza fragile, che merita attenzione e investimenti duraturi. Restituire dignità a questi beni non significa solo salvare il passato, ma costruire il futuro. Monteoliveto attende ancora il suo riscatto, tra promesse dimenticate e cancelli arrugginiti, in un angolo del centro storico dove il passato sembra svanire nel silenzio. L’incognita sul futuro della zona non trova risoluzione, tra movida senza controlli e un generale stato di abbandono per i siti storici.
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