
La chiusura del punto nascita dell’Ospedale “Ave Gratia Plena” di Piedimonte Matese, avvenuta lo scorso 1° luglio, ha acceso una forte ondata di indignazione e preoccupazione in tutta l’area dell’Alto Casertano. Una ferita non solo sanitaria, ma anche sociale, che colpisce non solo la cittadina matesina ma un intero territorio che conta oltre 70.000 abitanti distribuiti in più di 30 comuni. A dare voce al malcontento, il Gruppo d’Azione Piedimonte è Viva, che ha visto in prima linea la promotrice Giovanna De Biasi con una manifestazione svoltasi sabato 19 luglio da Piazza Roma all’Ospedale, cuore della protesta e simbolo di una battaglia che va ben oltre i numeri.
«Dal primo luglio il punto nascita di Piedimonte Matese è stato chiuso. Questo ha creato incertezza, paura e un disagio enorme per le future mamme. Alcune di loro, circa 27, dovrebbero partorire proprio in questo mese. Dove andranno? Con chi? Come possono affrontare il travaglio prendendo la macchina e percorrendo chilometri verso Caserta, il punto nascita più vicino? Mi trovavo al reparto di ginecologia per un controllo quando ho visto tre ragazze incinte ricevere la notizia della chiusura. Ho letto la paura nei loro occhi e mi sono detta: non posso restare a guardare›».
Il presidio ospedaliero “Ave Gratia Plena” non è solo il punto di riferimento per Piedimonte Matese, ma per un vasto bacino che include l’intera area del Matese, la valle del Volturno e i comuni dell’area interna campana. La sua chiusura equivale, di fatto, a negare l’accesso al parto sicuro a decine di migliaia di donne. Come conferma Agostino Navarra, Assessore del Comune di Piedimonte Matese e Presidente del Parco del Matese: «Piedimonte è il comune capofila di un territorio che coinvolge oltre 70.000 persone. Non è solo una questione locale: se chiude il nostro punto nascita, anche le donne di Alife, di Caiazzo, di Raviscanina, di Teano, si trovano nella stessa difficoltà».
La distanza dal presidio alternativo più vicino, l’ospedale di Caserta, è uno degli aspetti più critici. Un parto programmato può forse essere gestito. Ma se il travaglio inizia all’improvviso? Se il parto è d’urgenza? La risposta, oggi, è spesso un viaggio rischioso e doloroso su strade di montagna o provinciali, con l’ansia costante di non arrivare in tempo.



La chiusura del reparto ostetrico-ginecologico non è un evento isolato: è il risultato di un sistema che da anni si regge su deroghe temporanee. Ogni estate le mamme matesine si chiedono se potranno partorire vicino casa oppure no. «Non è possibile vivere in questa precarietà – sottolinea De Biasi – Ogni anno si attende una deroga per riaprire il reparto. Ma una nascita non può dipendere da un permesso politico».
Oltre alla chiusura del punto nascita, già in passato era stata sospesa la Terapia Intensiva Neonatale, costringendo i neonati con problemi a essere trasferiti altrove. Un neonato sano oggi, se partorito d’urgenza a Piedimonte, viene comunque trasportato via ambulanza a Caserta. Risultato? Nessun contatto immediato con la madre, impossibilità di allattare, e traumi evitabili.
«Ci troviamo a dover utilizzare ambulanze dello STEN per neonati sani solo perché il reparto non è attrezzato – denuncia De Biasi – È assurdo che un ospedale così moderno e dotato venga penalizzato per motivi di personale».
Alla base della chiusura, una delibera della Giunta Regionale della Campania (n. 418 del 23 giugno 2025) che prevede il riordino e l’efficientamento della rete dei punti nascita in Campania. I numeri delle nascite – meno di 500 l’anno – non soddisfano i parametri nazionali imposti dal Governo Renzi nel 2015, che fissavano una soglia minima per la sopravvivenza di tali reparti. Tuttavia, la realtà orografica del Matese rende questi criteri inapplicabili.
Navarra è chiaro: «Solo con l’unione tra cittadini, politica e istituzioni possiamo affrontare questa battaglia. La manifestazione ha mostrato la volontà collettiva di non accettare la chiusura. Non è solo una questione sanitaria, ma di giustizia sociale».
Alla manifestazione hanno partecipato cittadini di ogni età, famiglie, sacerdoti, medici, rappresentanti di associazioni civili e religiose. Presente anche il Vescovo Giacomo Cirulli, pastore delle Diocesi di Teano-Calvi, Alife-Caiazzo e Sessa Aurunca. Le sue parole hanno dato forza al corteo: «Al centro del nostro interesse ci sono le persone, non i numeri. La tutela della vita e della salute deve essere la nostra priorità».
Per ora, l’unica certezza è l’attesa. Il prossimo 4 agosto è la data indicata per un nuovo confronto tra Regione e Governo. Ma per i cittadini del Matese, le risposte servono subito. La chiusura del punto nascita di Piedimonte Matese è più di una questione tecnica o politica: è un’emergenza umana che mette a rischio il diritto alla salute e alla sicurezza delle madri e dei neonati.
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