
Quasi 50 anni fa in Iran si vedevano donne senza velo o in costume da bagno. Ad oggi vari diritti civili vengono negati e molti giovani manifestano per riaverli. In particolare, la situazione delle donne è parecchio tesa. Gli ultimi eventi in Iran hanno portato questo paese indietro anni luce rispetto a molti anni prima. Basti pensare che, negli ultimi mesi, nelle città dell’Iran centinaia di studentesse iraniane sono state avvelenate destando una grande rabbia tra la popolazione civile.
Resta quindi inevitabile pensare che quella degli avvelenamenti sia una campagna organizzata e coordinata per punire le studentesse. La loro pacifica partecipazione alle proteste scoppiate, a partire dalla metà del settembre 2022, potrebbe essere la causa. Negli ultimi mesi sono stati diffusi molti video che mostrano atti di resistenza, come togliersi l’hijab obbligatorio e mostrare i capelli in pubblico indossando l’uniforme scolastica. Ma per capire cosa sta succedendo in un senso più ampio, dobbiamo tornare indietro.
Per capire le proteste iraniane, dobbiamo partire dalla rivoluzione iraniana del 1979. Prima di questo anno in Iran c’era la monarchia, con il suo re (scià) Reza Pahlavi, sostenuto da Stati Uniti e Regno Unito, in cambio della metà dei profitti della fiorente produzione petrolifera iraniana. Lo scià a quel tempo tentò un’occidentalizzazione che portò anche a molte riforme nei confronti delle donne che potevano indossare costumi da bagno ed evitare di mettere il velo. Ma non tutte le riforme diedero un esito positivo, soprattutto dal punto di vista economico, fino ad arrivare alla caduta della monarchia del ’79.
In questi disordini vi era sia una parte religiosa che laica, ma fu il clero sciita a proporre una soluzione alle manifestazioni in Iran fornendo leader chiari. Ad ottenere il sostegno di maggioranza fu Ayatollah Khomeini, grazie al suo carisma. Quest’ultimo fondò la Repubblica Islamica (o anche Iraniana). Viene detta islamica perchè basa i suoi principi sulla Shari’a, la legge islamica che impone un preciso codice morale. Infatti, da allora c’è stata una reintroduzione di norme contro le quali le persone protestano ancora oggi: il divieto di consumo di alcolici, l’obbligo del velo, il divieto di divorziare e molto altro.
Come dicevamo, ad oggi le proteste continuano e questo clima di rivoluzione si è acceso in due date precise. Il 15 agosto 2022 il presidente Ebrahim Raisi emana un decreto che comprenderà ancora più restrizioni sull’abbigliamento femminile. Il 16 settembre 2022 muore Mahsa Amini in circostanze misteriose, a seguito di un arresto per indossare il velo in maniera poco consona. Secondo le forze dell’ordine, si sarebbe trattato di un malore improvviso. La famiglia non ci ha mai creduto, trasmettendo il bisogno di verità a tutta la comunità iraniana.
Il dissenso si è espanso e la comunità si è unita per i propri diritti. Tutto ciò, però, ha anche causato una repressione brutale da parte delle forze del governo con numeri altissimi di morti, feriti e condanne a morte. Le proteste iraniane sono sì fortemente legate al riavere i propri diritti, ma sono anche dovute ad una profonda crisi economica che colpisce sempre di più i giovani.
Intanto, il 29 e il 30 maggio sono cominciati i processi a porte chiuse contro Elaheh Mohammadi, del quotidiano riformista Hammihan; e Niloufar Hamedi, del giornale Sharq. Entrambe sono le prime giornaliste iraniane a occuparsi della morte di Mahsa Jina Amini. Sono accusate di “collusione con poteri ostili” e rischiano la pena di morte. Il popolo iraniano è giovane e vuole un cambiamento radicale nel proprio paese, ma quando accadrà?
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