
In Italia si parla da tanto della crisi del servizio sanitario nazionale per mancanza di risorse economiche e per mancanza di personale. Secondo i dati raccolti da Anaao Assomed, ogni giorno negli ospedali italiani si licenziano dieci medici.
Tra salari bassi, stress, turni massacranti e aggressioni, ogni giorno dieci camici bianchi si licenziano dalle nostre strutture. Una situazione del tutto paradossale, poiché prima era un sogno poter fare il medico in ospedale dopo la laurea, oggi sembra che non interessi più di tanto lavorare in ospedale.
La scelta di fare il medico si differenzia da professionisti a professionisti: ci sono quelli che decidono di trasferirsi all’estero per guadagnare di più e avere migliori occasioni di carriera, quelli che optano per lavorare in forma privata e quelli che tentano il concorso per medico di base, pensando così di avere una vita più serena.
Le cause di questo vuoto sanitario sono diverse: per fare chiarezza potrebbe essere utile considerare le ragioni che hanno portato alla situazione attuale e i motivi che nei prossimi anni potrebbero renderla ancora più critica.
Sempre secondo Anaoo Assomed, già nel 2020 mancavano all’appello negli ospedali italiani circa 10.000 medici.
Secondo la Federazione Cimo-Fesmed per capire quanto sia grave la mancanza di sufficiente personale sanitario in reparto (medici e infermieri) basta guardare a che cos’è successo negli ultimi anni (2010-2020) nei nostri ospedali. I dati parlano da soli, in dieci anni:
2. Sono stati disattivati 113 pronto soccorso (di cui 10 pediatrici)
3. Sono state eliminate 85 unità mobili di rianimazione
4. Abbiamo perso 37mila posti letto negli ospedali pubblici, 28mila dei quali ordinari e quasi 10mila di day hospital, a fronte di un aumento di 1.747 posti nelle strutture private.
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