
A sei anni i bambini sono già connessi a Internet tramite smartphone: oltre il 30 % dei bambini tra 6 e 10 anni lo usa tutti i giorni. È il sogno segreto dei bambini e, da veri nativi digitali, come potrebbe essere altrimenti? Dopo aver passato l’infanzia a giocare con quello di mamma e papà, verso i sei anni iniziano a chiederne uno tutto loro. E le competenze digitali? Un miraggio.
Dati alla mano, nella mappa europea sulle competenze digitali dei 16-19enni, l’Italia si posiziona quart’ultima: la quota di giovanissimi con scarse o nessuna competenza è del 42%, contro una media europea del 31%. In Italia il 78,3% di bambini tra gli 11 e i 13 anni utilizza internet tutti i giorni e lo fa soprattutto attraverso lo smartphone. Si abbassa sempre di più l’età in cui si possiede o utilizza uno smartphone, con un aumento significativo di bambini tra i 6 e i 10 anni che utilizzano il cellulare tutti i giorni dopo la pandemia: dal 18,4% al 30,2% tra il biennio 2018-19 e il 2020.
L’utilizzo sempre più pervasivo delle tecnologie digitali non ha comportato solo una trasformazione nel modo di comunicare, ma ha anche un impatto sulla salute mentale di tutti, compresi i giovanissimi. Secondo quanto pubblicato da Save the Children, dati, mappe e interviste fotografano il bisogno di protezione per i più giovani mentre affrontano le “opportunità rischiose” della rivoluzione digitale in un’Italia che sconta ancora ritardi e carenze sulla strada per la transizione digitale, collocandosi al 18esimo posto tra i 27 stati membri dell’UE rispetto alla digitalizzazione dell’economia e della società . A tale proposito, le famiglie con accesso alla banda ultra larga a fine 2022 erano il 52%, con la provincia di Milano in vetta alla classifica (86,6%) e Isernia in fondo (32,4%).
Sempre più connessi e sempre più piccoli sui social network. Sempre più dis-connessi. Soprattutto: sempre più esposti a cyberbulli e web-odiatori. Tra gli 11 e i 13 anni sono in aumento gli atti di cyberbullismo. Maggiormente le ragazze sono più frequentemente vittime di atti di cyberbullismo, ma esiste anche una quota di “bulle” che colpiscono le compagne per isolarle e deriderle soprattutto negli anni della preadolescenza, quando i tempi di crescita non sono uguali per tutte.
La scuola si trova impreparata a intercettare questi fenomeni. Nelle scuole secondarie di secondo grado che hanno partecipato al monitoraggio sulla piattaforma istituzionale ELISA, i docenti stimano che la percentuale di studenti e studentesse coinvolti nei fenomeni di bullismo e cyberbullismo sia poco meno del 6%, un dato lontano dalla percentuale di coinvolgimento nei fenomeni dichiarata dai ragazzi.
Scarsa anche la conoscenza sugli strumenti di prevenzione di cui le scuole già dispongono. Infatti, solo il 18% degli studenti e delle studentesse della secondaria di secondo grado che hanno partecipato al monitoraggio ha dichiarato di sapere chi sia il docente referente per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo nella propria scuola e il 51% ha dichiarato di non aver mai sentito parlare di questa figura.
L’Italia in questo ambito mostra una serie di carenze: tra gli adolescenti che hanno 16 e 19 anni la quota di chi ha scarse o nessuna competenza è del 42% contro una media europea del 31%. Ad aver acquisito elevate competenze digitali sono poco più di 1 su 4 (il 27%), mentre sono il 50% dei coetanei francesi e il 47% degli spagnoli. Ed ancora più complicata è la situazione nel Sud Italia, dove oltre la metà dei ragazzi ha scarse o nessuna competenza (52%) mentre a Nord sono vicini ai valori europei.
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