
In occasione dell’inizio del nuovo anno, ripercorriamo quello appena concluso con un Cinecapone inversione Deluxe: i tre film migliori che ho visto al cinema nel 2025 e le tre ciofeche più imbarazzanti che mi divertirò aridicolizzare.
Immagina creare, nel terzo millennio, una saga piena di elementi che ad oggi fanno incazzare chiunque: una trama semplice, un protagonista non individuabile se non in un pianeta e un popolo intero, senza l’eroe/anti-eroe con archetipi classici e soprattutto un’estetica che vive e sopravvive solo in sala.
Esatto, immagina che, nell’epoca in cui, per lo spettatore medio, non vale la pena guardare un film al cinema ma aspettare che esca su una piattaforma, qualcuno crei un’opera che ha il suo unico senso se vista su uno schermo 22×16 o più, per poi morire quasi subito dopo. Immagina poi che a farlo sia un tizio di nome James Cameron e che lo faccia così maledettamente bene da sfondare comunque il botteghino ad ogni nuovo capitolo di quella saga. Ecco, se riesci ad immaginarlo, puoi capire perché Avatar avrà sempre il suo posto nel top dell’anno, ad ogni suo capitolo, passato e futuro.
Ci dovrebbe essere “Una battaglia dopo l’altra” ma del capolavoro di PTA ne abbiamo già parlato due mesi fa, quindi vi beccate il conte Orlock. Il Nosferatu di Eggers ha come unico difetto il fatto di raccontare una storia già raccontata in due capolavori di Murnau ed Herzog e in altre decine di Dracula. Per il resto la solita estetica meravigliosa del regista statunitense che è forse al suo picco più alto, la rilettura geniale in chiave femminista e il romanticismo macabro che pervade l’opera, fanno di questo film l’ennesimo diamante incastonato nella filmografia del giovane Eggers, che per ora non sbaglia un colpo.
Riesco a contraddirmi in meno di 10 righe inserendo un film che aveva già fatto parte del Cinecapone, esattamente al suo esordio ad agosto. Frega niente, Superman per il sottoscritto è il film dell’anno e lo sarebbe stato anche se nel 2025 fosse uscito “Shining”. Il motivo? Provate voi a stare su un letto in preda ai vomiti e avere come unica fuga dei fumetti di Superman, vedrete cosa si prova quando James Gunn ve lo riproporrà perfettamente sul grande schermo.
Film che a caldo ho reputato mediocre. Ora, a mente fredda, ripensando al fatto che questo film avrebbe dovuto rappresentare la rinascita dell’MCU rispetto alla melma putrida in cui naviga da anni (anche da molto prima che la gente se ne accorgesse) e che per farlo hanno scritto una sceneggiatura mettendo probabilmente in una stanza una decina di scimmie urlanti che hanno battuto su una tastiera cose a caso, il giudizio diventa molto più cattivo. E poi lo so che anche a voi, in fondo al vostro cuore, molto molto nel profondo, la tanto decantata estetica retrofuturista ha fatto schifo.
La scena del “Chicken Jockey!” con centinaia di persone che sbraitavano, si rotolavano e saltavano sulle sedie senza alcun motivo se non quello del “meme”, entra nell’albo d’oro delle cose che fanno perdere stima nell’essere umano. Minecraft riesce a fare schifo pur inserendosi in un genere cinematografico la cui qualità media è già di per sé bassissima: lo spot cinematografico. P.S.: vi prego smettetela di trascinare Jack Black in queste cose. State bruciando tutto l’amore che ho accumulato per lui in anni e anni.
Non è perché è un’idea spudoratamente copiata di Inside Out; non è perché sembri un reel Instagram di un influencer di un’ora e mezza; e giuro non è neanche per Pilar Fogliati. È perché di questo film ho sentito dire che fosse “la rinascita della commedia italiana”, “la luce in fondo al tunnel”, “una nuova speranza per il cinema italiano”. È perché è a causa di ciò che il cinema italiano continuerà a morire: non di certo perché il bello da cui ripartire non ci sia (basta leggere il numero del mese scorso) ma perché non si centra l’obiettivo, convincendo la gente che questa qui sia roba proponibile, abituandoli al marcio.
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