
Mentre l’EAV — la holding regionale del trasporto campano, presieduta da Umberto De Gregorio — canta vittoria e snocciola trionfalistiche slide da convegno, i pendolari della ex Circumvesuviana vivono da anni un lento e costante declino, un incubo a binario morto. E i dati — quelli veri, quelli che non fanno curriculum nei comunicati — parlano chiaro: una perdita secca, verticale, di oltre 13 milioni di passeggeri in dieci anni. Altro che successo: una Caporetto della mobilità pubblica. Ma andiamo con ordine.
Chi vuol raccontare che è tutta colpa del Covid o della “congiuntura internazionale” mente, sapendo di mentire. Il disastro della Circumvesuviana è cominciato ben prima della pandemia. Mentre in tutta Italia cresceva, lentamente ma costantemente, l’utilizzo del trasporto pubblico locale, in Campania si perdeva il treno — nel senso letterale del termine. Un declino che non è solo infrastrutturale o tecnologico: è prima di tutto sociale, ambientale e — diciamolo senza giri di parole — culturale. Quando un sistema ferroviario perde milioni di passeggeri, non perde solo biglietti. Perde fiducia, perde funzione pubblica, perde coesione sociale. Perché quei milioni di viaggiatori scomparsi sono in gran parte tornati all’auto privata, con tutto ciò che ne consegue: traffico, stress, costi familiari, emissioni, tempo perso, disuguaglianze. Insomma, la Circumvesuviana, anziché essere asse portante della mobilità sostenibile del napoletano e del vesuviano, è diventata un moltiplicatore di disagio.
I pendolari non chiedono miracoli. Chiedono treni che partano, che arrivino, che siano puliti e possibilmente sicuri. Nulla di più. E invece? Invece la realtà quotidiana, come documentano da anni Legambiente Campania e i Comitati dei viaggiatori, è un elenco che fa tremare i polsi: ritardi cronici, guasti tecnici, soppressioni improvvise, treni sovraffollati e vetusti, vandalismi impuniti, stazioni deserte e buie, informazione ai passeggeri inesistente, controlli sporadici, spesso solo ai capolinea.
Ma soprattutto — e questo è il punto che più inquieta — una percezione crescente di insicurezza, non solo per l’integrità fisica, ma anche per la dignità personale. Sali su un treno e non sai se scenderai puntuale o se resterai bloccato per ore. Le condizioni dei convogli, spesso senza climatizzazione, con sedili divelti, rampe per disabili fantasma e display fuori uso, sono una negazione plastica del diritto alla mobilità.
Il fiore all’occhiello della gestione De Gregorio doveva essere il revamping dei treni. Ebbene, anche qui siamo alle comiche — se non ci fosse da piangere. Dodici convogli mai consegnati, venticinque soggetti a guasti seriali, incidenti, persino incendi. Senza contare la telenovela internazionale sull’acquisto dei nuovi treni: gare impugnate, ricorsi, annullamenti, catastrofi naturali e lungaggini imbarazzanti. Nel frattempo, le stazioni restano inaccessibili, prive di personale, di ascensori funzionanti, di servizi igienici, di sorveglianza. In piena Campania del PNRR e dei fondi europei, viaggiare sulla Circumvesuviana è ancora un salto nel vuoto, una roulette russa tra burocrazia e degrado.
E qui tocchiamo un nervo scoperto. Perché non si tratta solo di bilanci e investimenti. Si tratta — e lo dicono con chiarezza le sigle ambientaliste e i comitati civici — di metodo, di governance, di ascolto. Basta con i tavoli a porte chiuse, con gli incontri “informativi” a senso unico, con le autocelebrazioni. Servono tavoli partecipativi veri, dove i pendolari, le associazioni, i territori vengano messi nelle condizioni di co-decidere. Servono politiche coraggiose, non promesse da campagna elettorale. Perché — come scrive Legambiente — «Con le parole e i proclami non si viaggia meglio».
Ridare dignità alla Circumvesuviana è una questione di democrazia e civiltà urbana. Ogni passeggero perso è un fallimento collettivo. Ogni treno in ritardo è un segnale d’arretramento rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030. Ogni viaggio degradante è un macigno sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini. Napoli e la sua area metropolitana non possono più permettersi un simile sfacelo. Serve un cambio di rotta radicale, strutturale, condiviso. Non servono slogan, servono fatti. Ora. Prima che il treno della mobilità sostenibile deragli definitivamente.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...