
Chi non ricorda la storica parodia a fumetti firmata Walt Disney, “L’inferno di Topolino”? Sceneggiata da Guido Martina e disegnata da Angelo Bioletto nel 1949, questa avventura onirica di Topolino e Pippo trae ispirazione dall’Inferno della “Divina Commedia” di Dante Alighieri. Non è però un caso isolato: la Disney ha spesso adattato grandi classici della letteratura al linguaggio del fumetto. Il motivo è semplice: il fumetto ha la capacità di rendere accessibili opere letterarie complesse a un pubblico che potrebbe non avvicinarsi spontaneamente a tali letture. Tuttavia, trasporre una storia in immagini e dialoghi non è mai un’operazione semplice né una fedele riproduzione: tutto cambia. Il ritmo narrativo si adatta, le parole lasciano spazio alle immagini, e l’autore del fumetto imprime il proprio marchio. Non si tratta di una traduzione, ma di una reinterpretazione che riflette il contesto culturale e sociale del momento. Passaggi complessi possono essere condensati in poche battute, mentre l’immagine aggiunge dettagli assenti nel testo originale.

Negli ultimi anni, si è osservato un miglioramento nella qualità di questi adattamenti. Un esempio è “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, riadattato da Michele Medda. La vicenda di Giovanni Drogo, giovane ufficiale destinato alla Fortezza Bastiani, un avamposto isolato in attesa di un’invasione che forse non arriverà mai, prende vita nelle tavole del fumetto. La monotonia della vita nella fortezza e l’attesa interminabile consumano gli anni migliori di Drogo, il quale, malato e prossimo alla morte, comprende che il vero nemico non è l’attesa o i Tartari, ma la paura della morte. Alla fine, Drogo affronta questa paura e muore in pace.
Un altro esempio recente è “Il signore delle mosche. Il graphic novel“, il primo adattamento a fumetti dell’omonimo romanzo di William Golding, realizzato da Aimée de Jongh. Dopo un incidente aereo, un gruppo di giovani studenti si ritrova naufragato su un’isola deserta. Inizialmente, uno dei ragazzi viene eletto leader e cerca di instaurare una piccola società democratica, ma presto emerge un gruppo rivale, basato sulla violenza. Il conflitto tra i due gruppi degenera, portando alla morte di due ragazzi, simboli di saggezza e libertà. Alla fine, una nave salva l’ultimo sopravvissuto, ma l’intera vicenda lascia un profondo pessimismo sull’umanità e le sue tendenze. Aimée de Jongh riesce a preservare l’essenza del romanzo, amplificandone il significato attraverso la narrazione visiva.
Tra i maestri del fumetto muto, spicca il francese Grégory Panaccione, che ha adattato “La lucina”, romanzo di Antonio Moresco. I temi ricorrenti della scrittura di Moresco, come il rapporto con la natura e la solitudine, emergono con forza dalle tavole di Panaccione, che trasforma ogni vignetta in una piccola opera d’arte. La lucina racconta la storia di un anziano eremita che vive isolato in una campagna indefinita e silenziosa. Ogni notte, da una zona di boscaglia disabitata, appare una luce misteriosa. Ossessionato da questo bagliore, l’uomo decide di scoprirne la fonte, intraprendendo un viaggio attraverso la natura. Alla fine, scopre che la luce proviene da un bambino che vive solo, portando con sé un segreto insondabile. L’incontro con il bambino trasforma l’esistenza dell’eremita, donandole un nuovo significato. Nella solitudine condivisa, l’uomo cerca di comprendere il mistero che avvolge il giovane, interrogandosi se ciò che scoprirà potrà alleviare non solo la solitudine del bambino, ma anche la propria.
Infine, merita una menzione speciale il progetto editoriale di Nicola Pesce, che include nel suo catalogo alcune delle più belle trasposizioni a fumetti dei classici della letteratura. Si tratta spesso di riproposizioni di opere di grandi maestri del passato, come “Un capitano di quindici anni” e “L’isola misteriosa”, oppure di opere inedite come “Viaggio al centro della terra“, realizzate da Claudio Napoli e Marco Lirini. Tra gli altri titoli spiccano “Il vecchio e il mare” di Andrea Laprovitera e Ludovico Lo Cascio (da Ernest Hemingway), “Il diario di Gian Burrasca” di C. Nizzi e Gianni De Luca (da Vamba), “La freccia nera”, “Ivanhoe” e “Il gigante egoista e altre favole” di Dino Battaglia (da Robert Louis Stevenson, Walter Scott e Oscar Wilde).
Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta!
di Achille Callipo
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