
Dei Colli Tifatini si parla ancora troppo poco e quando lo si fa, purtroppo, è quasi sempre per raccontare degli incendi che quasi ogni anno li devastano. Eppure, basta salire sul versante di Caserta Vecchia per accorgersi di quanto questi luoghi conservino ancora una bellezza autentica: scorci e tramonti suggestivi che riescono ad incantare l’intera provincia casertana.
Gli incedi che hanno interessato i Colli Tifatini nel pieno del mese di giugno, hanno a che fare molto probabilmente con la matrice dolosa. E questo fa ulteriore rabbia. Così come mi ha fatto rabbia rendermi conto che i miei coetanei non sanno nemmeno dove iniziano e dove finiscono i Colli Tifatini. Quindi ho interpellato Vito Vozza, presidente della Pro Loco Tifatina, intervenuto ai microfoni di Informare per provare a fare chiarezza su un’area tanto suggestiva quanto poco conosciuta: «Si parte da Sant’Angelo in Formis, si attraversa Casolla e Casertavecchia, San Leucio, Castel Morrone, e si arriva fino a Limatola e Biancano. Parliamo di un territorio vastissimo, che coinvolge molti comuni e circa 200mila abitanti». Un’area dalla straordinaria rilevanza ambientale, storica e sociale, ma che soffre da decenni di abbandono, incendi, incuria e assenza di coordinamento. È da qui che nasce la proposta del Parco Intercomunale dei Monti Tifatini, arenata però da mesi negli uffici del Comune di Caserta. Ma su questo argomento ci arriviamo tra poco.
Come ogni estate le fiamme sono arrivate puntuali. Nel mensis horribilis di giugno prima Baia Domizia, poi San Leucio, infine Caserta Vecchia e le sue frazioni, fino a Castel Morrone. Un fronte di fuoco che ha bruciato ettari di macchia mediterranea, lambendo abitazioni, distruggendo ecosistemi e mettendo a nudo l’inefficienza della prevenzione. Nel nostro caso, è bene inquadrare il territorio dei Tifatini. L’intera area è classificata comezona a pericolosità geomorfologica: rischio frane, smottamenti, colate di fango. Un suolo calcareo poco stabile che, una volta privato della vegetazione – come accade dopo un incendio – perde ancoraggio. Le radici morte lasciano vuoti nel terreno, e alle prime piogge intense si rischiano crolli e distacchi rocciosi. La miccia, spesso, è il vento.
Raffaella Alois, avvocato, vive con la sua famiglia in una proprietà che affaccia sul Monte Virgo a Caserta Vecchia. La sua testimonianza ci fa capire quanto sono stati pericolosi questi incendi anche per la popolazione: «Dopo un giugno caldo e secco, sono bastati due giorni di vento perché scoppiasse l’inferno. I focolai si sono attivati tutti insieme, rendendo impossibile un intervento coordinato. Abbiamo chiamato più volte i soccorsi, ma il centralino era a Roma, poi a Perugia. Solo dopo ore sono arrivati i mezzi. Intanto, il fuoco era arrivato sotto casa. Ho cercato di spegnere le fiamme da sola, mi sono bruciata mani e capelli. A casa ad aiutarmi c’era mia figlia e suoi quattro amici. Per fortuna nessuno si è fatto male, ma poteva benissimo succedere». Come se non bastasse, lungo la strada che porta a Caserta Vecchia – via Vitaliano Rossetti – e dalle segnalazioni video e foto inviate alla nostra redazione, sappiamo che in passato e ancora oggi, ci sono ammassi di rifiuti di ogni tipo. Anche sui Colli Tifatini che vanno da Caserta Vecchia a Castel Morrone, alle spalle del bosco di San Silvestro. In molti casi si tratta di materiali come plastica e rifiuti speciali. Quando bruciano, rilasciano sostanze pericolose nell’aria. Respirarle significa ammalarsi. Nessuna postazione fissa di Protezione Civile. Nessuna autobotte stazionata in zona. In caso d’incendio avanzato, si ricorre a elicotteri e Canadair con costi elevatissimi. Ma la prevenzione è un’altra cosa: servono tagliafuoco, sentieri puliti, controllo del territorio e presìdi permanenti.
Un dato allarmante: Castel Morrone è il sesto comune in Campania per superficie colpita da incendi. Ma è anche l’unico in provincia di Caserta senza un Piano Comunale di Protezione Civile, obbligatorio per legge dal 2012. Uno scandalo silenzioso, che mette in pericolo la popolazione. Non tutto è perduto. Dal 2018, la Pro Loco Tifatina, insieme al CAI e ad alcune associazioni locali, ha cominciato a mappare e segnalare i sentieri antichi, spesso dimenticati: «Durante il lockdown, molti hanno riscoperto queste strade, che i contadini conoscevano bene. Noi le abbiamo dotate di cartelli in legno, abbiamo indicato chiese, punti panoramici. C’è voglia di fare». La Pro Loco ha coinvolto ben sette frazioni: Mezzano, Pozzovetere, Staturano, Santa Barbara, Casola, Tuoro e Garzano. «Esistiamo da pochi mesi, ma c’è un grande entusiasmo. Le persone vogliono partecipare, capire, proteggere quello che abbiamo».
Il progetto del Parco Intercomunale dei Monti Tifatini interessa 340 ettari tra Caserta Vecchia e San Silvestro. Il progetto esiste: cartografia pronta, piano definitivo tracciato. Gli obiettivi? Riqualificazione ambientale, sentieristica unificata, prevenzione incendi, valorizzazione dell’Acquedotto Carolino (sito UNESCO). Giuseppe Vozza, sindaco di Casagiove e promotore dell’iniziativa insieme ai comuni di Capua, Caserta, Casapulla, Castel Morrone e San Prisco, spiega: «Abbiamo avuto un colloquio con la Commissaria di Caserta. C’è apertura al confronto, ma nulla di concreto. In passato anche l’amministrazione passata aveva dato un suo consenso, ma non se ne fece nulla. A settembre presenteremo una richiesta ufficiale al Comune di Caserta per convocare un tavolo tecnico. Il progetto è pronto, servono solo volontà e una delibera. Se il Comune capofila si muove, la Regione potrà avviare l’iter». Il parco rappresenterebbe non solo una tutela ambientale, ma anche un’occasione economica, turistica, culturale. Una risposta concreta a incendi, abbandono e rischio idrogeologico. Ma il dossier è ancora fermo nei cassetti.
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