
Nonostante i morti, le lotte ambientali e il caos mediatico sulla Terra dei Fuochi, c’è ancora chi coltiva sui terreni nei pressi delle ex-discariche Bortolotto e So.Ge.Ri.
È quello che emerge da un sopralluogo del personale dipendente del Commissario Unico di Bonifica, Giuseppe Vadalà, e successivamente precisata da una nota del Comando regionale dei Carabinieri Forestali inviata al comune di Castel Volturno.
I terreni che fanno parte dell’area vasta Bortolotto – So.Ge.Ri. sono terreni interdetti Classe D, sui quali è assolutamente vietata ogni coltivazione. Le ex-discariche di Castel Volturno, di cui una tra le più pericolose in Italia (So.Ge.Ri.), sono parte integrante dei capitoli più bui della storia del comune. I livelli di percolato nei terreni hanno maturato un disastro ambientale al quale si è fatto fronte prima con la bonifica della Bortolotto e poi con la messa in sicurezza (ultimata di recente) della So.Ge.Ri.
Interventi a parte, l’area vasta che comprende le due discariche resta un punto assolutamente sensibile per il territorio, soprattutto in relazione ai potenziali livelli di inquinamento. Il verbale del sopralluogo che ha scoperto le coltivazioni illecite è datato al 20 Giugno mentre la nota inviata dalla Forestale al comune è stata recapitata il 9 Luglio.
In quest’ultima, la Forestale ha chiesto al Sindaco di Castel Volturno di emettere opportuni provvedimenti “[…] anche d’intesa con l’Autorità sanitaria locale e dell’ASL competente […]” volti “[…] ad impedire che la produzione possa essere immessa nel ciclo di consumo […]”.
Dopo la nota del Comando, è arrivata l’ordinanza del Sindaco. Abbiamo raggiunto telefonicamente l’assessore all’ambiente, Vincenzo Gatta, ha ribadito: “C’è la nostra massima attenzione sull’Area Vasta Bortolotto-Sogeri, in particolare sui siti classificati in categoria D, per i quali vige un divieto assoluto di produzioni agroalimentari e foraggere, come previsto dal Decreto interministeriale del 1° giugno 2021 e dalla Legge nazionale n. 6/2014. Si tratta di aree da anni monitorate dal Comando Regione Carabinieri Forestale Campania, attraverso i suoi Reparti dipendenti, a tutela della pubblica e privata incolumità. Gli stessi Carabinieri Forestale, negli anni scorsi, hanno provveduto alla tabellazione dei siti, al fine di garantire la massima visibilità del divieto e una corretta informazione a tutte le forze dell’ordine e ai cittadini.
L’ordinanza in questione nasce da una informativa trasmessa dai Carabinieri Forestale e introduce un elemento di significativa novità: l’obbligo, per i proprietari dei terreni, di procedere immediatamente alla distruzione di qualsiasi coltivazione presente, al fine di evitare che prodotti non conformi possano essere immessi nei circuiti del consumo umano o animale. I controlli continueranno con cadenza mensile da parte dei reparti territoriali, in un’azione costante di monitoraggio e prevenzione. La tutela della salute e dell’ambiente resta una priorità assoluta“.
Le aree catastalmente individuate insistono sul Foglio 5 P.lla 5077 (ex particella 8) di proprietà CECERE Carla; Foglio 5 P.lla 5080 (ex particella 8) di proprietà CECERE Lucia con diritto di superficie a favore della società SINERGIA GP7 s.r.l. con sede in Roma; Foglio 5 P.lla 5072 (ex particella 62) – nuda proprietà CIARAMELLA Nicolina con usufrutto a favore di CECERE Nicola; Foglio 5 P.lla 5075 (ex particella 62) di proprietà CECERE Chiara.
In alcune delle particelle in questione vi sono altre prescrizioni che evidenziano il carattere di urgenza dell’ordinanza. È il caso dela prescrizione ‘m‘: “esecuzione di indagini supplementari (scavi, trincee) volte a confermare o meno la presenza di rifiuti interrati“.
Questo perché in alcune delle aree ci sono state indagini “superficiali” che non sono riuscite a confermare senza ombra di dubbio la presenza di rifiuti tossici internati, è il caso della parte E – F dell’ex particella 8 e della parte E dell’ex particella 62.
La presenza di coltivazioni e/o allevamenti immessi nel commercio costituirebbe un danno enorme per la salute pubblica, un dato di fatto che richiede un intervento tempestivo vista la diffusione della filiera corta in gran parte del territorio provinciale.
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