
Già da alcune settimane, le strade cittadine hanno iniziato a riempiersi di manifesti elettorali dei vari candidati, per le elezioni europee dell’otto e nove giugno. La tipologia di comunicazione è abbastanza riconoscibile tra ogni candidato o gruppo politico candidato, delineando e rafforzando così gli obiettivi preposti.
Le scelte comunicative dei partiti mostrano bene a cosa puntano per attrarre voti, dicendo anche molto del periodo che stanno attraversando in termini di consensi e umore. Prendiamo in riferimento, ad esempio, tre dei nostri principali partiti politici in corsa alle europee ed i loro manifesti dei candidati in corsa.
«Cambiamo l’Europa prima che lei cambi noi», tuona un manifesto in cui viene affiancata l’immagine di una donna che indossa un hijab. Slogan associato di volta in volta a immagini piuttosto violente nei confronti di singoli o di categorie. Una formula, molto simile a quella del 2019, che la Lega ha usato anche in quel caso per le elezioni. C’è chi però sostiene, come Dino Amenduni – professore di comunicazione politica all’università di Perugia – che: «in un periodo storico diverso, è difficile che quella stessa formula funzioni di nuovo.»
Di fatto, se nel 2019 la Lega raggiunse il suo massimo storico del 34% dei voti, lo stesso non si può dire adesso, dove i sondaggi lo danno intorno all’8%.
Il primo piano della leader e presidente del consiglio Giorgia Meloni, con alle spalle una bandiera tricolore. La scritta riporta “Con Giorgia” e sotto “l’Italia cambia l’Europa”. La sua candidatura non è altro che un metodo per attrarre più voti possibili, essendo lei il marchio di fabbrica di Fratelli d’Italia. Una pura mossa strategica nel momento in cui, se venisse eletta, rinuncerà al ruolo di eurodeputata e lascerà il posto al primo candidato di Fratelli d’Italia non eletto.
Questo perché, in caso di elezione, la premier sarebbe in una posizione di conflitto con quello che è il suo attuale ruolo di Presidente del Consiglio.
L’europarlamentare di Fratelli d’Italia Pietro Fiocchi, ha scatenato non poche polemiche per dei manifesti che lo raffigurano mentre imbraccia un fucile. Il titolo del manifesto recita «L’Europa e la caccia che vogliamo». Tra i primi attacchi c’è il leader dei Verdi, Angelo Bonelli: «È la destra di Giorgia Meloni che odia animali e natura.»
Forza Italia fa ancora fatica ad elaborare il lutto. Di fatto il partito ha ritenuto valida, a livello comunicativo, la scelta di proporre, ancora, la figura di Berlusconi nei suoi manifesti elettorali. Mantenendo addirittura il suo cognome nel simbolo del partito.
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