
Lo scorso 7 marzo si è tenuta a Città della Scienza la seconda edizione di “Donne di Scienza”, un evento in cui scienziate, ricercatrici e rappresentanti del mondo accademico e istituzionale hanno permesso, ognuna attraverso la propria testimonianza, una riflessione sull’esperienza femminile in differenti contesti lavorativi, anche in posizioni di vertice e in ruoli di leadership. I loro racconti di carriera ma soprattutto di vita hanno messo in luce conquiste e traguardi professionali impensabili fino a qualche decennio fa, ma anche il ruolo talvolta di sfida e di sprone che i pregiudizi sociali hanno avuto nel loro percorso.
Il momento di incontro si è aperto con l’intervento di Giuseppina Tommasielli, medico nonché vicepresidente della fondazione IDIS-Città della Scienza, che ha introdotto l’evento sottolineando l’importanza di un momento del genere, in cui donne di differenti ambiti convergono per parlare di pari opportunità e di emancipazione. La fondazione IDIS punta da sempre a raggiungere il pubblico con una comunicazione efficace e coinvolgente. “Ci rivolgiamo sempre ai giovani, ai quali poniamo testimonianza di vita di donne nella scienza che ce l’hanno fatta a coniugare carriere brillantissime con la loro vita di donne, sfatando un vecchio concetto per cui le scienziate non possono avere una vita al femminile: queste donne che oggi ascolteremo sono donne che ce l’hanno fatta” ci ha raccontato in un’intervista la dottoressa Tommaselli, prima che l’incontro cominciasse.
Il primo contributo femminile è stato quello di Francesca Ferlaino, docente di fisica sperimentale presso l’Università di Innsbruck, che è intervenuta a distanza con un videomessaggio di augurio e un appello al valore della collettività nella ricerca scientifica.
A seguire le parole di Maria Vittoria Cubellis, chimica e biochimica nonché addetto scientifico presso la Rappresentanza permanente italiana presso l’Unesco di Parigi. Nel suo contributo ha voluto porre in evidenza come in Italia e in Campania ci si ricordi spesso solo dei patrimoni artistico-culturali presenti sul territorio, mentre questo è anche fucina di eccellenze scientifiche. Gli manca tuttavia la spinta istituzionale per valorizzare quest’aspetto come meriterebbe “L’Unesco fa moltissimo per le donne, in particolare per promuovere la carriera delle donne nelle discipline STEM. In Italia conosciamo l’Unesco in particolare per la cultura, molto meno per la scienza”.
Un’altra occasione di riflessione sul ruolo delle donne in contesti di leadership è stata offerta da Stefania Cantoni, ingegnere aeronautico recentemente nominata Direttore Generale del CIRA. “Sono convinta di essere arrivata a fare il direttore del centro italiano di ricerca aerospaziale perché ho studiato, lavorato e ho sviluppato competenze. Per questo, e non perché sono donna, perché ho studiato e ho creduto in quello che facevo. Noi donne dovremmo lavorare sulla consapevolezza professionale, abbiamo la tendenza a non avere il coraggio di esprimerci, forse dobbiamo osare un po’ di più: se uno sa di sapere, ha il dovere di esporsi”.
Ancora la neuroendocrinologa Annamaria Colao, Vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha contribuito alla riflessione della mattinata portando il proprio racconto di vita come donna di scienza, in particolare il senso di sfida che sentiva come giovane studentessa di medicina negli anni 70, in un ambiente a prevalenza maschile e in un periodo in cui le donne medico erano pochissime.
È intervenuta poi Patrizia Palumbo, fondatrice del centro antiviolenza Dream Team Donne in Rete. Ha raccontato della sua Scampia in cui appena sposata iniziò un progetto di vita, in un quartiere che tuttavia lei non ha mai visto come una minaccia. La storia dell’associazione comincia nel 2009 con la nascita di una biblioteca, in cui le madri di Scampia, accompagnando i propri figli, hanno scoperto un luogo di condivisione reciproca. Dai primi gruppi di lettura, in cui le donne si ascoltavano a vicenda con la pratica del circle time, Dream team è diventato un punto fermo non solo come sportello di ascolto e di supporto per vittime di violenza, ma come rete di sorellanza sociale e culturale fortissima radicata saldamente nel territorio.
La voce istituzionale di Rosanna Romano,Direttrice delle politiche culturali e del turismo della regione Campania, ha poi messo in evidenza l’importanza dell’impegno politico a partire dal concetto di cura nell’amministrazione pubblica: “Aver lavorato nel campo del sociale mi ha abituato prima di tutto che c’è la cura delle persone, e poi c’è la cultura delle cose. Questa formazione mi ha molto aiutato nel lavoro che faccio. C’è sempre qualcosa di più importante della cultura: c’è la sanità, ci sono i trasporti, l’ambiente. Quindi per cercare di mantenere alta l’attenzione bisogna lottare”.
È intervenuto poi Bruno Siciliano, professore di automatica e robotica della Federico secondo, che da una prospettiva maschile ha raccontato l’importanza delle figure femminili nella sua vita e carriera. A evento ultimato ci ha raccontato che nel suo percorso scientifico ha avuto “la possibilità di coltivare quella parte sensibile del mio carattere attraverso l’incontro con diverse donne. Il robot come macchina tecnologica è una macchina maschile, ma l’anima, il cuore e la passione di queste macchine intelligenti è di ispirazione femminile“.
Infine hanno contribuito all’incontro Concetta Ambrosino e Mariarita Brancaccio, raccontando la propria esperienza con i pregiudizi della società in quanto donne di scienza, e Rosanna del Gaudio che ha proposto un momento interattivo per conoscere le pioniere scientifiche spesso dimenticate dai più.
L’evento, moderato da Valeria Grasso ed Ettore de Lorenzo, ha rappresentato un momento speciale di convergenza di figure femminili e non solo di grande rilievo nel panorama scientifico, accademico e istituzionale, mostrando analogie tra i percorsi di carriera e di vita in settori differenti, ma anche i punti in comune, ricordando che l’uguaglianza di genere spesso non è del tutto sostanziale. Le loro testimonianze hanno messo in luce che molti miglioramenti sono avvenuti nel corso degli ultimi decenni per le pari opportunità di genere, ma la strada per una completa e sostanziale parità non è ancora terminata.
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