
Fino al 15 febbraio 2026, il palcoscenico del Teatro Bellini di Napoli ospiterà Come gli uccelli, tratto dal testo di Wajdi Mouawad (Tous des oiseaux) e portato in scena dalla regia di Marco Lorenzi.
Questo spettacolo si addentra nelle relazioni umane, nell’identità e nella memoria storica, interrogando le eredità culturali di due popoli oggi contrapposti: Israele e Palestina. Al centro della narrazione ci sono Eitan, giovane di origine ebraica, e Wahida, ragazza di origine araba, la cui storia d’amore sboccia in un contesto di tensioni storiche e culturali. Mentre i due cercano di costruire un legame che vada oltre le divisioni imposte dalla storia e dalle rispettive appartenenze, un evento improvviso sconvolge il corso della loro relazione, intrecciando gli aspetti più intimi dei personaggi con la grande Storia collettiva.
Attraverso salti di tempo, piani narrativi sospesi e una costruzione epica che attraversa generazioni e luoghi, lo spettacolo invita lo spettatore a riflettere sull’identità personale e culturale, sul peso delle radici e sulla complessità dell’amore in un mondo segnato da violenze, divisioni e ambiguità. Ne risulta un’opera di grande spessore emotivo e drammaturgico.
Al centro della messa in scena c’è una domanda: chi siamo davvero quando guardiamo all’altro senza pregiudizi? L’opera esplora come i legami personali e culturali si intreccino con il grande racconto storico, spingendo lo spettatore a confrontarsi con temi quali l’amore, il conflitto, l’identità e la memoria.
Secondo la visione di Marco Lorenzi, il teatro deve spostare i confini e proporsi come uno spazio di confronto. «Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada… poi ci sono testi che sconvolgono tutto, come una bomba piazzata nel bel mezzo della tua vita d’artista. Incontri che ti segnano per sempre», scrive Lorenzi nelle note di regia, sottolineando come questo lavoro lo abbia spinto a esplorare il significato sottile della parola, delle relazioni e dell’ascolto dell’altro.
Lorenzi ha anche sottolineato l’importanza di immergersi nella storia, chiedendo agli interpreti di recitare in lingue diverse dalla propria (italiano, ebraico, arabo e tedesco) per restituire la ricchezza e la complessità culturale dell’opera.
Il cast è guidato da interpreti come Federico Palumeri, Francesca Osso, Barbara Mazzi, Irene Ivaldi, Rebecca Rossetti, Aleksandar Cvjetković, Elio D’Alessandro, Said Esserairi e Raffaele Musella, mentre scenografia, costumi, luci, suono e video, curati da un team tecnico di alto livello, contribuiscono a creare un’esperienza immersiva e potente.
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