
Oltre alla Reggia e ai colli Tifatini, condivisi con altri comuni, Caserta può contare su un altro polmone verde: l’ex Macrico. Ecco come la storia di questo spazio verde è emblematica delle difficoltà della città capoluogo.
I 33 ettari di terra vennero dapprima usati nell’800 dai Borbone in centro d’addestramento soprannominato Campo di Marte e poi Piazza d’Armi. Con l’Unità d’Italia poi l’esercito destinò l’intera aerea alla rimessa dei carri armati, da qui la denominazione di Macrico, ossia Magazzino centrale rimessa mezzi corazzati. Il Ministero della difesa però dal secondo dopoguerra decise di abbandonare progressivamente l’area. E nel 1984 la Cassazione riconobbe la proprietà dell’aerea all’IDSC con l’area che dunque tornava alla curia casertana. .
Arrivando agli anni 2000, viene firmato un protocollo d’intesa fra l’allora direttore della Fondazione e il sindaco della città Luigi Falco. Tale atto avrebbe portato alla nascita di un ‘Parco urbano vivo’. Al progetto si oppose però l’ex vescovo Nogaro che denunciò il rischio di speculazione sull’area nel vibrante Te Deum del 31 dicembre 2000. Nel frattempo inizia a muoversi anche la società civile casertana: nel 2001 nasce il Comitato Macrico Verde, che tra gli obbiettivi aveva la non edificabilità dell’area e la ristrutturazione degli edifici preesistenti. Ed infatti inizia ad essere posta la questione della sua denominazione come F2, ossia zona inedificabile, cosa che fece partire un’ampia mobilitazione in città.
Nel 2013 infine l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio annuncia che l’area sarebbe diventata un parco aereospaziale definito la ‘Città dello Spazio’. Progetto avvenieristico che, secondo le stime, avrebbe portato a Caserta 30000 visitatori all’anno. Con la caduta della giunta Del Gaudio il progetto però si ferma. Si riparte dopo anni di silenzio nel 2024 con l’ex Presidente della Regione Campania Vincenzo De Lucache conferma la disponibilità della Regione ad istituire un ‘parco della biodiversità’ all’interno del Macrico, che nel frattempo aveva cambiato nome in Campo Laudato Si. A tale scopo nel 2025 la Regione Campania destina 30 milioni di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione per la realizzazione del primo quadrante che avrebbe ospitato tale parco.
Nello stesso anno arrivano altri 15 milioni di euro in occasione dell’Anno Giubilare. In particolare si sarebbe dovuto procedere alla rigenerazione di due zone verdi: quella che si trova alla sinistra dell’ingresso e l’altra posizionata in fondo al viale a destra e che si affaccia sulla cappella.
Dunque anni di promesse non ancora mantenute e di contrasti politici hanno paralizzato questa zona, che avrebbe potuto rappresentare un volano per la rinascita della città capoluogo e della sua Provincia. In questo senso la storia del Macrico è perfettamente emblematica della Caserta che lo ospita. Ed intanto i casertani sono ancora privati del loro ‘Central Park’ aperto solo sei ore settimanali.
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