
Anche per gli edifici scolastici arriva una nuova ventata di aria fresca: si tratta proprio dei fondi del Pnrr. Il finanziamento complessivo previsto, dopotutto, si aggira intorno ai 10 miliardi di euro, e si articola in un fitto programma di lavori. Dal potenziamento delle mense e delle strutture sportive si passerà, infatti, ad una consistente espansione dell’offerta degli asili nido. Ma non è tutto: presto sorgeranno, infatti, anche nuovi plessi scolastici, in grado di accogliere tra le proprie mura sempre più bambini e ragazzi studenti. Un radicale cambio di rotta, che rappresenta l’obiettivo che si prefigge di raggiungere il Piano Scuola 4.0, che mira proprio a donare agli ambienti scolastici un nuovo volto, innovativo.
Del resto, i dati sembrano parlare senza filtri: ammontano a circa 5.700 i cantieri di edilizia scolastica effettivamente operativi, tra i quali il 74% è stato già ultimato o, in ogni caso, vive una fase di attuazione decisamente avanzata, secondo i dati diffusi dall’Associazione Nazionale dei Costruttori (Ance). Cifre che consentono di delineare una mappa geografica delle macroaree all’interno delle quali si concentrano maggiormente gli sforzi messi in campo.
E tra queste, spiccano in cima alla classifica proprio i cantieri localizzati nel Mezzogiorno d’Italia, che si distingue per essere uno dei territori dello Stivale più virtuosi. Proprio qui, infatti, si concentra circa il 46,4% dei cantieri nei quali gli interventi sono già giunti al temine, o hanno quantomeno superato la metà dei lavori previsti – ai quali corrisponde quasi il 39,6% degli investimenti. Immediatamente dopo, si collocano il 35,8% degli interventi e il 41,5% degli importi nelle regioni del Nord. Chiude la classifica, infine, il Centro con i suoi 17,8% dei cantieri e il 18,9% degli importi.
Insomma, si tratta di traguardi importanti, che non sarebbero mai stati tagliati senza il pieno coinvolgimento degli enti comunali e provinciali, i quali hanno beneficiato a loro volta della spesa in conto capitale. Soltanto nel 2025, infatti, la spesa per investimenti dei comuni ha vissuto un notevole incremento del 15% rispetto al 2017. Non si tratta affatto, quindi, di cifre di poco conto, soprattutto alla luce del numero degli edifici scolastici effettivamente attivi in Italia, pari a circa 40mila per ben 7 milioni di studenti.
Tra questi, circa la metà è nata prima del 1974, e il 43% sorge in aree ad elevato rischio sismico. A questi dati, infine, se ne aggiungono altri tre estremamente significativi: quasi il 47% degli edifici non dispone di alcun certificato di agibilità, mentre appena il 45% ha il collaudo statico e meno del 15% degli edifici in zona sismica rispetta il regolamento normativo antisismico. Ancora, il 54,8% delle strutture non gode minimamente della verifica di vulnerabilità sismica.
All’interno di un simile quadro, dunque, si inseriscono gli investimenti effettuati grazie ai fondi del Pnrr, che sono destinati a invertire del tutto la rotta, dal momento che almeno un edificio scolastico su quattro è stato interessato da investimenti di rinnovamento e di adeguamento. Tuttavia a tracciare un panorama ben più dettagliato e accurato è stata Federica Brancaccio, presidente dell’Ance. Innanzitutto è opportuno evidenziare la questione del completamento dei cantieri entro le date di scadenza sancite dal Piano.
A detta della presidente, molto spesso si sono verificate particolari criticità che, più che all’attività d’impresa, sono indubbiamente attribuibili a fattori esterni, “che incidono su tempistica dei lavori, gestione economica dei contratti e capacità di rispettare le scadenze europee”, ha proseguito la presidente. Proprio per questo motivo, aggiunge: “È fondamentale assicurare massima chiarezza e uniformità interpretativa sulle modalità di rendicontazione e sui criteri di chiusura degli interventi”. Ma non è certo sufficiente. Perché già da oggi occorre riflettere su ciò che potrà accadere nel momento in cui i rubinetti dei fondi del Pnrr si chiuderanno. La strada da percorrere è senza dubbio in salita, eppure potrebbe essere considerata quella del Partenariato Pubblico-Privato. Stando ai dati del Cresme – acronimo di “Centro di ricerche di mercato” – nel giro degli ultimi 5 anni questo strumento ha rappresentato in media circa il 20% del mercato complessivo delle opere pubbliche.
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