
La nostra redazione ha avuto l’onore e il piacere di ottenere un’intervista – che uscirà nel prossimo mensile – ad una delle eccellenze del nostro territorio, il Dottor Cristiano Giardiello. Il chirurgo ha ottenuto una fama nazionale grazie al programma “La Clinica per Rinascere” su Real Time, girata all’interno dell’Obesity Center del Pineta Grande Hospital di Castel Volturno.
In uno stralcio di quest’intervista, che il lettore potrà gustare integralmente a gennaio sul nostro Magazine, il Dott. Giardiello ci ha avvicinato ad una questione che abbiamo ritenuto degna di un approfondimento più mirato. La fattispecie riguarda una piaga primaria del nostro paese se si parla di questione meridionale: la migrazione sanitaria. La piaga, a quanto dice il chirurgo è destinata ad acuirsi, data una regolamentazione che favorisce le strutture del Nord e colpisce quelle del sud, oltre che, talvolta, il paziente.
Da una sentenza del 2023 del Consiglio di Stato è stato infatti stabilito che “Le prestazioni sanitarie erogate da una struttura convenzionata con il Sistema sanitario nazionale in favore dei pazienti residenti fuori dalla Regione non rilevano ai fini del raggiungimento del volume massimo delle prestazioni remunerabili, definito dalla Regione e dalla Asl per quella struttura”
Cosa vuol dire? Che le prestazioni servite per pazienti fuori regione non rientrano nel budget predeterminato annualmente per quella struttura, sono invece “extra-budget”. Un’occasione, quindi, per quella struttura, di ricavare più soldi, e di creare, come spiega il dott. Giardiello, un vero e proprio business sui pazienti fuori regione. Chi paga la regione ospitante è, tra l’altro, proprio la regione ospitante (ex.: cittadino campano va a curarsi in una clinica milanese, la prestazione alla clinica è pagata dalla Regione Campania) e i costi per una cura fuori regione sono indicativamente più alti di quanto lo sarebbero se quella cura fosse effettuata nella regione di provenienza.

È ben noto che, a causa di una disuguaglianza, che sia reale o percepita, di offerta medica delle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud, il fenomeno delle migrazione sanitaria riguarda i pazienti che dal meridione vanno a curarsi altrove. Un rapporto della Fondazione Gimbe afferma che tale fenomeno causa uno spostamento di circa 4,25 miliardi di euro che si riversano annualmente dalle casse del Sud a quelle del Nord.
Quest’ultimo non è solo un danno enorme per le strutture sanitare del territorio e delle sue casse in generale, ma talvolta è causa di inefficienza dell’offerta medica nel suo complesso. Il dott. Giardiello, infatti, nel parlare di ciò che accade nel suo campo, spiega: “Le strutture ospedaliere in nord Italia incentivano i pazienti a recarsi presso i loro presidi, ma poi questi pazienti non sono seguiti e sono destinati a fallire nel percorso post-intervento. Ormai in Italia più del 50% dei pazienti che hanno subìto un’operazione, soprattutto se giovani, avranno necessità di fare un altro intervento, c’è una recidiva molto importante sia di ripresa di peso che di aumento di peso rispetto al primo intervento”.
E all’orizzonte, c’è lo spettro dell’autonomia differenziata, una potenziale mazzata finale per tale piaga.
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