
A Caserta il fenomeno della poesia performativa sta uscendo dalla nicchia e sta conquistando il coinvolgimento delle nuove generazioni. Con la poesia performativa, la città di Caserta sta conoscendo una fucina di talenti, prima inespressi, che coinvolgono quella fascia di età reduce dalla pandemia e dalle conseguenze dei mesi di reclusione.
Immaginate gli aedi dell’antica Grecia o quei primi attori del teatro elisabettiano. Oppure i rapper delle strade di New York. Oggi la carica di denuncia poetica proviene dai nuovi artisti delle gare di Poetry Slam, una forma di poesia performativa che a suon di rime e competizioni dagli Stati Uniti è approdata in Italia in maniera ufficiale poco più di dieci anni fa. Oggi conta un migliaio di iscritti alla LIPS, la Lega Italiana Poetry Slam.
A Caserta il fenomeno della poesia performativa sta uscendo dalla nicchia: è sotto gli occhi anche delle istituzioni il consenso intorno a questa disciplina. Si sta creando un fermento poetico interessante, originale per questa epoca, che sta riscontrando un grande coinvolgimento soprattutto da parte dei più giovani.m A raccontarmi l’inizio di questo movimento nel nostro territorio, ho parlato con Maria Pia Dell’Omo, autrice, poeta performer e organizzatrice con Caspar di eventi culturali, con cui promuove i talenti del territorio.
«Fu la poetessa Anna Ruotolo ad iniziare il discorso organizzando “Su il sipario”, dal 2008 al 2010, in vari locali casertani. Io sono riuscita a portare la dimensione dei campionati nazionali a Caserta, prima con il circuito “Slam Italia”, nel 2016, e poi con il circuito LIPS, quando entrai in Caspar Campania Slam Poetry, nel 2017. Da allora, organizziamo ogni anno il Campionato regionale di Poesia Performativa. Il format del campionato fu una novità: gli Slam in Campania erano rari e si doveva andare fuori regione per partecipare ad eventi del genere. Caspar è stata l’unica realtà nazionale a coprire contemporaneamente tutta la Regione. Con questo collettivo iniziarono le attività e la possibilità di strutturare un vero e proprio campionato in tappe, valorizzando autori locali e garantendo loro, ogni anno, la possibilità di accedere alla finale nazionale».
Una realtà portata in questo territorio anche tra lo scetticismo o la poca conoscenza della materia. Sicuramente uno shock in positivo per la nostra comunità, specie per i nostri ragazzi assetati di poesia. «Accadeva che ai primi Poetry Slam ci fossero persone deluse dal voto basso della giuria composta dal pubblico. Si trattava quindi di educare le persone al fatto che c’è un palco e si deve saper in qualche modo giocare e condividere con altre persone quel momento. È una palestra di grande umiltà, non adatta quindi a tutti i caratteri. Ecco perché abbiamo pensato agli Open Mic dove, senza competizione, i poeti possono leggere le proprie poesie liberamente».
Nelle gare di Poetry Slam c’è molto del ritorno all’oralità, ma è una vera disciplina letteraria, che incrocia contatto con il pubblico e l’arte contemporanea. Il format ricorda vagamente le dinamiche delle battle dei rapper: ogni poeta ha tre minuti per dire quello che vuole, recitando un testo proprio. Purché si usino solo corpo e voce, nessun costume o utilizzare oggetti di scena. A eleggere il vincitore della serata c’è una giuria di cinque persone estratte a sorte tra il pubblico che cambia ad ogni manche. La poesia performativa ha offerto anche la possibilità ai giovani della nostra città di partecipare a questi eventi.
«Nel 2023 ho iniziato a fare scouting e a proporre il campionato regionale di poesia performativa per ragazzi dai 13 ai 20 a Caserta. Già abbiamo i primi poeti finalisti e il campionato è ancora in essere. Effettivamente è un fatto affascinante, soprattutto per veicolare questi eventi via social. I media si stanno aggiornando e le istanze delle nuove generazioni sono diverse, più risolute: il corpo, l’ambiente, l’identità di genere, i diritti umani… Pensa che nella modulistica di iscrizione alle gare abbiamo integrato la possibilità di specificare la propria identità di genere e, da anni, da parte nostra c’è una sempre maggiore attenzione alla comunicazione sull’accessibilità. Oltre al discorso delle barriere architettoniche, personalmente cerco di prestare attenzione anche alle disabilità invisibili. Lo scorso anno ho lanciato il bollino “Neurofriendly” per chi soffre di dolore cranio-facciale e trova nei climatizzatori il trigger del proprio dolore invalidante. Con il loro spegnimento, per la durata dell’evento, si permette anche a persone con alcune neuropatie di partecipare alla socialità, tutelando il pianeta».
A parte le tematiche affrontate, come puoi descrivere questi ragazzi che si approcciano ai tuoi eventi?
«In genere, questa generazione è quella che ha subito l’impatto della pandemia: il forte trauma psicologico dovuto all’isolamento sociale forzato e all’iper-connessione, i messaggi violenti dei social, che impongono una perfezione fasulla e minano la percezione del sé estetico. Questa è anche una generazione che, di contro, ha sviluppato delle tematiche e delle istanze molto forti ed è giusto e doveroso creare quindi un contesto dove i ragazzi sanno di potersi esprimere in un ambiente rispettoso ed essere ascoltati davvero.
Anche io da ragazzina avrei voluto avere spazi simili, ecco perché è importante offrire loro queste opportunità».
Nonostante la componente agonistica presente nelle competizioni, lo scopo del poetry slam non è quello di prevalere sugli altri poeti. Si tratta di rendere popolare una forma d’arte spesso considerata elitaria o di nicchia. Il centro dell’attenzione rimane sempre la poesia, ma espressa in modi sempre diversi spesso riuscendo a rompere e ad attraversare la “quarta parete” che separa lo spettatore dallo spettacolo. Su quanto sia importante portare la poesia anche sull’impegno civile, Maria Pia ci risponde così:
«È importante fare poesia civile: con Caspar abbiamo collaborato con Videometrò News Network, la TV di sistema della metropolitana di Napoli. Avevamo in animo di irrompere il caos del non luogo per eccellenza che è la metropolitana con la poesia. Appena terminammo le registrazioni, scoppiò la pandemia. La metro divenne un luogo tetro dove non circolava più nessuno: la poesia diventò uno strumento con cui abitare il vuoto, lo strumento con cui fare compagnia a quei singoli viaggiatori ritrovatisi in una situazione post apocalittica. Con la poesia civile abbiamo parlato dell’importanza di donare organi e tessuti, di violenza e delle sue conseguenze invisibili, oppure della transcultura innescando un dialogo aperto e umano tra chi leggeva o recitava queste poesie. Sposo la poesia civile, sposo quella rottura della coscienza e del rispecchiamento»
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...