
Da molti anni, le principali economie sviluppate, sono entrate in una fase di trasformazione economica, con uno spostamento del lavoro dal settore manifatturiero al cosiddetto “terziario” o “settore dei servizi”. Il passaggio non è stato ugualmente veloce in tutti i Paesi: alcuni, come Italia e Germania, mantengono ancora una larga parte della popolazione impiegata nell’industria, mentre altri, come la Gran Bretagna, sono ormai quasi interamente votati al settore terziario.
Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, però, potremmo presto trovarci costretti a dividere questo settore in due rami: uno minacciato da una rapidissima automazione e perdita di posti di lavoro ed uno che, invece, non sarà particolarmente minacciato.
Il “terziario”, come qualcuno ricorderà dalle lezioni di geografia, è il settore che comprende tutti quei lavori che non includono la produzione di risorse naturali (primario) e l’industria (secondario); una definizione ampia, che include ogni cosa dalla medicina all’amministrazione, dalle vendite all’istruzione. L’abbondanza di posti di lavoro, la sostituzione del lavoro intellettuale a quello manuale, paghe più alte (almeno fino a qualche anno fa) e la percezione di un più alto status sociale hanno contribuito a costruire l’immagine di un settore estremamente allettante.
Ma come accaduto all’agricoltura e all’industria nel ‘900, ora anche per questo settore stanno sorgendo tecnologie in grado di automatizzare una grossa parte del lavoro, anche se non è totalmente chiaro quali saranno gli impieghi più colpiti. La poca omogeneità dei mestieri inclusi nel terziario, infatti, rende difficile comprendere come questo settore muterà nel tempo; per facilitare l’analisi si può partire dal dividere i “servizi” in diversi rami.
Si potrebbe scegliere tra diverse metodologie di divisione, la più tradizionale è quella per fini: il ramo medico, ad esempio, comprende dottori, infermieri, personale amministrativo, dirigenti e molte altre posizioni. Ma l’utilità di questa partizione è abbastanza discutibile, troppi lavori distinti concorrono all’obiettivo di curare le persone e non tutti subiranno la stessa evoluzione.
Una distinzione più utile è, forse, quella tra lavoratori dell’informazione (o dei dati) e tutti gli altri. Lavoratore dell’informazione potrebbe essere definito chiunque estragga, analizzi, rielabori, diffonda, venda e operi con le informazioni. Un campo largo che comprende impiegati e dirigenti del pubblico e del privato, ma anche interi settori come la pubblicità, la finanza, i call center e il giornalismo.
I nuovi impiegati in questo settore costituiscono la maggior parte dell’incremento di lavoratori del terziario (si pensi solo ai milioni di influencer spuntati fuori negli ultimi anni), mentre le categorie più tradizionali come insegnanti, medici e negozianti non hanno subito particolari variazioni. Tuttavia, sono proprio i lavoratori dell’informazione ad essere quelli più minacciati dallo sviluppo tecnologico: in particolare dall’intelligenza artificiale.
L’AI non è altro che un complesso sistema di rielaborazione di informazioni, nulla di più, ma esattamente quello che basta per sostituire milioni di impieghi che vertono sullo stesso problema. Quindi assisteremo, dopo agricoltura e industria, alla terza grande automatizzazione nella Storia; tuttavia, questa volta c’è una particolarità: a ciascuna delle precedenti corrispose uno spostamento di forza lavoro in un settore emergente, ma adesso è proprio il settore che sembra emergere a rischiare di svanire.
Allora bisogna interrogarsi su quale sarà il futuro e, magari, anche su cosa possiamo desiderare da questo: uno spostamento in massa verso i lavori di cura (gli unici che sembrano sopravvivere)? Un mondo dove i pochi a trovare impiego lavorano e gli altri sono condannati alla precarietà? O, auspicabilmente, la fine del modello di lavoro delle 40 ore settimanali con drastiche riduzioni degli orari lavorativi a parità di stipendio? Fare previsioni a questo punto diventa difficile, ma è sicuro che la svolta che ci attende cambierà il mondo per sempre.
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