
L’AI è ormai un fenomeno inarrestabile che interessa molteplici settori, specie quelli creativi. Non a caso, uno dei settori più interessati dall’approdo dell’intelligenza artificiale è il comparto musicale. Alcuni algoritmi AI sono in grado di generare brani musicali in modo automatico. Questi algoritmi possono apprendere da vasti insiemi di dati musicali e creare composizioni originali che imitano lo stile di determinati generi o artisti.
Non solo: alcuni strumenti basati sull’AI, come plugin e software, possono assistere i musicisti nella produzione musicale. Ad esempio, possono suggerire accordi e creare linee melodiche o fornire effetti sonori in tempo reale. L’AI può essere impiegata nel processo di regolazione del mixaggio e del bilanciamento del suono in una registrazione. Questo può migliorare la qualità complessiva della musica e ottimizzare l’esperienza dell’ascoltatore.
Poi, navigando sul web, possiamo trovare esempi di contenuti creati con l’ausilio di AI – molto sorprendenti a dir il vero – che consistono in canzoni con la voce di cantanti che cantano brani di altri artisti. Un fenomeno interessante che solleva diverse questioni artistiche, etiche e legali.
Curiosando sul web abbiamo intercettato, tra numerosi contenuti simili, il canale YouTube This Mortal AI. In questo canale, potete ascoltare Freddie Mercury cantare una canzone di Miley Cyrus, oppure addirittura “Bellissima”, il brano di Annalisa. Puoi ascoltare qui. Su come è possibile realizzare tutto ciò, abbiamo parlato con Gianluca, proprietario del canale This Mortal AI.
Gianluca, nella vita privata, si occupa di musica lavorando da tanti anni nel mondo delle produzioni. Il suo canale Youtube, This Mortal AI, lo ha aperto per curiosità quando ha notato su internet il trend delle cover fatte con l’intelligenza artificiale. Un canale che ha registrato in un mese e mezzo circa 5 mila visualizzazioni dalla creazione. Un piccolo fenomeno nel mare magnum online che ricorda molto l’esplosione dei mash up che consistevano, appunto, nel mescolare la voce di una canzone con la base di un’altra. Questo è ciò che accade sul suo canale Youtube. Sulla sua pagina Instagram, invece, Gianluca lavora con le immagini sempre create con l’intelligenza artificiale.
Quando è iniziato questo fenomeno?
«Questo fenomeno è iniziato già qualche anno fa, forse in maniera più sommersa. Il primo caso clamoroso fu quando è stato pubblicato su Youtube e Spotify un brano da parte di un produttore in featuring con Drake. Un featuring che, in realtà, non c’è mai stato. Di fatti, Youtube è intervenuto rimuovendo il contenuto con annesse bagarre legali conseguenti».
Sul tuo canale abbiamo ascoltato Freddie Mercury cantare una canzone di Annalisa. Come è stato possibile?
«Nel nostro caso, tutto ciò diventa possibile attraverso un training. È possibile caricando una serie di clip di qualità dalla durata di 15/20 secondi – senza qualsivoglia effetto, senza cori, riverberi e delay – dove ci sia effettivamente la voce dell’artista che ci interessa per avere un buon training. Tramite questo procedimento, nel giro di una quarantina di minuti il sistema genere un modello con la voce dell’artista interessato. Ma questo è possibile anche con la voce di personaggi pubblici, politici…»
Di fatti, c’è stato un audio fake del Sindaco di Londra Sadiq Khan che ha creato non pochi problemi… Come avviene il processo di generazione sia degli audio e sia di queste canzoni AI che troviamo sul tuo canale e sul web? Quali strumenti si usano?
«Oggi questi casi li possiamo trovare anche con audio fake di Zelensky, Biden… All’inizio era tutto più complesso. Un anno e mezzo fa si usava Github. Oggi ci sono una valanga di siti dove puoi scegliere modelli generati. Funziona molto semplicemente così: tu canti o parli e il sito converte automaticamente nel modello prescelto. Uno molto in voga è Lalas. Alcuni di questi sono a pagamento attraverso un abbonamento di circa 16 euro mensili».
Un prezzo alla portata di tutti… Ma creativamente parlando, quali vantaggi può offrire questa tecnologia?
«Dipende dall’utilizzo che vuoi fare di questi audio. Ovviamente se tu usi la voce di Miley Cyrus per lanciare un featuring che in realtà non esiste, puoi incorrere a problematiche legate al copyright. La cosa interessante è che all’interno di questi siti, tu puoi generare una voce non famosa, ecco. Quindi puoi generare un modello con la tua stessa voce. Ti faccio un esempio: per un autore che scrive i pezzi per interpreti, una delle più grosse problematiche è quella di registrare un provino senza la voce dell’interprete a cui è destinato il brano. In questo caso, puoi generare dei provini specifici e avere un risultato molto chiaro con la voce dell’interprete stesso. Sotto questo punto di vista, c’è un aspetto interessante a livello creativo».
C’è stato un esempio di un personaggio famoso che ha invece capitalizzato con l’AI?
«Grimes, l’ex moglie di Elon Musk. È una cantante conosciuta che ha creato una piattaforma all’interno della quale permette alle persone di generare linee vocali cantate da questa sua versione artificiale. Subito dopo faceva siglare un accordo per l’utilizzo della sua voce prevedendo una ripartizione dei proventi generati da questi pezzi. Puoi andare a sentire questi brani su Spotify sul canale Grimes AI. Gli ascolti non sono molto alti, ma è ovvio che per un artista potrebbe diventare una situazione vantaggiosa. Metti caso c’è un brano che potrebbe interessare. È un terreno agli albori, ma…».
Però, da un punto di vista tempistico, questa tecnologia a quali ritmi sta viaggiando?
«È sostanzialmente un fenomeno inarrestabile. Come quando negli anni 2000 arrivò lo streaming con Napster. Certo, le case discografiche si erano accese e movimentate da quel fenomeno. Ma poi si regolarizzato il tutto. La tecnologia, però, di per sé non si poteva ormai fermare. Da quel momento, la realtà dei fatti fu che il supporto fisico ha perduto rilevanza e ci siamo messi tutti ad ascoltare musica digitale. E qui la cosa è la stessa. Con la differenza che la velocità con cui questa tecnologia dell’intelligenza artificiale si sta sviluppando è rapidissima. Pensa che oggi ci sono delle piattaforme dove puoi generare sia basi musicali che testi attraverso delle tue indicazioni su genere musicale e temi specifici. In 30 secondi hai un arrangiamento e un testo a seconda delle tue indicazioni. Siamo già a questi livelli, figurati tra un anno e mezzo!»
In tutto ciò, mancano ancora delle regolamentazioni in materia…
«Manca, è vero. Gli artisti andranno presto al riparo. Youtube sta lanciando delle clip dove avrai la possibilità di selezionare una serie di artisti che hanno chiuso un accordo proprio con Youtube (c’è già Charlie Puth tra gli altri) e di creare dei brani ad hoc come sottofondo della tua clip. Puoi decidere di creare un brano con la voce di Charlie Puth che canta di te che stai, boh, aggiustando la tua bicicletta. Il concetto stesso di canzone e di musica nei prossimi anni verrà radicalmente stravolto. Già oggi se ci fai caso la musica sta diventando un servizio in base all’utilizzo che ne stiamo facendo».
Dobbiamo renderci conto che l’AI rappresenta un potente strumento nell’ambito musicale, capace di generare nuovi brani e facilitare la produzione. Tuttavia, mi sembra inopportuno pensare all’AI come un sostituto dell’ingegno umano. L’AI non può sostituire completamente la creatività e l’interpretazione umana che caratterizzano la musica. L’AI – quando regolamentato e utilizzato con buon senso – funge da supporto per i musicisti, offrendo suggerimenti, ottimizzando processi e aprendo nuove possibilità. Ma la vera essenza della musica continua a dipendere dall’ingegno e dall’espressione umana. La collaborazione tra l’AI e i musicisti può portare a sinergie creative, migliorando l’esperienza musicale senza soppiantare l’artista.
Sempre in ambito musicale, l’uso dell’Intelligenza artificiale da parte di Huawei per completare la famosa Sinfonia n. 8 di Schubert, ha ulteriormente dimostrato il potenziale della tecnologia per la creatività. Quello che possiamo dire oggi, è che l’intelligenza artificiale da sola non ha giudizio o sfumature umane. Questo è invece il valore aggiunto che gli esseri umani possono apportare, interagendo con l’AI. Possiamo quindi considerare l’intelligenza artificiale come uno strumento al servizio della creatività.
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