
Il 2023 è stato un anno record per i musei italiani – come gli Uffizi di Firenze e i Musei Vaticani di Roma, che hanno superato i 5 milioni di visitatori – grazie a un aumento sostenuto nel numero di visitatori e di fatturato. Dopo la chiusura forzata dovuta alla pandemia da Covid-19, i siti culturali nel nostro Paese, che costituiscono larga parte del nostro patrimonio culturale, sono tornati alla ribalta. Si trovano però anche sull’orlo di un cambiamento epocale. Secondo Vincenzo Trione, consigliere alla programmazione delle attività museali del Comune di Napoli, «i musei si muovono oggi su due livelli: online e offline».
Tra le conseguenze dell’anno pandemico c’è la spinta forzata nella direzione del digitale: secondo l’Osservatorio di Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, nel 2022, l’86% delle istituzioni ha investito nel settore digitale, in particolare nella digitalizzazione della propria collezione. Tuttavia, è ancora presente un gap di competenze digitali nel personale dei musei, che mancano di figure sfaccettate, capaci di coniugare le competenze digitali con quelle tradizionali. Secondo Trione, molto spesso gli strumenti digitali sono dedicati alla creazione di una «vetrina» all’interno dei musei, che poco aiuta alla fruizione da parte dei visitatori. C’è invece la necessità di superare il «conservatorismo e la pigrizia» nel panorama italiano, per rendere i musei dei veri e propri «cantieri in evoluzione», dove presentare non solo opere già acclamate, allo stesso tempo rendendoli più accessibili.
In quest’ottica, Napoli potrebbe diventare un punto di riferimento a livello europeo attraverso il MetaPan, una tra le prime applicazioni del metaverso allo spazio museale in Italia.
Il ripensamento del Palazzo delle Arti Napoli, che «a lungo è stato utilizzato senza alcuna progettualità», diventa l’occasione per creare una piattaforma virtuale dedicata a mostre d’arte interamente pensate in digitale, visitabili da casa, permettendo al museo di restare “aperto” in attesa della conclusione degli interventi di ristrutturazione. «Il museo è un luogo di democrazia» afferma Trione e «gli strumenti digitali possono essere utilizzati per allargarne il pubblico».
L’amministrazione comunale punta a rendere il PAN il primo Museo dell’Immagine, mettendo in comunicazione le arti visive tradizionali con le tecnologie più avanzate e l’arte digitale. Grazie alla collaborazione con Maria Grazia Mattei, fondatrice del MEET di Milano, e il curatore contemporaneo Valentino Catricalà, il progetto del MetaPan ha preso vita attraverso la collaborazione con quattro artisti internazionali. Secondo Trione, «l’esperienza fisica dell’opera è insostituibile, ma va accompagnata e integrata con gli strumenti digitali». L’ambizione è «spingere il museo al di fuori delle proprie pareti», rendendolo una chiave d’accesso all’arte contemporanea, e «accompagnare il pubblico all’utilizzo degli strumenti digitali». A dimostrazione dell’estremo impatto delle nuove tecnologie, anche i musei sono chiamati a cambiare pelle, evolvendosi necessariamente verso una offerta culturale tridimensionale.
L’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito artistico non riguarda solo la fruizione, ma anche la “generazione” di prodotti artistici, che – ci tiene a specificarlo Alfredo Esposito, avvocato che si occupa di nuove tecnologie e difesa d’autore – è molto diversa dalla creazione. «La differenza è di natura biblica», scherza, «creare significa mettere al mondo qualcosa di completamente nuovo, mentre l’Intelligenza Artificiale rimodula dati su cui si allena». Ed è proprio il data training uno degli aspetti più spinosi delle nuove tecnologie, di risonanza internazionale, dato che «è praticamente impossibile implementare le Intelligenze Artificiali senza violare il diritto d’autore», cioè senza che le grandi aziende ottengano quei dati da terze parti, come i contenuti pubblicati sulle piattaforme social, opere d’arte e testuali. Sono numerose, infatti, le cause intentate dai creatori i cui diritti d’autore sono stati violati, con l’obiettivo di ottenere un giusto risarcimento. Secondo l’avvocato, «quando si proverà che tutti sono stati saccheggiati – siti di immagini stock, editoriali, artisti – scoppierà la bolla.»
Le Intelligenze Artificiali Generative stanno diventando uno strumento indispensabile per la produzione artistica di qualsiasi tipo: dall’arte visiva, alla produzione musicale, alla distribuzione disintermediata di opere d’arte sottoforma di NFT. Così, la creatività umana viene completamente ridefinita e con essa la nostra definizione del reale.
Come spiega Esposito, questi strumenti sono tanto innovativi da sollevare una questione etica, oltre che legale: «esiste un parametro etico per valutare il grado di autorialità dell’artista: se l’apporto originale dell’artista è maggiore rispetto alle GenAI, si considera un contenuto protetto dal diritto d’autore.»
L’impatto futuro delle nuove tecnologie è una «rivoluzione globale», che cambia radicalmente il modo di concepire e considerare l’arte: «autori e creator dovranno necessariamente avere a che fare con questi strumenti», che si stanno sviluppando velocemente e che mettono in discussione diverse professionalità artistiche, tanto da necessitare una protezione legale. Per questo motivo, in Europa è in fase di approvazione l’Artificial Intelligence Act, mirato a disciplinare tutti i possibili sviluppi delle nuove tecnologie, tanto sofisticate da minare le basi del reale, e di porre dei limiti. Secondo Esposito, è proprio questo il nocciolo della questione: «per gli artisti, come per gli utenti, la paura principale non è tanto legata alla perdita del diritto artistico, ma la perdita di contatto con la realtà. Rischiamo di dare un nuovo corso alla società senza averne visto gli effetti principali».
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