
C’è questa vecchia storiella — forse l’hai sentita — delle rane nella pentola. Se butti una rana in acqua bollente, salta fuori. Ma se la metti in acqua fredda e accendi il fuoco piano piano, resta lì. Fino a lessarsi viva. Non è importante sapere se sia vero. È importante che ci assomiglia.
Ogni estate, in Campania, l’aria sa di plastica bruciata, di gomma, di rifiuti. Ti svegli con un velo alla gola, ti brucia il naso, ti pizzicano gli occhi. “È un incendio,” ti dicono. “Un altro.” Nessuno è stupito. Nessuno è arrabbiato. È diventata la normalità. Come i palazzi scrostati, il traffico che non scorre, il caffè buono in un bicchiere di carta.
A Caserta, a Napoli, e in ogni provincia abbandonata tra i campi, i palazzi e i capannoni dismessi, viviamo con la puzza dell’inevitabile. I roghi tossici non sono emergenza, sono calendario. Come Ferragosto. Come San Gennaro. “Succede ogni anno.” E così la rana resta nella pentola.
Il problema non è solo il fumo. È l’assuefazione. La rassegnazione. Il silenzio che si fa cemento. Generazioni cresciute con l’odore della diossina nell’aria che non chiedono più spiegazioni. Lo sanno che tanto nessuno risponderà. Nessuno fermerà i camion nella notte. Nessuno andrà a scavare sotto le serre. Nessuno farà il nome giusto.
E nel frattempo i bambini respirano. I polmoni si abituano. I vecchi muoiono troppo presto e i giovani si rassegnano troppo in fretta. Ma il punto è questo: siamo ancora vivi. Non siamo bolliti del tutto.
E allora basta. Basta con la favola che “tanto è sempre stato così”. Basta con i sindaci che si lavano le mani, con le promesse senza mezzi, con gli slogan da campagna elettorale e le conferenze stampa in giacca chiara mentre intorno brucia l’inferno. Basta con chi dice “non si può fare niente”. Perché si può. Ma bisogna volerlo.
Le rane non saltano più. Ma noi? Noi possiamo ancora saltare fuori. O decidiamo di reagire ora, oppure saremo solo l’ennesima cronaca da ignorare. Un’altra estate bollente. Un altro fumo nero. Un altro “purtroppo”. E poi il silenzio. Di nuovo.
Finché sarà troppo tardi per uscire dalla pentola.
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