
Si è dato già spazio sul nostro Magazine, proprio in questo mese, al rapporto sempre più assiduo tra “estetica” e “consumo”, specchio di una società che non ha più tempo né voglia di una bellezza che sia fine a sé stessa, o che tenda magari a spiegare il funzionamento dell’animo umano, ma che sia invece devota unicamente al mercato.
Già dai media più tradizionali era solita la raffigurazione di una estetica ideale, maschile e femminile. È però con l’avvento dei social che questo fenomeno è andato a legarsi alla produzione di dati che codifichino, attraverso degli algoritmi, i gusti degli utenti. Una sorta di aiuto vicendevole: i contenuti social aiutano alla formazione di un idealtipo di estetica, e le interazioni degli utenti ai contenuti aiutano alla promozione di quell’idealtipo.
Con il termine algoritmo dei social si intende una serie di regole matematiche, applicate alle reti di social network, in grado di mostrare al pubblico dei risultati in linea con i loro interessi. Semplificando, se guardo determinati contenuti, li commento o metto mi piace, l’algoritmo mi proporrà contenuti simili.
Per capire come funziona e che ruolo può avere un algoritmo nel 2024, ci siamo rivolti al dott. Elio Masciari, Professore di sistemi di elaborazione delle informazioni presso l’Università Federico II di Napoli.
«Gli algoritmi partono dall’analisi e dalla profilazione degli utenti, se ci fa caso ogni volta che usufruiamo di un servizio ormai ci chiedono il consenso all’utilizzo dei nostri dati» esordisce il prof. Masciari, che ci spiega poi il cambiamento radicale che ha subito il ruolo degli algoritmi a conseguenza della loro evoluzione e crescente sofisticatezza: «Tutte le aziende ne fanno uso. L’utilizzo così proficuo degli algoritmi oggigiorno è dovuto al cambiamento che hanno portato nel modo di operare. Una volta si ragionava in maniera deduttiva, anche negli algoritmi. Si cercava di dimostrare una legge che avevo in testa; invece oggi è al contrario, guardo il dato e formulo una legge. Una legge non scritta sulla pietra, ma molto suscettibile a variazioni».
Venendo poi all’influenza che possono avere queste regole matematiche sui nostri canoni estetici il professore è molto chiaro: «L’estetica è uno dei valori più personali, più difficili da influenzare. In questo senso, l’influenza dell’algoritmo non è negativa, del tipo “ti piace una cosa? te ne faccio piacere un’altra” ma dedita piuttosto al rafforzamento della tua convinzione». Non si tratta dunque di plasmare a proprio piacimento lo standard estetico di un utente, quanto piuttosto sulla ricerca di un’espansione a larga scala di uno standard già insinuato nella maggioranza, che è interesse delle aziende che sia pervaso in sempre più persone, per rafforzare tale standard e facilitare il consumo di determinati prodotti. L’esempio più emblematico che ci propone il prof. è quello di Shein: «Shein ha un algoritmo che guarda tutti i capi di tendenza nei Tik Tok e nei reel e poi produce capi che ricalcano quella tendenza». Facile arrivare alla conclusione che un sistema così composto sia svilente per la diversità, l’unicità e la ricchezza di un individuo, agevole preda di una omologazione di massa. Ed infatti anche il professor Masciari arriva alla nostra stessa conclusione.
Chissà se è asfissiante per voi quanto lo è per l’autore di questo articolo mentre scrive, pensare che ogni nostra azione della nostra routine quotidiana sui social è funzionale al rafforzamento di uno standard che ci ingabbierà in un’unica Marcusiana dimensione di estetica.
È ormai diventata una consapevolezza acquisita, e lasciata inosservata, il fatto che la nostra mente sia monitorata quotidianamente da piattaforme social in mano a privati che determinano il tuo standard di bellezza, e lo conferiscono alle grandi multinazionali, che lo useranno per capire cosa vuole la maggioranza, per propinarglielo a più non posso nella speranza che quella maggioranza si imponga sempre più come tale, fino al termine di un circolo vizioso finalizzato a renderci tutti identici. Alcuni caratteri dell’estetica umana, come la sua poliedricità, il suo eclettismo, le sue diverse declinazioni, rischiano di svilirsi nell’epoca social. Resta da capire se è ciò che davvero l’uomo del terzo millennio vuole fare dei suoi valori, ovvero svenderli ad una funzione matematica
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