
Dopo il successo di “Come nuvole di cotone”, romanzo che vede protagonista un diciassettenne con una disabilità, Antonella Carta torna in libreria con il nuovo romanzo “Come una pianta che spacca il cemento” (Mursia ed.). Un romanzo scorrevole, leggero ma allo stesso tempo forte e profondo, capace di catapultare il lettore nel mondo degli adolescenti. Quel mondo fatto di prime paure, difficoltà, scontri con i pregiudizi della gente.
Antonella ci porta nei pensieri di ogni ragazzino che attraversa quella fase di vita, con una nuova storia ricca di emozioni. Cammini di vita che s’intrecciano al filo conduttore di un sentimento che cerca la propria strada: i risvolti dell’amore estremo di una madre, ma anche di una donna che si rivela tutt’altro da ciò che appariva, il coraggio di lottare per poter essere autentici e la paura di crescere senza più fingere. Ma soprattutto l’amore tra il Capitano e Chiara: un sentimento puro, vissuto con incoscienza, capace di superare ogni ostacolo. Andando oltre una società convinta che il loro amore non potrà mai essere consolidato soltanto perché, a detta loro, avere dei “limiti fisici” sta a significare rinunciare a quel tipo di felicità.
Abbiamo intervistato così Antonella, scrittrice e insegnante di Lettere in un liceo a Catania. Pagine che regalano positività, speranza. Quella speranza che lascia libera la strada dell’amore, senza porsi mai limiti, ridendo in faccia ai pregiudizi.
«Questo secondo romanzo segue il primo, “Come nuvole di cotone”, sempre edito da Mursia, che è stato adottato da tante classi per la narrativa o l’educazione civica. Negli incontri che ho poi avuto con le classi che lo avevano letto, è spesso emersa la richiesta di poter leggere il seguito della storia. Quindi “Come una pianta che spacca il cemento” nasce da questo input che è venuto dai giovani lettori ma non solo. I due romanzi sono comunque strutturati in modo che si possano leggere autonomamente, tanto che chi non ha ancora letto il primo può tranquillamente iniziare dal secondo. Quanto al titolo, non posso svelare tanto, perché è un dettaglio importante che emerge proprio dalla lettura, ma sicuramente fa riferimento alla capacità di non arrendersi, anche davanti agli ostacoli più duri, anche quando sembra che le forze non possano bastare».
«Chiara era già un personaggio centrale del primo romanzo, in cui il narratore è il Capitano, un ragazzo di 17 anni con un’importante disabilità. In “Come una pianta che spacca il cemento” ho scelto di proporre le vicende attraverso la prospettiva femminile. Non solo quella di Chiara, ma anche quella dei tanti personaggi femminili le cui storie, dai toni molteplici e variegati, si intrecciano alla trama principale. Credo ci sia tanto da imparare sull’essere umano, e tanto dall’essere umano stesso. Le donne di cui si parla in questo romanzo offrono uno spaccato su alcune tematiche, anche fortemente attuali, delle quali a mio parere è necessario non smettere di occuparsi, con la speranza di poter creare nel tempo un mondo in cui brutalità e indifferenza non siano più tollerate».
«Chiara è un’antieroina, una ragazza che la vita ha costretto ad essere forte ma che ha dentro di sé delle fragilità importanti, contro le quali non sempre sa lottare. Il suo punto di forza è ammettere i propri limiti, almeno il più delle volte, e accoglierli come parti di sé, spesso con tanta autoironia. In lei ci sono diversi aspetti che mi ricordano me alla sua età e anche alcuni piccoli episodi di cui è protagonista fanno parte del mio personale vissuto. Anche in altri personaggi comunque c’è qualche aspetto di me o di persone che ho incontrato nel mio cammino e che mi sono rimaste dentro, a volte anche solo per un dettaglio, ma significativo».
«Il Capitano e Chiara si sono amati senza dirselo per anni, mascherando questo sentimento sotto il mantello di un’amicizia esclusiva. In “Come una pianta che spacca il cemento” ho voluto dare loro la possibilità di dare forma a questo loro amore. Ma qualcosa accade all’inizio del romanzo, qualcosa di grave per cui rischiano di non potere più stare insieme. Ovviamente non vi rivelerò se saranno in grado di farsi beffe di questo importante ostacolo iniziale; quello che posso dire è che la loro continua ad essere una battaglia pacifica, ma non per questo meno determinata, contro i troppi pregiudizi di una società nella migliore delle ipotesi distratta e disorientata».
«Certamente. Come anche in “Come nuvole di cotone”, alla tematica della disabilità si associa quella dell’adolescenza, con le luci e le ombre del processo di crescita, per cui in entrambi c’è qualcosa del romanzo di formazione. In “Come una pianta che spacca il cemento” i protagonisti sono cresciuti, si affacciano al mondo dell’università e, come accennato in precedenza, si aggiunge un’attenzione particolare per le sfumature dell’animo femminile. Centrale è anche il ruolo della famiglia e in particolare di Tullio, fratello del Capitano. Tutte le tematiche afferiscono al tema dell’amore, inteso in vari modi, dall’amore di sé all’abnegazione per il bene dell’altro».
«Me ne viene in mente più di una, ma forse mi fermerei su quella che compare in quarta di copertina: L’oltre è stato superato in un modo che non mi aspettavo… eppure sono felice. È tutto fuori norma, meravigliosamente fuori contesto. L’ho scelta perché quasi sempre si pensa all’imprevisto come a qualcosa di negativo e si tende a sentirsi sereni solo se ogni cosa è incasellata in modo ordinato lì dove doveva andare. Invece l’imprevisto può anche essere positivo, quel quid che non ci si aspetta e che modifica al meglio la direzione della nostra vita portandoci dove non avremmo pensato di arrivare, dove non avremmo pensato di potere e volere arrivare. Ma poi scopriamo che il nostro posto è proprio quello. E ne siamo felici».
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