
Ogni estate, tra le province di Napoli e Caserta, si ripete lo stesso copione: fiamme nei campi, rifiuti incendiati e aria irrespirabile. E le persone, ancora una volta, respirano veleno. Castel Volturno è di nuovo al centro dell’emergenza. Nel mese di luglio si sono registrati decine di incendi, molti dei quali di chiara origine dolosa. «Abbiamo vissuto un inferno di fuoco» racconta Mario La Rovere, coordinatore della Protezione Civile di Castel Volturno. Un incendio serio è partito da un appartamento di via Brunelleschi, poi a cateno hanno iniziato a propagarsi in varie zone della città: da via Mezzagni a Bagnara, passando per via Macedonia e le aree vicine al cimitero. «Ogni giorno combattiamo contro sterpaglie, rifiuti abbandonati e pneumatici dati alle fiamme» spiega La Rovere. «Siamo ancora all’inizio della stagione calda e con agosto la situazione rischia di peggiorare. Il territorio è ampio e spesso difficile da controllare, ma collaboriamo con vigili del fuoco e volontari per contenere i danni». Il problema non è solo ambientale: il fumo tossico prodotto dai roghi mette a rischio la salute di migliaia di residenti. Nel territorio della cosiddetta Terra dei Fuochi, che comprende 32 comuni della provincia di Napoli e 23 di Caserta, i dati mostrano un tasso di mortalità per tumori superiore del 10% rispetto alla media nazionale. In particolare, sono allarmanti i numeri relativi ai tumori pediatrici: nella provincia di Caserta, ad esempio, si registra un incremento del 89% dei tumori del sistema nervoso centrale tra i bambini rispetto alle medie nazionali. «Il fumo si sente distintamente anche dentro le case, soprattutto nelle ore serali – sottolinea il coordinatore – ma è difficile individuare sempre con precisione l’origine delle fiamme. I cittadini chiamano, ma spesso non bastano né i mezzi né il personale per intervenire rapidamente».
Ogni anno riprende l’emergenza roghi, in particolare nelle aree periferiche e agricole, mentre le istituzioni sembrano rincorrere un fenomeno che invece richiederebbe visione, coordinamento e continuità. Valerio Boccone, ex dirigente all’Ambiente del Comune di Castel Volturno dal 2016 al 2019, oggi tecnico e attivista ambientale, con il quale abbiamo ricostruito quanto era stato fatto in passato, poi lasciato cadere negli anni. Il Comune provò a costruire un modello di prevenzione e contrasto sistemico al fenomeno dei roghi anche se la problematica va ben oltre il nostro territorio.
«Quando si parla di roghi, bisogna partire da un fatto: non è un problema solo di Castel Volturno, ma un fenomeno sovracomunale e complesso, che tocca l’intera Terra dei Fuochi. Questo è il punto da cui partire – spiega Boccone – e che giustifica la cabina di regia presso la Prefettura. Ma negli anni, questo coordinamento si è allentato, e oggi paghiamo quella disattenzione». Il problema non è solo nei cumuli che bruciano, ma nella filiera dei rifiuti, speciali e non, che alimenta gli abbandoni: «Mancano centri di raccolta per inerti, guaine, rifiuti speciali in piccole quantità, accessibili e gratuiti per i cittadini. E soprattutto mancano linee guida regionali chiare su come gestire i terreni, i canali, le aree pubbliche o semi-pubbliche».
Tra il 2016 e il 2019, Boccone avviò diverse best practices: non solo repressione con l’impiego dei militari nei punti sensibili, ma anche prevenzione, pulizia, vigilanza, accordi con enti esterni. «Facemmo un accordo con il Consorzio di Bonifica per la pulizia del canale occidentale, proprio quello andato a fuoco pochi giorni fa. Il Comune si impegnava a ritirare i rifiuti, il Consorzio a rimuoverli, funzionava». Fu anche creato il nucleo “NOVA”, tre agenti della polizia municipale dedicati stabilmente ai controlli ambientali. Ma col tempo, spiega l’ex dirigente, si è mollata la presa: «Le convenzioni sono state abbandonate, il monitoraggio dei canali si è interrotto, la collaborazione con la Forestale si è indebolita».
Secondo Boccone, molti degli strumenti per intervenire non richiedevano nemmeno risorse straordinarie. «Avevamo proposto una lista di dieci azioni gratuite che ogni Comune della Terra dei Fuochi poteva adottare senza impegnare il bilancio, ma nessuno lo ha fatto. E anche le cose più ovvie, come la localizzazione strategica delle isole ecologiche, sono state travisate». Due le isole ecologiche realizzate, scelte sulla base di uno studio specifico delle zone più colpite dai roghi: Via dei Diavoli, ad esempio, era uno dei punti con più incendi. Lì siamo intervenuti casa per casa, distribuendo materiale informativo, facendo mappatura e sensibilizzazione. Oggi quell’area è pulita, ma solo perché all’epoca si è agito in modo scientifico e coordinato».
«Il vero dramma è che in Campania si parla solo di emergenze, mai di prevenzione strutturata», denuncia Boccone. In assenza di una strategia duratura, i roghi si ripresentano puntuali ogni estate, mentre i terreni incolti e i canali diventano ricettacoli di rifiuti. «Non è normale che i Comuni non abbiano un catasto aggiornato delle aree verdi o che non ci siano linee guida regionali per la gestione del verde abbandonato». Secondo l’ex dirigente, la soluzione non sta nelle sole fototrappole o nei proclami dopo l’ennesimo incendio, ma in un’azione costante: «Ogni ente – Regione, Comuni, Consorzi, Forestale – deve sapere cosa deve fare e quando. Altrimenti continueremo a rincorrere i fumi, senza mai spegnere le cause». Un richiamo forte alla responsabilità politica, ma anche alla volontà concreta di tornare a investire nel territorio, ascoltando chi ha lavorato sul campo con risultati tangibili, prima che tutto fosse lasciato andare.
Oltre all’ambiente, è la salute pubblica a essere in pericolo, Boccone è chiaro: «I tumori connessi alla bioaccumulazione di agenti inquinanti sono altissimi nella nostra zona: fegato, pancreas, intestino, polmoni, è scientificamente provato, ma nessuno monitora più». E aggiunge: «Abbiamo chiesto la certificazione della salubrità dei prodotti agricoli, l’istituzione di un bollino verde per le aziende virtuose, nulla. Abbiamo chiesto un monumento per le vittime dell’ecomafia: ignorati. Abbiamo provato a organizzare convegni, coinvolgere i ministeri. Nessuno è mai venuto a Castel Volturno a prendersi una responsabilità vera». «Tutto questo – conclude Boccone – si può fare. Io non accetto più compromessi o silenzi. In quegli anni il numero di roghi era calato perché c’erano azioni coordinate, concrete e continue. Oggi bisogna ripartire da lì, dalla competenza, dalla perseveranza e da una vera filiera istituzionale».
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