
Non sono lontanissimi cronologicamente i tempi in cui Silvio Berlusconi, storico leader di Forza Italia, si “batteva” contro Romano Prodi in diretta nazionale su Rai 1 prima delle elezioni politiche. Parliamo del 2006 e del confronto moderato dall’allora più giovane Bruno Vespa, un faccia a faccia passato alla storia per l’accesso duello tra i due contendenti alla carica di presidente del Consiglio e per la proposta finale del Cavaliere di abolizione dell’Ici sulla prima casa di proprietà. Da una parte il centro-destra, dall’altra il centro-sinistra, con posizione ben radicate e definite, forse ancora simboleggianti la vecchia distinzione ideologica tra le due correnti. Quella sfida dei primi anni 2000 risulta però remota se pensiamo alle linee e alle uscite più recenti del partito azzurro, sopravvissuto alla morte del suo fondatore e oggi capitanato da Antonio Tajani, Ministro degli affari esteri nel governo targato Meloni. Proprio l’odierno capo di Forza Italia è intervenuto sulla questione cittadinanza, riaprendo un dibattito quasi decennale sulla rivisitazione della legge approvata nel 1992 e aprendo le porte di una parte della maggioranza allo Ius scholae.
L’ultima legge sulla cittadinanza approvata in Italia è ormai “anziana” ed avrebbe bisogno di modifiche: essa risale a più di trent’anni fa, entrata in vigore poco tempo dopo la caduta del Muro di Berlino. Altri tempi, altri mondi, altre dinamiche, valide tuttavia ancora oggi, le quali prevedono il principio dello Ius sanguinis, che permette di ottenere la cittadinanza per discendenza o filiazione. Questo procedimento fa sì che individui mai vissuti nella penisola ed aventi un parente (anche lontano) italiano, possano effettuare la richiesta per diventare cittadini italiani. Le seguenti domande sono dunque legittime: come può un soggetto che mai ha messo piede in Italia, nemmeno per trascorrere le vacanze, avere un così alto potere decisionale come il diritto di voto? Non sarebbero “più italiane” le persone che non possiedono la cittadinanza ma che vivono e che hanno a che fare quotidianamente con problemi ed avvenimenti del nostro paese?
È da quesiti del genere che da tempo si è messa in moto la macchina governativa per cercare di rivedere alcuni aspetti della legge del 1992. Sul piatto della bilancia sono stati posti più volte Ius soli e Ius scholae: secondo il primo, per accedere alla cittadinanza l’unico requisito da soddisfare è la nascita in Italia; per il secondo, invece, è necessario concludere un percorso di studi per arrivare ad averla. C’è una differenza abissale tra i due, in quanto con lo Ius soli chiunque potrebbe dirsi italiano, anche passando soltanto 24 ore (quelle della nascita) nella terra del tricolore, mentre con lo Ius scholae ci sarebbe un percorso di crescita che abituerebbe forse meglio il richiedente ad usi e costumi nostrani.
Qual è la posizione dei partiti politici in merito alle due misure? L’opposizione, con Pd e Movimento 5 Stelle in prima linea, spinge per l’approvazione diretta dello Ius soli attraverso mozioni e proposte di legge ad hoc, come quella presentata dal responsabile dem per lo sport Mauro Berruto. Idea che non piace affatto all’intera maggioranza del governo Meloni, spaccatasi però sullo Ius scholae con Lega da una parte (contraria), Forza Italia dall’altra (favorevole) e Fratelli d’Italia chiamata al più presto a prendere posizione. Al momento il premier italiano non si è ancora espresso sulla faccenda e sembra aver preso del tempo per decidere il da farsi. Qualunque scelta non accontenterà una delle frazioni dei suoi alleati, i quali si sono anche pizzicati sui social: il Carroccio ha infatti pubblicato un’immagine sui suoi canali dove compaiono insieme i volti della segretaria del Pd Elly Schlein e di Antonio Tajani, un post che riprende il titolo di un pezzo de La Repubblica (“Il Pd rilancia lo Ius soli. Si apre un varco a destra”) e che ribadisce la posizione del partito guidato da Matteo Salvini, a cui hanno preso risposto gli azzurri, con il portavoce Nevi che ha espresso chiaramente che “i post contro gli alleati non ci piacciono“.
Aria tesa dunque tra le fila dell’esecutivo. A prescindere dalle differenti opinioni che i lettori possano avere su Ius soli e Ius scholae e su quale sia effettivamente la misura migliore da attuare, non si può negare il fatto che Forza Italia stia cambiando e sia un partito in ascesa, inaspettatamente. L’opinione pubblica lo dava per morto dopo il decesso del suo fondatore, e invece si è reso protagonista di una sorta di rinascita, testimoniata anche dal sorpasso avvenuto proprio sulla Lega alle ultime elezioni europee. Se Berlusconi, durante la sfida con Prodi menzionata all’inizio dell’articolo, aveva affermato più volte di essere l’esatto opposto di tutto quello che significava “essere di sinistra”, oggi Forza Italia, almeno in alcuni casi, gli strizza addirittura l’occhio.
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