
Le infinite vie di Alfonso Gatto prendono forma attraverso nuovi studi e riflessioni grazie al ciclo di seminari “Con parole nuove”.
A marzo 20214, presso l’Università degli Studi di Salerno in collaborazione con la Fondazione Alfonso Gatto e il Centro interdipartimentale Alfonso Gatto, vi sono stati quattro appuntamenti culturali aperti al pubblico. La figura del poeta salernitano è approfondita con nuovi percorsi di lettura intrecciandosi tra infanzia, nostalgia, architettura, cinema e poesia. Il progetto è stato inaugurato il primo marzo con il contributo “Tutto di noi gran tempo ebbe la morte. Lettura tematica e stilistica della poesia di Alfonso Gatto” della professoressa Federica Mariani. Il comitato scientifico vede i professori Vincenzo Salerno, Carlo Santoli, Rosa Giulio e il direttore della Fondazione Filippo Trotta come organizzatori e promulgatori dell’iniziativa.
I seminari hanno richiamato, nella sede dell’ateneo salernitano, accademici e relatori provenienti da diverse parti dell’Italia e anche dalla Francia. L’8 marzo, infatti, a dare inizio al secondo incontro, è stata Morgane Crotti (dottoranda in Études italiennes presso l’università Paul Valery di Montpellier) con il contributo “Il ritorno dell’infanzia: metamorfosi dell’acqua nella poesia di Alfonso Gatto”. Il suo intervento si focalizza sull’analisi dell’elemento “acqua” nella poesia gattiana, rappresentazione della propria infanzia salernitana e della sua terra d’origine (il mare come emblema della nostalgia del tempo passato). La pedagogista Alessandra Mazzini ha approfondito con il suo intervento il forte legame del poeta Gatto e la letteratura per l’infanzia. Negli anni della «fase politica» e poi resistenziale del poeta, i bambini diventano protagonisti dell’impegno civile di Gatto attraverso filastrocche a loro dedicate con un forte intento antifascista.
Il sigaro di fuoco (1945) e Il Vaporetto (1963) mostrano come l’infanzia non sia una semplice tappa anagrafica, ma una categoria dello spirito poiché ogni adulto è stato bambino e quel bambino resterà dentro di lui. Bisogna partire dal bambino se si vuole riformare la società.
L’ultimo intervento, “Tecniche cinematografiche nella poesia di Alfonso Gatto” a cura dell’intellettuale Luigi Ernesto Arrigoni, indaga il rapporto del poeta con il cinema. Gatto è sempre stato affascinato dalla settima arte tanto da aver avuto anche qualche ruolo di attore (si ricorda Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, 1964) e un recensor. Arrigoni esamina, in particolare, la poesia Romanzo 1917 (contenuta in Nuove poesie) mostrando le analogie con la regia di Orson Welles che, con Quarto potere nel ’41, scardinò la grammatica e la narrativa cinematografica con l’uso di flashback e particolari movimenti di macchina. Oltre alle recensioni gattiane (come quella su The Hurricane di Ford), il poeta ha dedicato delle poesie a importanti personaggi dell’immaginario cinematografico quali Charlot (il vagabondo creato e interpretato da Charlie Chaplin) e Ollio (protagonista del duo comico Stanlio e Ollio, ossia Stan Laurel e Oliver Hardy). I
l 15 marzo, sempre grazie al progetto “Con parole nuove”, il seminario è stato incentrato sul rapporto del poeta Alfonso Gatto con l’architettura, curato dall’architetto Hosea Scelza. L’ultimo appuntamento si terrà il 19 aprile e avrà come ospite il professore Massimo Cerulo che si occuperà di un aspetto ancora nuovo della poesia gattiana con l’intervento Gatto e il ciclismo. La poesia in bicicletta.
di Antonia Erica Palumbo
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