
Negli scorsi mesi studenti di tutto il mondo hanno protestato per chiedere alle proprie università di schierarsi nel conflitto a Gaza tra Israele e Palestina, tramite un “cessate il fuoco” e la rescissione degli accordi con gli atenei israeliani. Si è unito il 27 maggio l’ateneo partenopeo: la Federico II chiede il cessate il fuoco.
Parte tutto l’8 aprile, quando il collettivo autorganizzato universitario (CAU), l’ex OPG Je so’ Pazzo, ecologia politica Napoli, la rete Studentesca per la Palestina hanno occupato il rettorato della Federico II di Napoli alla sede centrale di corso Umberto I. Successivamente ottennero un incontro con il rettore in aula Conforti, nella sede di Giurisprudenza a via Porta di Massa, dove si discusse a lungo sul conflitto e dove si ottenne una grandissima partecipazione studentesca. Lorito, dunque, affermò di essere in parte d’accordo con gli studenti e di volerne parlare nel successivo senato accademico del 24 aprile.
Le richieste degli studenti erano chiare: una presa di posizione della Federico II circa gli avvenimenti in medio oriente e la rescissione degli accordi MedOr, degli accordi tra l’ateneo partenopeo, assieme ad altri atenei italiani, con atenei israeliani. Dunque, per raggiungere tale obiettivo, si istituì un tavolo di discussione tra i rappresentanti dell’occupazione e delle varie manifestazioni e la componente studentesca più numerosa in Senato accademico, ovvero confederazione degli studenti.
Sebbene il tavolo fosse stato istituito, fu rinviato in varie occasioni e, dunque, le stesse organizzazioni dell’occupazione, come CAU, e le altre facenti parte della rete studentesca per la Palestina, ma anche SCR, decisero di “tendizzare” i giardini di Porta di Massa. Seguendo l’esempio delle università americane, le organizzazioni protestavano per la rescissione degli accordi.
Dopo tutti questi avvenimenti, viene indetto un Senato accademico straordinario previsto il 27 maggio. In questa occasione, quindi, i membri del Senato all’unanimità hanno approvato un documento dove si condannano sia gli attacchi di Hamas del 7 ottobre sia la reazione di Israele: «Il brutale attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha causato la morte di 1200 civili, in gran parte giovani, donne e bambini, e il rapimento di oltre 250 israeliani, la gran parte dei quali, ormai, debbono annoverarsi tra le vittime. Un orrore! Il governo israeliano ha però risposto con una ancor più brutale serie di interventi armati e di bombardamenti a Gaza e in ampie zone della Cisgiordania che hanno prodotto, ad oggi, oltre 35.000 morti e quasi 74.000 feriti».
Dunque, dopo mesi di conflitto, la Federico II chiede il cessate il fuoco: «L’Ateneo si impegna a favore dell’immediato cessate il fuoco nella striscia di Gaza e nei territori occupati e a sostegno di iniziative politiche e culturali di pace e di dialogo tra i popoli». Tuttavia, è stato rifiutato un secondo documento presentato dalla rete studentesca che prevedeva la rescissione degli accordi tra università e il riconoscimento del conflitto come “genocidio”.
Perciò, non vengono sciolti gli accordi tra università italiane (e partenopee) e atenei israeliani. Tuttavia, la Federico II si schiera «a favore dell’attivazione di accordi bilaterali con le università palestinesi in modo da poter sostenere percorsi di studio di studentesse e studenti palestinesi anche tramite l’erogazione di borse di studio e corsi di didattica in remoto». Dunque, si tratta di un atteggiamento temporeggiatore e poco risolutivo.
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