
Lo scorso 24 Febbraio 2026, la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha bocciato la proposta di legge presentata dalle opposizioni che prevedeva un congedo parentale paritario. Tutti i partiti dell’opposizione erano ben compatti: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa.
Gli articoli riguardavano nello specifico un aumento del congedo paternità, retribuito e non trasferibile alla madre, al posto dei 10 giorni presenti attualmente. In particolare, ci sarebbero stati 5 mesi di permesso per ciascun genitore e, altra grande differenza, la retribuzione sarebbe stata del 100%.Questo modello avrebbe aiutato a scardinare ulteriormente l’idea della cura dei figli come prerogativa esclusiva alla madre. Distribuendo i compiti tra i due genitori in maniera più equa.
Attualmente, invece, per le madri è prevista la copertura monetaria dell’80% sui 5 mesi (al contrario, nei contratti collettivi nazionali, spesso è estesa al 100%). Per i padri, il cui congedo consiste solo di 10 giorni, è garantita la paga completa. Infine, esiste anche un congedo parentale paritario che prevede 10 mesi, ma questo è solo facoltativo, e viene retribuito del 30% o 80%.
La legge avrebbe invece portato ad un congedo parentale finalmente paritario. Inoltre, tutto ciò sarebbe stato allargato anche ai lavoratori autonomi, come le madri professioniste.
La Ragioneria Generale dello Stato ha però ritenuto impossibile l’avanzamento di questa legge, in quanto le coperture economiche sono insufficienti. Le stime infatti rivelano che la legge avrebbe portato una spesa di 3,7 miliardi nel 2026. Questa sarebbe poi aumentata fino ad arrivare a 4,5-4,6 miliardi annui dal 2035. In generale, una somma considerevole, se rapportata ai 22 miliardi complessivi definiti nell’ultima legge di bilancio.
Eppure, come fa notare anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, sono stati trovati i soldi per costruire i centri anti immigrazione in Albania. Marta Schifone, deputata di Fratelli d’Italia, difende il suo operato e quello del governo, adducendo una difesa totale in prima linea della “famiglia”. Le opposizioni hanno poi sperato e, quindi, richiesto un rinvio della votazione, così da poter modificare le coperture finanziarie. Ma la maggioranza ha respinto ciò.
Questa è stata l’ennesima prova di quanto sia facile, solo a parole, ergersi a “difensori della famiglia”: aspettiamoci un’Italia con un tasso di natalità ancora in fase calante.
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